5 Novembre 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Problemi educativi

Buongiorno,
sono una mamma separata da circa 3 anni e mezzo con un bambino di 5. Convivo con il mio compagno che ha una bimba di 6, ma tra noi, da tempo, ci sono grossi problemi sull’educazione da adottare.
Siamo molto diversi, io più incline al dialogo, lui più dittatoriale e non riusciamo a trovare un equilibrio e una quadra che renda la ns convivenza armoniosa.
Spesso ci sono discussioni, conflitti, silenzi, che, a mio avviso, risultano essere dannosi per tutti.
Non riusciamo a trovare un punto di accordo che non renda qualsiasi scelta come ‘subita’ e poichè ognuno vuole educare a modo suo il proprio figlio questo ci porta ad allontanarci.
Premetto che ci si è separati per amore, ma stiamo valutando se continuare o no.
I bimbi sono molto diversi: lei pacata e quasi in un mondo tutto suo, lui vivace, attivo e sveglio, ma dopo circa tre anni sono molto uniti, si cercano e si vogliono bene.
Per via della separazione la bimba non è sempre presente, mio figlio di più. Io propendo per un modo di educare più incentrato sul dialogo, le spiegazioni e l’accoglienza delle emozioni / sensazioni, lui, spesso nervoso e poco paziente, più per una linea diretta, meno comunicativa, più punitiva e senza perdite di tempo.
Questo, ammetto, mi fa vivere il rapporto con mio figlio in malo modo, sono tesa in casa e poco libera di fare la ‘mamma’ per come mi sentirei, dal mio compagno sono sempre stata giudicata non come una buona madre per via del fatto che mio figlio è diverso e meno contenuto della sua e mi sento sempre sotto osservazione e sono stanca di avere mio figlio sotto il ‘mirino’.
Lo reputo un bimbo come tanti, sicuramente più impegnativo di sua figlia, ma non per questo negativo.
Vi prego di aiutarmi a prendere una decisione, non ho intenzione di vivere la mia genitorialità in questo modo, visto che ho scelto di separarmi per amore, ma desiderando il meglio per mio figlio.
Vi ringrazio molto.
Saluti.
Giovanna.

Cara Giovanna,
non è infrequente che in una coppia i due genitori abbiano stili educativi diversi. Per esempio, come nel vostro caso, la mamma più affettiva e il papà più normativo.
Entrambe le funzioni genitoriali (affettiva/ materna e normativa/paterna) sono necessarie per un sano sviluppo del bambino e possono essere svolte a turno da entrambi i genitori, oppure, come avveniva nelle famiglie patriarcali tradizionali di un tempo, ciascun genitore tende ad esercitare in prevalenza la funzione educativa che gli è più congeniale per indole o per cultura.
In ogni modo, non ha senso contrapporre queste due diverse modalità: i figli hanno bisogno talvolta di spiegazioni e di dialogo, altre volte di incoraggiamenti e di premi, altre volte ancora di esortazioni più decise e di severità, a seconda del momento e della situazione.
Partendo da questa premessa, è necessario riconsiderare la difficoltà tra lei e il suo compagno con una nuova chiave di lettura.
Non si tratta infatti di cercare dei criteri per stabilire quale sia l’approccio migliore, accomodante o severo, il che vi porterebbe in un vicolo cieco.
Bisognerebbe invece chiedersi come mai nella vostra coppia le differenze sono vissute in questo modo, come mai i due approcci non possono essere integrati (e quindi rappresentare una ricchezza per entrambi), ma finiscano per creare opposizione e competizione fra voi.
Il fatto che i due bimbi siano diversi è assolutamente normale, e non dipende solo dal vostro atteggiamento. Ciascun bambino ha il suo temperamento, sono di sesso diverso, e, soprattutto, ciascuno ha un altro genitore biologico (i vostri ex) con il quale sperimenta una relazione esclusiva e particolare, la quale influisce in modo specifico sulla formazione del carattere.
I bimbi sanno adattarsi, ciascuno a modo proprio, a una situazione complessa, ed hanno imparato a volersi bene. Questo è un dato molto positivo.
Perché dunque accusarsi l’un l’altra?
Perché entrare in competizione, volendo ciascuno sostenere la propria modalità come unica possibile? E come mai si sente “sotto giudizio”, anziché accettata e sostenuta dal suo partner?
In verità sembrano essere queste la criticità più importanti nel vostro rapporto.
Vi siete legati per amore, e questa è la miglior base su cui costruire una vita insieme.
Ora è necessario che vi confrontiate in maniera schietta e aperta, con fiducia reciproca, rispetto al vostro modo di relazionarvi, ricordando che siete insieme, alleati e non nemici, in questa grande avventura che è la formazione di una nuova famiglia.
Chiedetevi se le dimensioni negative del giudizio e della competizione sono presenti solo quando si discute dei figli, oppure si insinuano anche in altre occasioni, e impegnatevi per evitare che ciò accada.
Fate appello alle vostre risorse: quali sono gli ambiti in cui sapete essere solidali e vi date gioia e sostegno reciproci? Come vi trattate l’un l’altra, quando le cose funzionano bene? Come potreste trasferire queste modalità positive anche nella gestione del rapporto coi figli?
Vale certamente la pena, prima di decidere di allontanarvi, valutare insieme questi aspetti e cercare delle soluzioni. Nella maggioranza dei casi è possibile modificare l’atteggiamento reciproco nella direzione di una maggiore accettazione e fiducia, imparando a negoziare le differenze in maniera efficace, costruttiva e soddisfacente per tutti.

Saluti dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale.

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