Dal 1975 al 1981, Alessandro Libertini – autore, regista e interprete di fama internazionale – ha insegnato educazione artistica nei corsi di Scuola Popolare dell’Ospedale Psichiatrico Chiarugi di Firenze, meglio conosciuto col nome di manicomio di San Salvi. Gli allievi erano pazienti dell’ospedale, uomini e donne di età compresa tra i sedici e gli ottant’anni, la maggior parte lungodegenti analfabeti o analfabeti di ritorno. Frequentare questi corsi dava loro la possibilità di ottenere un diploma di scuola elementare. Quando Alessandro Libertini iniziò il suo lavoro d’insegnante, per prima cosa gli fu consegnata una chiave. Era una chiave a triangolo che gli consentiva di entrare e uscire liberamente dai reparti, a quell’epoca ancora chiusi. Il possesso di quella chiave simbolicamente lo caricava di una grande responsabilità: poteva far entrare e far uscire dall’ospedale psichiatrico, non certo persone, ma pensieri, racconti, esperienze di vita. Da questa straordinaria esperienza nasce l’idea dello spettacolo. Uno spettacolo che non si limita a raccontare i fatti che hanno caratterizzato quella singolare esperienza educativa, ma che vuole affrontare alcuni dei temi che l’hanno attraversata, tutti temi ancora oggi di grande attualità: il rapporto tra istituzione e malattia mentale, la criminalizzazione e l’idealizzazione del matto, l’attrazione e la repulsione per il diverso, i possibili confini tra normalità e follia, il delirio come fonte d’ispirazione artistica. Intrecciando diverse tecniche teatrali – teatro di narrazione, teatro d’oggetti, teatro dei burattini – lo spettacolo accosta parole a immagini visive e sonore con lo scopo di evocare argomenti ed atmosfere inerenti al tema della diversità.
Dai 13 anni
Piccoli Principi e Tib Teatro
Di e con Alessandro Libertini
Con il contributo della psicologa Bianca Pananti e dell’artista Véronique Nah
Dove si svolge:
www.torinobimbi.it/indirizzi-utili/casa-del-teatro-ragazzi-e-giovani.html
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