I tanti dubbi nell'essere genitore
Buongiorno,
ho già scritto altre volte, ma avrei bisogno ancora del vostro consulto.
Cercherò di descrivere in modo completo tutta la situazione, non tralasciando niente.
La mia bambina, Martina, ha 5 anni e mezzo. Gli insegnanti dell'asilo la descrivono come una bambina intelligente e sveglia (si ricorda intere filastrocche dopo averle sentite appena due volte), sempre piena di iniziative, socievole e capace di trascinare gli altri.
Di notte, però, fa ancora la pipì a letto. La pediatra sostiene che non dobbiamo preoccuparci, dato che il problema ha una probabile origine genetica e fisiologica (mio fratello ha sofferto di enuresi notturna fino alla pubertà). Inoltre, all'ora dei pasti Martina rifiuta quasi sempre tutti i cibi che le proponiamo. Abbiamo affrontato la questione in molti modi diversi, cercando di convincerla a provare il cibo, ignorando i suoi rifiuti e perfino facendole saltare la cena, o cercando di cucinare solo le cose (veramente poche) che piacevano a lei, ma la sua avversità alla maggior parte dei cibi è tenace e ormai il nostro nervosismo è debordato in più di una occasione. All'asilo mangia un po' di più.
Io e mio marito abbiamo fissato alcune regole: non si mangia con la televisione accesa, si mangia solo in cucina, ci si alza quando non si ha più intenzione di mangiare, non si propongono cibi alternativi a quelli che non piacciono, ma si cerca sempre di includere almeno una pietanza che possa piacerle (cosa ardua), non si mangia fuori dai pasti, ma si fa la merenda (un gelato o uno yogurt).
Mio marito è piuttosto "normativo": la riprende immediatamente appena tocca il cibo con le mani, se sporca qualcosa, se giocherella con il tovagliolo o qualcos'altro - cosa, quest'ultima, che Martina fa molto spesso. Per la verità mio marito è' parecchio "normativo" in tutto e non gioca mai con lei, perchè anche in casa trova sempre del lavoro "casalingo" da fare.
Tornando ai pasti di Martina, una volta superato il suo blocco iniziale, le rare volte in cui ho provato a farla mangiare assecondando la sua continua voglia di fare altro a tavola, per esempio guardando un librino, e contravvenendo così ad una delle regole che ci siamo dati in famiglia, lei assaggia e mangia tranquillamente i cibi rifiutati poco prima. Devo anche aggiungere che Martina non è affatto magra, ma ha un peso del tutto adeguato alla sua altezza.
Quando c'è qualche cambiamento, ad esempio perché sostituiamo un armadio in casa o ci prendiamo tutti insieme una vacanza da qualche parte, è sempre molto nervosa per alcuni giorni.
Quando abbiamo traslocato, tre anni fa, passò un periodo di grande insicurezza.
Di solito Martina sfoga la tensione mangiandosi le unghie e rifiutando tutte le nostre indicazioni.
La cosa che più mi lascia perlessa è che mi chiede molto spesso se le voglio bene, come se dovesse continuamente essere rassicurata su questo fatto.
Spesso mi dice che non ne è sicura, che vorrebbe renderci contenti (me e mio marito) mangiando quello che le diamo o smettendo di fare la pipì a letto, ma che non ci riesce. Peraltro cerchiamo di non farle pesare la pipì a letto e il fatto che mangia così poco, evitando qualunque commento negativo in proposito, anche se la nostra delusione talvolta è percepibile.
A volte è incredibilmente suscettibile, e si offende tantissimo se la riprendo, anche in modo blando, davanti alle sue amichette.
Il più delle volte, come già detto, si oppone e si ribella tenacemente a qualche mia indicazione: il vestito da mettere, il gioco da fare insieme, la commissione da sbrigare, l'amichetta da contattare, il programma a cui avevo pensato. Altrettanto spesso mi dà delle dimostrazioni di affetto "estreme": mi butta per terra per abbracciarmi, mi dice che sono la mamma migliore del mondo, che sono la più bella, ecc.
Per completare il quadro vorrei precisare ancora qualche aspetto.
Martina ha preso il latte artificiale dal 15^ giorno in poi, perché non avevo il latte.
Io e mio marito abbiamo escluso in modo convinto la punizione fisica dal nostro repertorio educativo e consideriamo molto raramente l'eventualità di una punizione di tipo tradizionale, ritenendo sufficiente, quando è necessario, l'espressione della nostra rabbia (che infatti sembra colpirla).
Ho spesso la sensazone di fare troppo e mi sento un po' stanca: per ovviare al fatto che Martina passa molte ore all'asilo (fino alle 16 tutti i giorni) e al fatto che non ha fratelli, cerco, dopo il lavoro, di farle incontrare degli amichetti, in modo che abbia compegnia e svago. Ormai si è talmente abituata che pretende spessissimo di stare con gli amici, rifiutandosi quasi sempre di accompagnarmi nelle mie, pur ridotte all'osso ma necessarie, commissioni. Questo continuo passaggio senza interruzione dal lavoro, alla casa, ai servizi per Martina e alla gestione delle sue frequenti opposizioni mi stanca molto. Il grande piacere di leggere un paio d'ore alla settimana un buon libro è diventato un miraggio. Il fine settimana poi, organizziamo sempre qualcosa, con famiglie di amici o con i cuginetti.
Infine, per quanto mi riguarda, credo di avere un carattere un po' altalenante: a volte sono molto dolce e rassicurante e la coccolo vezzeggiandola come una bambina piccola (cosicché spesso lei ricerca questo approccio, atteggiandosi a bambina piccola, facendo la "vocina", chiamandomi per aiutarla in bagno, ecc.;); altre volte invece le parlo come se fosse grande, cercando di spiegarle il perché di certi comportamenti e concetti più difficili, ma sempre cercando di rispettare la sensibilità legata alla sua età. A volte, magari per stanchezza, dato che lavoriamo entrambi, mi sento esasperata dalle sue continue richieste e necessità (la mattina dobbiamo continuamente starle dietro per farla vestire in tempo, quando è da sola mi vuole sempre come compagna di gioco, vuole essere servita in tutte le operazioni legate alla sua igiene personale, ecc.) e... esplodo (anche se cerco di non ferirla mai, o almeno così mi sembra). La mattina poi, non riscendo proprio ad alzarmi in tempo utile, sono sempre molto nervosa per le corse che ci aspettano.
Considero questo mio atteggiamento molto negativo, anche perché mi ricorda quello di mio padre, che alternava frequenti atteggiamenti di minaccia, critica, esplosioni di rabbia e punizioni fisiche a rari momenti di grande conforto, comprensione e partecipazione, e tuttavia non riesco a cambiarlo granché.
In definitiva, le mie domande sono queste:
- devo preoccuparmi per i comportamenti che ho descritto di mia figlia?
- come posso migliorare il mio rapporto con lei, dato che sono spesso combattuta tra DUE sentimenti opposti? (Da un lato mi sembra di averla fatta diventare la classica figlia unica viziata, con i due genitori sempre al suo servizio - anche se questo non è assolutamente il quadro che ne dànno le sue insegnanti -, dall'altro non posso fare a meno di notare queste sue manifestazioni di insicurezza profonda, e penso che non dovrei mai farle mancare il mio amore;
- dobbiamo avere meno paura di imporci sulle questioni che hanno riflessi anche sul nostro benessere, o al contrario lasciarci un po' più vivere, pretendendendo meno da lei e da noi?
grazie
Cara mamma,
premesso che Martina è “una bambina intelligente e sveglia, sempre piena di iniziative, socievole e capace di trascinare gli altri”, ci soffermeremmo non tanto sulla sua problematicità (che non pensiamo essere particolarmente preoccupante), quanto piuttosto sulla vostra relazione con lei, sulla fatica emotiva che voi genitori esprimete nel rapportarvi a lei, e che sicuramente le trasmettete, inconsciamente, così da provocare reazioni regressive (enuresi notturna, giocare mangiando, atteggiarsi da bambina piccola, facendo la “vocina”, chiamarvi per aiutarla in bagno) ed ambivalenti (le chiede se le vuole bene, vi vuole rendere contenti, ma poi rifiuta tutte le vostre indicazioni, è oppositiva e ribelle, ma poi dà dimostrazioni d’affetto estreme).
La regressione può essere provocata dalla difficoltà dei genitori a lasciare andare la “bambina piccola”, a farla crescere, a farla diventare autonoma, pur desiderando che ciò accada. Forse perchè non si è potuta godere la bimba come si avrebbe voluto?
Mentre l’ambivalenza può essere causata dal fatto che lei “ha spesso la sensazione di fare troppo e si sente stanca per questo continuo passaggio senza interruzione dal lavoro, alla casa, ai servizi per Martina e alla gestione delle sue frequenti opposizioni”. Pur amando molto sua figlia questo “tour de force” le provoca, inevitabilmente, anche emozioni negative e contrastanti.
In definitiva la risposta alla sua domanda è: si!
Dovreste avere meno paura di imporvi sulle questioni che hanno riflessi anche sul vostro benessere, e lasciarvi un po’ più vivere, pretendendo meno da lei e da voi stessi.
Dovreste autorizzarvi a dare un po’ di spazio anche al vostro piacere e alle vostre esigenze, perchè genitori stanchi o frustrati o sotto pressione, sebbene superefficienti, non riescono a trasmettere fino in fondo ai figli quel senso di serenità, di stabilità e di protezione di cui hanno bisogno per crescere sicuri e tranquilli, seppur circondati da molto amore.
E dovreste assolvervi dal fatto che non potete passare più tempo con
Martina:
è la realtà che pone dei limiti.
Ma potreste, comunque, cercare di godervi il più possibile il tempo passato insieme, talvolta in modo più rilassato, anche stando semplicemente a casa, tutti e tre, senza necessariamente “fare”, ma solo “essendoci”, l’uno per l’altro.
Saluti dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale.
Attenzione: data la natura del servizio, la consulenza offerta da il Torinobimbi.it ha lo scopo di essere utile nel chiarimento di determinate problematiche e - soprattutto per quanto riguarda i temi legati alla salute dei bambini - non pretende di essere esaustiva né di poter risolvere le situazioni prospettate.
