In realtà noi, spesso convinti del contrario, decidiamo come e quando intervenire, senza decifrare pienamente i suoi messaggi che, il più delle volte, non vengono trasmessi verbalmente.
Fino a quando il bambino non impara a parlare, cerca di farsi capire con mezzi diversi rispetto alla parola: accanto al grido con varietà sonore, usa principalmente il linguaggio corporeo non verbale.
Per riuscire a capire i messaggi del bambino, si presuppone di avere una certa predisposizione
all’ascolto dei suoi stati d’animo; in questo modo è possibile interagire empaticamente con lui, evitando spiacevoli conflitti.
Tra il bambino e l’ambiente circostante esistono, fin dal periodo prenatale, particolari sistemi di comunicazione. La sensorialità, il ritmo e l’imitazione sono i canali attraverso i quali egli attua uno scambio tra sé e il mondo esterno; in questo modo accede all’apprendimento per la propria evoluzione.
Sensibile agli stimoli diretti o indiretti, il bambino, nella vita intrauterina, reagisce e comunica alla madre il suo sentire con un proprio codice interiore.
La sensibilità del neonato è molto attiva e tutto ciò che lo circonda suscita in lui delle emozioni; queste, con il tempo, si imprimono nel suo sub-conscio e nel suo corpo. Ecco perché occorre aver cura di
offrirgli esperienze sensoriali, che siano stimolanti ed autentiche, attraverso materiali non sofisticati e “vivi”.
Con il corpo si possono cogliere un’infinità di sensazioni e, per questo motivo, è bene affinarsi la capacità di ascolto delle sue esigenze e delle sue reazioni. L’atteggiamento ed il rapporto che abbiamo con il nostro corpo è importantissimo. Se il bambino assorbe dai genitori e dai familiari questo concetto, si trova a suo agio nella propria pelle e riceve buone impressioni, utili allo sviluppo delle facoltà mentali e psichiche. Una volta acquisita la competenza, è in grado di esprimere bene ciò che in lui si è impresso.
Insieme all’attività sensoriale, la funzione del ritmo interviene a favore della crescita armonica del bambino.
Il ritmo è insito nell’universo, è parte della natura, è vita e accomuna tutti gli esseri viventi della Terra. Il neonato è predisposto al ritmo, perché lo ha già sperimentato nell’utero materno. All’interno di questo, i movimenti fisiologici, i battiti del cuore, la pulsazione del sangue, le onde del respiro della madre, si uniscono in un rassicurante ondeggiare. Ne conseguono reazioni emotive, dove il ritmo interviene con l’accelerazione o la decelerazione delle funzioni vitali del nascituro.
La crescita del bambino avviene con l’alternarsi di fasi ritmiche; dove c’è ritmo, c’è armonia e melodia. Le giornate scandite da ritmi ben determinati tranquillizzano il bambino, perché si sente contenuto e sicuro di sapere cosa succederà, anche se non ha ancora la cognizione del tempo.
Se nelle attività educative ci sono i rituali, la ripetizione di essi gioverà all’apprendimento.
Ciò non significa che ogni giorno deve essere uguale all’altro, ma che si possono ripetere modalità sperimentate, in situazioni e ambienti diversi. La stabilità degli avvenimenti non delude le aspettative e
mantiene l’equilibrio interiore. Avendo il senso del ritmo, il bambino si può permettere di sperimentare i momenti liberi, per dedicarsi al gioco spontaneo e ai suoi interessi, senza essere interrotto e disturbato.
Attraverso la musica, che è la prima manifestazione dell’uomo basata sul ritmo, il bambino può esprimersi e comunicare. Il ritmo di un canto aiuta il processo di socializzazione,
dando sfogo alle emozioni, anche quando è scandito dal battito collettivo delle mani o accompagnato dalla danza.
Lungo il percorso di crescita, il bambino si serve anche e, in particolar modo, dell’imitazione.
Fin dalla primissima infanzia l’apprendimento avviene dietro la diretta osservazione, all’interno delle mura domestiche.
Non solo le azioni, ma anche gli atteggiamenti, gli umori, le espressioni verbali, l’atmosfera che si crea nelle relazioni parentali, captano l’attenzione del bambino, che si sente naturalmente spinto alla ripetizione e all’imitazione.
Con l’esempio, riesce ad apprendere anche abilità complesse, senza il bisogno di addestramento attivo da parte dei genitori.
Questi modelli comportamentali, una volta immagazzinati nella mente sub-conscia, permangono per tutta la vita e influenzano il proprio agire.
La famiglia è una comunità, all’interno della quale si creano dinamiche relazionali. Essa può essere fonte di energia, ma, allo stesso tempo, di inquinamento.
I messaggi genitoriali spesso sono virus che contaminano l’evoluzione del bambino; nella comunicazione verbale, ad esempio, vengono utilizzati termini che non sono solamente semplici mezzi espressivi, ma anche vettori di emozioni.
La qualità delle frasi suscita diversi stati d’animo e da essi dipende l’immagine dei genitori, la loro credibilità, il loro carisma. I bambini piccoli ascoltano, assorbono e credono a tutto ciò che dicono gli adulti.
Un certo tipo di linguaggio violento, che non intenzionalmente viene usato come tale, può contribuire a generare stress infantile, provocando disturbi fisici; inoltre proietta immagini basate sulla paura, sino ad ostacolare lo sviluppo dell’autostima del bambino. In un certo senso, nelle parole dei genitori, dei nonni e altre figure di riferimento, è racchiuso il successo della crescita interiore dei bambini.
Un antidoto anti-stress, per attenuare le percezioni negative del bambino, consiste nel focalizzare l’attenzione sui sentimenti di amore e compassione, sul senso dell’umorismo, sulla capacità di apprezzare la vita e sul fatto di prendersi cura dell’altro, in modo da rafforzare l’autostima e accrescere i valori della famiglia. Un altro mezzo semplice, veloce e a portata di mano, per il sostegno emotivo del bambino, è quello di favorire lo sviluppo dell’immaginazione.
Favole e fiabe, miti e leggende, racconti tramandati di generazione in generazione, attraverso la narrazione orale o la lettura hanno un effetto benefico di grande valenza, sul corpo e nell’anima.
Ed è soprattutto nel gioco che al bambino piace pensare di entrare nel ruolo di qualche personaggio immaginario, si può travestire, cambiare pelle, con fantasia e creatività. Imitando qualche situazione già vissuta, scarica le proprie tensioni e recupera l’equilibrio personale.
L’attività ludica infantile è anche un ottimo mezzo per sperimentare la vita di tutti i giorni, con la libertà di ripetere le operazioni quotidiane degli adulti. Indirizzando le proprie energie in ciò che ritiene utile,
perché proviene dal mondo dei “grandi”, difficilmente il bambino conosce la noia e, una volta ispirato, si diverte a modificare la realtà e le situazioni secondo i suoi desideri.
Luciana Cossa, naturopata luciana56.cossa@gmail.com
23 Marzo 2015 ARTICOLI
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Le basi della crescita del bambino
Le basi della crescita del bambino: sensorialità, ritmo, imitazione. Il bambino, a suo modo, è in grado di comunicare ciò di cui ha bisogno e perciò ci guida inconsapevolmente nell’azione da intraprendere per offrirgli un’adeguata risposta.
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