Delizioso. Ho amato questo libro sin dal titolo e, sfogliandolo, le illustrazioni mi hanno conquistata. Una storia di attesa e di fiducia, un punto di vista interessante e originale sulle “cose perdute”.
Una pecora piccola piccola
“Sulla panchina di un grande, grandissimo parco sedeva tutta soletta una pecora piccola piccola”. Inizia così questo bell’albo illustrato che racconta la storia di una pecora dimenticata su una panchina. La piccola pecora se ne sta lì seduta, zitta e ferma. Le persone che passano la osservano incuriosite e si chiedono perché sia stata “lasciata in un posto così”.
Un bambino che sta facendo una passeggiata la nota e vorrebbe portarla a casa. Ma la mamma (o la nonna, o la baby sitter che è con lui) spiega che non si può perché il proprietario potrebbe tornare a cercarla. E qui sentiamo per la prima volta la voce della piccola pecora che mormora in cuor suo, piano piano: “Esatto! Non si può, perché verrà a riprendermi!”.
Il bambino si allontana, ma ahimè, arrivano dei corvi. Gli uccelli sono incuriositi dalla piccola pecora, non capiscono cosa sia. “Forse si mangia!” esclamano e provano ad assaggiarla. La pecora si lamenta, cade dalla panchina e rotola giù… nel prato.
Le cose abbandonate e le cose dimenticate
Quando cala la sera e scende il buio, ecco che da un cespuglio spunta fuori una gatta con i suoi due micini. Mamma gatta soccorre la piccola pecora e lei chiede di essere riportata sulla panchina perché deve “aspettare lì la sua amica”. Mamma gatta posa la pecora sulla panchina e le chiede se è stata abbandonata. La piccola pecora nega con forza, lei non è stata abbandonata, lei è stata dimenticata solo per un pochino. “Le cose che vengono abbandonate non le va più a cercare nessuno” spiega a mamma gatta. Ma le cose che sono state dimenticate le si torna sempre a prendere. E la piccola pecora è sicura che Mina, la sua amica, arriverà.
A quel punto, la piccola pecora racconta a mamma gatta gli avvenimenti della giornata. La gita al parco con Mina e i suoi genitori, il pic nic, i giochi a piedi scalzi nell’erba, la bimba che si diverta un mondo e la piccola pecora che stava “al calduccio” come accarezzata dal sole, seduta sulla tovaglia. E arriviamo al momento cruciale…
Devo aspettare qui…
Mina teneva la piccola pecora in braccio, finché l’aveva posata sulla panchina “solo per un momento”. Poi, attirata da una farfalla che passava di là, la bambina si era allontanata dalla panchina… la mamma l’aveva chiamata ed erano andate via. Senza di lei.
Mamma gatta invita la piccola pecora ad andare con loro. “Stanotte pioverà…” le dice per convincerla. Ma la pecora non se la sente di allontanarsi dalla panchina. E insiste: “io sono stata dimenticata. Devo aspettare qui”.
Dopo una notte di pioggia…
La piccola pecora è pensierosa. Prima era arrabbiata, adesso è preoccupata. Pensa alla sua amica, Mina, che senza di lei non riuscirà ad addormentarsi. Si chiede cosa starà facendo, se starà piangendo… E poi le viene un dubbio terribile e se invece non si fosse accorta che lei non c’è? La piccola pecora vuole tornare a casa! Arriva la pioggia, piove per tutta la notte finché il giorno schiarisce e nella foschia mattutina appare una piccola ombra…
È Mina! È tornata a riprenderla! La bambina abbraccia forte la sua pecora e la riporta a casa. La piccola pecora è tutta bagnata per la pioggia, Mina la lava con cura e la stende perché si asciughi al sole.
Giunta la sera, eccole insieme nella camera di Mina. La piccola pecora inizia a raccontare la sua giornata al parco, e insieme le due amiche si addormentano, vicine vicine.
Una storia di amicizia e di fiducia
Ti aspetterò è una storia di fiducia e di amore. Perchè è l’amore per Mina, per la sua amica, che dà alla piccola pecora la forza di continuare ad aspettare e sperare, anche se sono trascorse diverse ore ed è arrivata la notte. La piccola pecora si fida, crede in Mina e nell’affetto che Mina nutre per lei. Lei e Mina sono amiche! La piccola pecora lo ripete con sicurezza e tenacia a sé stessa e a tutti quelli che incontra. Ha solo un piccolo cedimento, un momento, nella notte, in cui si fa strada il dubbio che la bimba possa non essersi accorta di averla perduta, ma continua ad aspettarla e la sua attesa viene premiata.
La bimba arriva all’alba
Il fatto che la bimba effettivamente faccia la sua comparsa nel vialetto del parco, accompagnata dalla mamma, appena è finita la notte fa intuire che per lei la piccola pecora era realmente importante. Sicuramente si era accorta di averla dimenticata al parco e aveva sentito la sua mancanza. Infatti, appena sorta l’alba ha chiesto di accompagnarla al parco, fino a quella panchina, dove l’aveva lasciata ad aspettarla.
Una pecorella adorabile
Le illustrazioni sono molto delicate, poetiche. La piccola pecora è adorabile, con il pelo bianco che le dà una forma tonda e morbida, il cravattino rosso e il musetto tenero. Il fatto che tutto sia più grande di lei – il parco è molto vasto, la panchina è grande e lei ne occupa solo un piccolo spazietto – ispira ancora più tenerezza.
Emozionante il momento del ricongiungimento quanto la bimba arriva con il suo ombrello rosso e stringe al cuore la piccola pecora.
Giappone, tanta cura per gli oggetti smarriti
Al termine della storia troviamo una post fazione a cura di Laura Imai Messina, che racconta alcuni dettagli della lingua giapponese e le consuetudini di quel Paese. Ad esempio, Laura spiega che in ogni stazione c’è un ufficio preposto alla raccolta degli oggetti smarriti e che ogni giorno nei centri di polizia vengono consegnati portafogli e oggetti di valore. E chi nota un oggetto per terra, lo solleva e lo colloca in un luogo ben in vista affinché non si sciupi e venga facilmente ritrovato.
Tutti gli oggetti vengono trattati con molta cura da chi li ritrova “nella certezza che quel qualcosa che è stato perso o dimenticato, abbia valore per chi lo ha perduto”.
Le cose perdute non sono abbandonate. Non c’è l’intenzione di separarsi da loro. Sono, appunto, perse, dimenticate per un poco, ma poi subito ci si accorge della loro mancanza e si torna a cercarle.
Per quanto riguarda l’età di lettura, si può proporre a partire dai due anni e mezzo-tre, e può essere una piacevole scoperta anche per bambini più grandi.
Giorgia Cozza
