12 Dicembre 2010 ARTICOLI

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Le relazioni fraterne

Quando in una famiglia si vive l’attesa dell’arrivo di un secondo figlio, le preoccupazioni dei genitori sono sempre molte. Si pensa alla nuova organizzazione, al tempo e allo spazio che inevitabilmente diminuiranno, ci si domanda con timore se si sarà in grado o meno di rispondere in modo adeguato ai bisogni di entrambi i bambini, ma soprattutto ci si interroga rispetto a come reagirà il primogenito, nella maggioranza dei casi un bimbetto di soli pochi anni.

Il nostro “piccolo principe”, unico oggetto delle amorevoli attenzioni di genitori, nonni e zii premurosi dovrà presto affrontare una vera e propria rivoluzione del suo mondo: passare dal ruolo di bebè di casa a quello di fratello maggiore.

Ciò che vive il bambino più grande all’arrivo del nuovo nato è un profondo senso di spodestamento. Finché è solo con i genitori, il bambino ha il senso di essere il loro bambino amato, quando percepisce che c’è un nuovo bambino dentro la pancia della madre o vede il neonato in braccio ai genitori, quando gioca insieme al fratellino o fa il bagno con lui, il bambino più grande può sentire che il neonato gli ha sottratto la sua identità. Non è quindi solo con la gelosia che un bambino primogenito deve fare i conti; l’identità di essere “il bambino in braccio alla mamma” è fortemente scossa, in un momento in cui il bambino più grande non è ancora certo della sua nuova identità di fratello maggiore. Il bambino più grande non è quindi semplicemente spodestato ma per un certo periodo non ha più un posto: qualcun altro è ciò che lui/lei era. Per questo motivo talvolta si può osservare una certa tendenza regressiva nel primogenito all’arrivo del nuovo nato, un tentativo di avvicinarsi maggiormente all’età del fratellino più piccolo, di mettere minore distanza tra le due identità, in modo da placare l’angoscia derivante dalla percezione delle differenze e in maniera da poter meglio godere degli stessi benefici di cui gode quest’ultimo.
In questo contesto oltre all’arte della madre di rispondere simultaneamente ai bisogni emotivi dei due bambini, entra in gioco in maniera rilevante anche la figura paterna. Se il padre non è presente, nel senso che non è disponibile a sostenere la madre ad accogliere il bambino grande, integrando le funzioni materne, il bambino non sperimenta un passaggio sicuro dal grembo della madre alle braccia robuste del padre. Il bambino sperimenta invece un vuoto di contenimento. Questo vuoto può essere più o meno temporaneo e ciò dipende dalla possibilità che qualcosa evolva nel rapporto tra il padre ed il bambino, o dalla possibilità di evocare funzioni paterne in figure alternative, presenti nell’ambiente familiare.

Se fino ad ora abbiamo provato ad analizzare il punto di vista del fratello maggiore, altrettanto necessario sarà provare a mettersi nei panni del nuovo arrivato. Se infatti il primogenito si sente spodestato del suo ruolo, il secondogenito si sente un intruso in una famiglia già formata.
I teorici della psicologia evolutiva suggeriscono che l’autostima del bambino dipende da quanto madre e bambino riescono ad entrare in sintonia tra loro ma allo stesso tempo così come la scintilla negli occhi di una madre è fondamentale per lo sviluppo dell’autostima nel bambino, così il secondogenito è influenzato anche dalla scintilla negli occhi del fratello maggiore, che si tratti di un lampo di amore o di odio. La scintilla negli occhi del fratello maggiore può esercitare la sua influenza sia che l’ultimo nato si senta compreso, amato e valorizzato sia che si senta incompreso, odiato e svalutato.

L’atteggiamento materno nella divisione del proprio spazio emotivo tra due figli, così come l’atteggiamento del fratello più grande nei confronti del “nuovo bambino” influenzano l’esperienza del nuovo arrivato di sentirsi amato, attaccato per gelosia o abbandonato.
È risaputo che la gelosia dei fratelli maggiori nei confronti del nuovo nato non è qualcosa facile da evitare o da prevenire, in alcuni contesti però può anche risultare costruttiva e rafforzare il carattere dell’ultimo nato. In altri casi il piccolo può creare una sorta di competizione con il fratello più grande sviluppando un senso di inadeguatezza costante per non riuscire a raggiungere gli stessi risultati che, anche solo per una questione di età, il più grande riesce a conseguire. Si possono creare in questa circostanza due tipi di situazione, una di emulazione e adorazione del più grande e l’altra di “ribellione al sistema” per cui il più piccolo farà tutto l’opposto di ciò che vede fare al fratello maggiore.
Nel primo caso, il piccolo sta cercando l’approvazione del fratello più grande ed è in una sorta di adorazione del medesimo, nel secondo sta ricercando l’attenzione del maggiore, nel tentativo di suscitare interesse sia in lui che nei genitori.
Il compito dei genitori all’interno di queste complesse dinamiche, è di cogliere e accettare il peso della gelosia, della rabbia e dell’aggressività dei loro figli. Se i genitori non tollerano di sperimentare la profondità di questi sentimenti in loro stessi, essi resteranno senza nome e conseguentemente non metabolizzati nel bambino. Aiutandoli invece a capire ed a elaborare tali sentimenti essi potranno trasformali ed utilizzarli in maniera costruttiva per rafforzare il loro legame.

Nonostante la difficoltà delle relazioni fraterne e della loro gestione da parte dei genitori, l’amore e il sostegno di fratelli e sorelle sono una ricchezza unica nel loro genere, in grado persino di favorire la stabilità emotiva ed intellettuale dei singoli individui. Tra fratelli e sorelle il sorriso è più frequente, la percezione intuitiva delle emozioni è più pronta e la separazione può provocare un’intensa esperienza di perdita. In qualche modo fratelli e sorelle fanno nascere un “Io-noi” che permette di immaginare le “molte varietà di noi”. Questo senso del noi diventa molto importante nello sviluppo successivo dell’individuo, nel consolidarsi della sua autostima e delle sue abilità sociali all’interno del mondo. I fratelli infatti, superate le prime barriere in cui gelosia, invidia e paura prendono il sopravvento, possono finalmente incontrarsi e costituire un fronte compatto nell’affrontare la vita.

Dott.ssa Melissa Imperiali


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