Lo storytelling in lingua straniera: come e perchè

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Iniziamo l’anno nuovo con un argomento ormai abbastanza popolare: lo storytelling in lingua straniera. Che leggere ai bambini fin dalla culla sia importante ormai è dato per assodato, tant’è che la pratica viene promossa dal progetto Nati per Leggere.

Dalle letture cosiddette animate in italiano facenti ormai parte integrante dei programmi di quasi tutte le scuole dell’infanzia (anzi preoccupatevi se in quella frequentata dai vostri figli non fossero previste) si è passati agli storytelling in lingua, generalmente in inglese. Come mai?

Ma è davvero fattibile proporre ai bambini una storia in lingua straniera indipendentemente dal loro livello di conoscenza di quella lingua?

Proviamo a dare una risposta a queste domande e, come il solito, a sradicare qualche falsa credenza in merito.

Lo storytelling è un modo abbastanza immediato per introdurre i bambini ad una seconda lingua. Didatticamente e socialmente è un’intuizione, scientificamente deriva dal fatto che, come si è detto più volte, la nostra mente è narrativa. Apprendiamo il linguaggio attraverso le narrazioni di chi ci sta intorno, sia che si tratti di storie riguardanti la quotidianità, sia che si tratti di storie inventate e illustrate nei libri. Non vi è mai capitato di spingere il passeggino e raccontare al piccolo passeggero che stavate scarrozzando che cosa stesse succedendo intorno in quel momento per la strada, al supermercato, al bar? Queste sono le narrazioni di cui circondiamo i nostri figli fin dal loro primo giorno di vita ed attraverso queste imparano a comprendere e a parlare. Quando leggiamo loro altre storie li aiutiamo ad ampliare il loro vocabolario e la loro conoscenza della lingua.

La stessa cosa avviene per la lingua straniera, perché come siamo solito ribadire: non esiste un modo diverso per apprendere le lingue, siano esse la prima, la seconda o la terza.

Quindi proporre storytelling in lingua straniera non solo è fattibile, bensì auspicabile se vogliamo davvero che i nostri figli imparino le lingue straniere. E qui veniamo al vero punto focale: tutti possono leggere storie in lingua straniera? O bisogna essere madrelingua?

Così come chi insegna le lingue straniere ai bambini dovrebbe avere una buona competenza in glottodidattica infantile e un altrettanto solido background sui fenomeni di acquisizione del linguaggio, allo stesso modo chi fa storytelling dovrebbe avere le stesse competenze di base. Perché non ci si improvvisa storytellers!

Chi come la mia amica e collega Micaela Di Leone fa storytelling da anni (vedi la pagona FB Storytelling & Lab) racconta che sguardi, intonazione e capacità di scegliere libri adeguati fanno la vera differenza! E non si trascuri il modo di girare le pagine!

Un madrelingua senza alcun rudimento di tecniche di lettura ad alta voce non sarà in grado in grado di coinvolgere il suo piccolo, grande pubblico.

Non ci stancheremo mai di ripetere che per insegnare le lingue non basta saperle parlare, bisogna conoscere le corrette tecniche di insegnamento/apprendimento!

In fine veniamo al solido nodo che rende spesso fallimentare l’apprendimento delle lingue straniere in Italia: ma se i bambini non capiscono? Non è forse meglio proporre la storia prima in italiano, in modo che capiscano? Chi mi conosce sa già qual è l’unica risposta possibile a tale domanda: NO, NO, NO, e poi ancora NO! L’acquisizione spontanea di una lingua avviene solo ed esclusivamente in full immersion. Tutto ciò che comporta la traduzione va eliminato da qualunque programma di insegnamento delle lingue!

Se lo storyteller è bravo i bambini capiranno la storia anche se non ogni singola parola. Come capiranno? Da indizi quali: intonazione, gestualità che accompagna la lettura e ovviamente dalle immagini del libro! Non si pensi di proporre un storytelling senza immagini a comlpete beginners. Sarebbe come pretendere che io corra la maratona di new York senza dovuto allenamento!

Se una persona non è convinta di questo, allora lo storytelling in lingua non fa per lui/lei.

La traduzione è un processo mentale diverso dall’acquisizione di una lingua e prima smettiamo di propinare traduzioni ai nostri figli, prima riusciranno ad imparare davvero una lingua straniera!

See you all in the next adventure!

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