Cara Giovanna,
non è infrequente che in una coppia i due genitori abbiano stili educativi diversi. Per esempio, come nel vostro caso, la mamma più affettiva e il papà più normativo.
Entrambe le funzioni genitoriali (affettiva/ materna e normativa/paterna) sono necessarie per un sano sviluppo del bambino e possono essere svolte a turno da entrambi i genitori, oppure, come avveniva nelle famiglie patriarcali tradizionali di un tempo, ciascun genitore tende ad esercitare in prevalenza la funzione educativa che gli è più congeniale per indole o per cultura.
In ogni modo, non ha senso contrapporre queste due diverse modalità: i figli hanno bisogno talvolta di spiegazioni e di dialogo, altre volte di incoraggiamenti e di premi, altre volte ancora di esortazioni più decise e di severità, a seconda del momento e della situazione.
Partendo da questa premessa, è necessario riconsiderare la difficoltà tra lei e il suo compagno con una nuova chiave di lettura.
Non si tratta infatti di cercare dei criteri per stabilire quale sia l’approccio migliore, accomodante o severo, il che vi porterebbe in un vicolo cieco.
Bisognerebbe invece chiedersi come mai nella vostra coppia le differenze sono vissute in questo modo, come mai i due approcci non possono essere integrati (e quindi rappresentare una ricchezza per entrambi), ma finiscano per creare opposizione e competizione fra voi.
Il fatto che i due bimbi siano diversi è assolutamente normale, e non dipende solo dal vostro atteggiamento. Ciascun bambino ha il suo temperamento, sono di sesso diverso, e, soprattutto, ciascuno ha un altro genitore biologico (i vostri ex) con il quale sperimenta una relazione esclusiva e particolare, la quale influisce in modo specifico sulla formazione del carattere.
I bimbi sanno adattarsi, ciascuno a modo proprio, a una situazione complessa, ed hanno imparato a volersi bene. Questo è un dato molto positivo.
Perché dunque accusarsi l’un l’altra?
Perché entrare in competizione, volendo ciascuno sostenere la propria modalità come unica possibile? E come mai si sente “sotto giudizio”, anziché accettata e sostenuta dal suo partner?
In verità sembrano essere queste la criticità più importanti nel vostro rapporto.
Vi siete legati per amore, e questa è la miglior base su cui costruire una vita insieme.
Ora è necessario che vi confrontiate in maniera schietta e aperta, con fiducia reciproca, rispetto al vostro modo di relazionarvi, ricordando che siete insieme, alleati e non nemici, in questa grande avventura che è la formazione di una nuova famiglia.
Chiedetevi se le dimensioni negative del giudizio e della competizione sono presenti solo quando si discute dei figli, oppure si insinuano anche in altre occasioni, e impegnatevi per evitare che ciò accada.
Fate appello alle vostre risorse: quali sono gli ambiti in cui sapete essere solidali e vi date gioia e sostegno reciproci? Come vi trattate l’un l’altra, quando le cose funzionano bene? Come potreste trasferire queste modalità positive anche nella gestione del rapporto coi figli?
Vale certamente la pena, prima di decidere di allontanarvi, valutare insieme questi aspetti e cercare delle soluzioni. Nella maggioranza dei casi è possibile modificare l’atteggiamento reciproco nella direzione di una maggiore accettazione e fiducia, imparando a negoziare le differenze in maniera efficace, costruttiva e soddisfacente per tutti.
Saluti dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale.
