Educare i figli: La comunicazione in famiglia
Quando la vita in famiglia scorre relativamente tranquilla e né i genitori né i figli dimostrano disagi, preoccupazioni, problemi o bisogni particolari gli uni rispetto agli altri, quando cioè siamo in quell’area che abbiamo definito “non problematica”, è il momento di utilizzare una serie di comunicazioni che facilitino la conoscenza e la comprensione reciproca, la mutua considerazione e il rispetto vicendevole, favorendo una relazione sana e gratificante per tutti.
Gordon chiama questo tipo di comunicazione “autorivelazione” in quanto la persona che comunica fa sapere qualcosa di sé.
Requisito essenziale per poter comunicare in questo modo, è essere in contatto con se stessi: sapere quanto si sta vivendo e provando, o quali sono i nostri bisogni del momento. È l’abilità che Rogers chiama “congruenza”.
Non è semplice nel tempo in cui viviamo, in quanto la nostra vita frenetica ci concede raramente di fermarci quel minimo tempo necessario per ascoltarci oltre che per agire, ma riuscire ad ascoltare noi stessi è sicuramente un indicatore di benessere anche per noi, oltre che per comunicare con gli altri.
Un’autorivelazione è un messaggio che descrive la persona che parla, è un’espressione dei sentimenti e dell’ esperienza di chi comunica. Non contiene valutazioni, giudizi o interpretazioni su altri, è un messaggio esclusivamente centrato sull’emittente. È autentico, sincero e congruente. Permette al ricevente di conoscere qualcosa sulla persona che parla.
Gordon classifica questi messaggi in tre categorie:
• positivi
• dichiarativi
• preventivi
Un messaggio positivo può contribuire a rafforzare il rapporto. Comunica sentimenti positivi o descrive gli effetti positivi che il comportamento di un’altra persona ha su di noi. Classico il “ti voglio bene” che spesso ci si dimentica di dire o non si ritiene necessario dire. Può comunque essere espresso qualsiasi sentimento, emozione o sensazione positiva che si provi in un dato momento rispetto all’altra persona. Esprimere i sentimenti dà fiducia a chi li esprime e fa sentire considerato, amato e riconosciuto chi li riceve.
Gordon distingue fra messaggi in una, due o tre parti. L’espressione del sentimento infatti può essere accompagnata anche dal fatto che lo ha causato: “Sono contento del tuo risultato nell’esame di ieri” (due parti) o ancora dall’effetto che ha provocato: “Mi ha fatto piacere che tu mi abbia aiutata in cucina; così ho finito più in fretta”. (tre parti: sentimento, comportamento, conseguenza).
I messaggi dichiarativi esprimono sentimenti, opinioni, convinzioni: “sono felicissimo, oggi mi sento veramente attivo, non mi piace questa musica, le notizie che ho ricevuto sono sconfortanti, penso che l’istruzione sia importante, mi piace quando ci troviamo a fare una partita insieme, credo che fumare faccia veramente male….”
I messaggi preventivi rendono partecipi dei nostri bisogni futuri, mettendo gli altri nella condizione di collaborare o non ostacolare il soddisfacimento del nostro bisogno: “domani mi serve l’auto, domenica ho bisogno di riposo, stasera mi piacerebbe uscire, ecc.”
Tutti questi messaggi vengono chiamati anche messaggi in prima persona perché parlano esclusivamente di noi. Hanno come scopo una comunicazione sincera, congruente con quanto stiamo percependo di noi. Non sono utilizzati per ottenere qualcosa dagli altri o per manipolarli a nostro favore.
Come l’accettazione è alla base dell’ascolto nella relazione d’aiuto, la congruenza è la base di ogni massaggio personale, chiamato messaggio in prima persona o autorivelazione.
Elena Ferrero
La dr. Elena Ferrero, counsellor professionista, offre la possibilità di un primo incontro gratuito su appuntamento su argomenti riguardanti la relazione con i figli.
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