Quel “gran tesoro” di Leonardo: Il primo caveau

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La mostra Leonardo e i tesori del Re si articola in tre sezioni: il primo caveau, il secondo caveau e il salone palagino. Percorriamo il lungo salone limitandoci per ora a gettare sguardi incantati a destra e a manca. In questo articolo visteremo il primo caveau con gli occhi di un bambino di circa 10 anni.

 Il primo caveau della mostra Leonardo e i tesori del Re

Il primo caveau della mostra Leonardo e i tesori del Re1-2-3) in queste prime vetrine sono custoditi alcuni studi di Leonardo sulle zampe dei cavalli (1480, 1490, 1508). Uno è su carta preparata (cioè colorata in pasta) azzurra, utilizzata dagli artisti per dare risalto ai dettagli usando sia il nero che il bianco della biacca. Il cavallo era, dopo l’uomo, l’animale perfetto. Stupenda “macchina vivente”, elegante e proporzionato. Come si muove al trotto? E al galoppo? Non era così facile comprendere i segreti della realtà in movimento, bisognava concentrarsi e usare uno strumento formidabile di cui Dio ci aveva dotati: l’occhio.

4) Studio della proporzioni occhio-volto (1489-90) Questo foglio piace tanto a La Pirì “decenne”. C’è tanto Leonardo qui dentro. Soprattutto, oltre al grande disegnatore, c’è lo studioso che osserva il funzionamento della “macchina uomo”, si concentra sul mistero della visione e poi prende appunti, in maniera febbrile, usando la sua scrittura rovesciata da mancino, scrivendo da destra a sinistra per non macchiare la preziosissima carta!

5) Questa testa virile di profilo ci mostra invece l’interesse di Leonardo per le caratterizzazioni del volto. Esistono decine e decine di studi leonardeschi di tipi fisiognomici differenti. Leonardo osserva e registra: naso camuso, o mascella prognatica (all’infuori), oppure orecchie a sventola: mostri e mostriciattoli di ogni genere vengono riprodotti o inventati forzando le leggi dell’anatomia. La “sanguigna” usata in questo foglio era un pastello morbido che lasciava un traccia “come di sangue” e che permetteva di sfumare le ombre e le luci evitando il più possibile la linea di contorno.

6 e 7) Il foglio di Ercole e quello con i nudi mostrano la grande capacità di Leonardo nel tracciare anche di getto studi anatomici. Si sa, Leonardo era arrivato a farsi consegnare corpi di cadaveri da sezionare per capire come gli uomini “funzionavano”. Come i muscoli si attaccavano alle ossa, come mutavano di forma sotto sforzo e così via. I nudi per la battaglia di Anghiari oltre a questa capacità ricordano una delle imprese più sfortunate di Leonardo: la grande parete con scene di battaglia che avrebbe dovuto dipingere in competizione con Michelangelo a Palazzo Vecchio (Firenze). L’idea c’era: fumi, fuochi, cavalli imbizzarriti, bocche spalancate, guerrieri coraggiosi e così via (resta una splendida copia del disegno preparatorio realizzata da Rubens) ma i colori a base di cera che avrebbero dovuto stupire il modo per la loro vivacità, colarono miseramente allorché venne acceso un gran fuoco per asciugarli! La vita di Leonardo è costellata da fallimenti e continue rinascite e questo ce lo fa amare particolarmente non è vero?

8) Ritratto di fanciulla. Sulla parete di fondo, sono collocate le tre vetrine con i pezzi più importanti della mostra. La testa di fanciulla, un lavoro giovanile a punta metallica su carta azzurra preparata (1483-85), che ricorda nei tratti la bellissima Cecilia Gallerani (la Dama con l’ermellino), è secondo molti studiosi uno studio preparatorio per l’angelo della Vergine delle Rocce. Lo scatto della testa che si volge a guardarci, sfonda il primo piano e dà, senza alcun riferimento prospettico, un senso di profondità.

Soprattutto, Leonardo, qui ancora giovane maestro stava elaborando con sempre maggior consapevolezza la tecnica dello sfumato: la capacità cioè di strutturare volti e corpi usando solo le ombre (e in pittura anche i colori) e limitando al massimo l’uso della linea di contorno.

“Guarda il tuo dito, di che colore è?” – chiede sempre la Pirì quando spiega Leonardo nelle classi. “Rosa, marrone, giallino, beige, sporchino…”. Rispondono i bambini.

“Fosse anche un dito verde marziano – ribatte sempre la Pirì – non avrà ma intorno una linea nera di contorno, giusto?”.

“E’ verooooooooooo” – rispondono tutti guardandosi il ditino!

“Ok, Leonardo l’hanno capito” – gongola la Pirì!

9) Autoritratto (1513). Sono passati diversi anni. La sanguigna consente a Leonardo di giocare ancor più con le ombre. Si sa che in questo formidabile, celebratissimo e famosissimo autoritratto, Leonardo forse un po’ si invecchiò, per apparire ancora più saggio, qualità legata al tempo che passa! In ogni caso la fisionomia corrisponde alle testimonianze lasciate dai suoi contemporanei e al Platone (da subito identificato come Leonardo da Vinci), dipinto da Raffaello nelle Scuola di Atene. Due cose colpiscono da sempre La Pirì: la straordinaria padronanza dello sfumato che permette a Leonardo di far emergere dal fondo, senza usare la linea, persino il suo cranio calvo; e la tristezza che le sembra di riconoscere in quegli occhi saggi e profondi. Forse non tutti sanno che Leonardo cercava di fuggire le emozioni. Arrivò addirittura a compatire il fratello per la raggiunta paternità! Quanti dolori dovrai sopportare, quante ansie  quante paure dovrai affrontare, gli scrisse un giorno.

10) Codice del volo questo volumetto di 18 fogli è un’altra chicca incredibile! Tutti sanno che il sogno di Leonardo era di volare. Molti ridevano di questa sua passione, ma lui resisteva e continuava a studiare. Nel codice si passa dalle annotazioni sul funzionamento delle ali, all’ideazione delle macchine volanti. “Se io capisco come funziona, posso rifarlo, posso anche io creare, posso dare all’uomo ciò che non ha: le ali!” – pensava Leonardo.

Proprio su questo codice, inoltre compare la famosa profezia del volo: “Il primo grande uccello effettuerà il primo volo lanciandosi dalla cima del monte Ceceri, riempiendo l’universo di stupore e tutte le scritture della sua grande fama…”.  Se davvero, come pare, l’esperimento ci fu, la planata durò quasi un chilometro e non è vero che Tommasino si schiantò. Nel 1506 ci fu dunque il primo volo della storia e Leonardo che osservava dalla cima del monte la sua creazione planare come un grande uccello, in quell’occasione si sentì di certo un po’ come “Dio”!.

11) Studio carri d’assedio 1485 ca. Questi sono davvero terribili! I carri falcati funzionano così, sembra dirci Leonardo, e non ci sono dubbi, dal disegno sembrano funzionare davvero! Tutto intorno braccia e gambe come wurstel. D’altra parte Leonardo si era presentato a Ludovico il Moro non tanto come pittore quanto come ingegnere idraulico, pratico di fortificazioni e inventore di macchine da guerra.

12) Due studi di insetti. Tutto è degno di nota! Soprattutto ciò che vive, soprattutto ciò che vola! L’incanto per la natura in Leonardo comprende tutti gli esseri dall’uomo alla zanzara.

13) La vetrina numero 13 è stata una sorpresa! La Pirì non l’aveva mai visto quel “coriandolo leonardesco”. Chissà cosa ha spinto l’artista a schizzare due idee strampalate in uno spazio tanto minuscolo! Non dico nulla di più  perché questo è l’oggetto del quizzone che trovate nella terza parte all’articolo.

14-16) In queste vetrine sono conservati fogli sublimi, degli artisti contemporanei a Leonardo che affascinati dalla sua novità, più o meno consapevolmente cercarono di emularlo, tra questi Cesare da Sesto e il Boltraffio.

17) Accanto a queste prove l’elegantissimo Giovane del Perugino appare un po’ rigido e superato!

18) La testa di Fanciulla di Giulio Romano 1527-28 oltre a colpirci per la sua grazia, ci regala un’informazione tecnica preziosa! Se guardate attentamente noterete che i contorni sono percorsi da minuscoli forellini. Si tratta dello spolvero, la tecnica che consentiva di trasportare i disegni su altri supporti semplicemente bucherellandone i contorni e facendo passare attraverso i fori la polvere di carbone. Quel nero finissimo, attraversava i buchini e andava a posarsi sulla superficie da dipingere lasciando una traccia su cui il pittore poteva agevolmente lavorare.

19) Il primo caveau si chiude con un disegno di Raffaello (Giovane che suona il liuto), uel ragazzo, che saprà prendere il meglio dai geni del rinascimento sta per sbocciare!

Ma non è finita qui, la vista continua col secondo caveau e il Salone Palagio.

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Info sulla mostra.

La mostra, gestita dalla Città di Torino e Turismo Torino e Provincia, è aperta dal lunedì alla domenica dalle 9 alle 18 (primo ingresso h 9.30 / ultimo ingresso h 17.30 ). Il costo del biglietto è di € 12, ridotto a € 8 per i possessori della Torino+Piemonte Card, Abbonamento Musei, ragazzi dai 6 ai 12 anni. Gratuità per i disabili e gli accompagnatori e i bambini sino ai 5 anni.

Per maggiori informazioni: Tel. 011.535181 attivo dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18
E-mail a biglietteria@turismotorino.org
Sito web www.turismotorino.org/it/leonardo

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