Ciuccio

Pubblicato Lunedì 15 Novembre 2010 da Giorgia Cozza
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0 - 3 Anni 
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Il ciuccio. Ecco un accessorio che nell'immaginario comune è strettamente legato all'idea di bebè. In commercio ce ne sono di mille fogge, modelli e colori e spesso, quando si è in attesa del primo bimbo, lo si ritiene un acquisto indispensabile.
In realtà, se la mamma allatta, il bimbo non ha bisogno di un succhiotto, poiché al seno materno soddisfa nel modo 'pensato' dalla natura stessa, ogni suo bisogno di suzione nutritiva e non.

Detto questo, ogni famiglia deciderà se offrire o meno questo accessorio al proprio bambino e quando. Vale però la pena ricordare che se ciuccio dev’essere, meglio sarebbe attendere che l’allattamento sia ben avviato, prima di proporlo al bebè.
Questo perchè il ciuccio, se utilizzato nelle primissime settimane di vita, può interferire negativamente con la buona riuscita dell’allattamento stesso. Vediamo come.< La produzione di latte si basa su un meccanismo di domanda e offerta: più il bimbo succhia e più il seno produce.

Un piccino di poche settimane può cercare il seno molto spesso, per fame, per sete, perchè ha bisogno di contatto o consolazione. A volte può avere voglia di succhiare solo per qualche minuto per trovare conforto a qualche piccolo disagio o semplicemente per assaporare il caldo abbraccio della mamma o, ancora, per sprofondare dolcemente nel sonno. Anche queste brevi “ciucciate”, stimolano il seno e mantengono ‘alta’ la produzione, oltre a contribuire nell’arco delle 24 ore ad assicurare un adeguato apporto di latte al bambino.

Se però il neonato distanzia le poppate e trascorre meno tempo al seno perché si è consolato succhiando il ciuccio si crea un’interferenza con il fisiologico meccanismo di domanda e offerta che regola la produzione. Questa interferenza può impedire al neonato di assumere la giusta quantità di latte e la minor richiesta può portare una diminuzione della produzione e/o contribuire al verificarsi di un ingorgo mammario, poiché il seno non viene drenato con adeguata frequenza.
Non solo. La suzione diversa (quando succhia il ciuccio il bebè posiziona lingua e labbra in modo differente rispetto a quando poppa al seno) potrebbe interferire con il corretto attacco al seno, con il rischio che si formino delle lesioni del capezzolo – le temute ragadi – che possono rendere la poppata molto dolorosa!

A questo proposito la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ribadisce che il ciuccio – pur potendo essere comodo per ridurre l’ansia materna dei primi giorni di vita -, può interferire con l’allattamento naturale riducendo il tempo speso dal bambino al seno e interferendo con la tecnica di suzione.
Insomma, diciamo che il suggerimento di buon senso è quello di evitare l’uso del ciuccio nelle prime settimane di vita del bebè. E dopo? Dopo ogni famiglia valuterà se offrirlo o no al proprio bimbo. Ricordando che, se si abitua il piccolo ad usarlo, quando sarà diventato grandicello, ci vorrà un po’ di pazienza perchè abbandoni questa abitudine (d’altronde siamo noi a proporglielo, non possiamo poi lamentarci se al piccolo risulta difficile privarsene).

Diverso è il discorso se il bambino non viene allattato, ma nutrito con il biberon. Poiché non può soddisfare il suo naturale bisogno di suzione al biberon (che a differenza del seno non può essere offerto a richiesta, senza problemi di orari o pause tra un pasto e l’altro), il ciuccio potrebbe rappresentare la risposta a questo bisogno. Anche qui, naturalmente, è una risposta, ma non l’unica. Ci sono bimbi che ciucciano il fazzoletto, altri trovano il dito, ogni piccolo è diverso, soluzioni valide per tutti a priori non ce ne sono…
Il suggerimento è sempre quello di guardare al proprio bambino e trovare le risposte “giuste” per lui e per la propria famiglia!

Giorgia

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