Bimbo di 3 anni che urla sempre! I consigli della psicologa

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Buongiorno, sono una mamma di un bimbo di 3 anni frequenta il primo anno di scuola dell’infanzia.
Ha iniziato a parlare da poco, ripete tutto quello che diciamo e formula piccole frasi.
Si fa capire benissimo, anche le maestre hanno detto che da inizio anno ha fatto molti progressi.
I “problemi”, se cosi li vogliamo definire, sono due: quando viene ripreso da noi genitori o da qualsiasi altra persona inizia a fare le smorfie, stiamo cercando col papà di farglielo capire in tutti i modi che non si fa, ma non c’è verso, il secondo problema è che urla, urla tantissimo: quando gioca e quando non ottiene ciò che vuole.
Anche a scuola urla tanto.
Come possiamo fargli capire che è sbagliato urlare?
Cosa possiamo fare?
Grazie mille. Attendo vostra risposta. Buona giornata.
Non so se può essere utile ma il mio compagno ha altri due figli avuti da precedente matrimonio di 11 e 7 anni, e il piccolo imita molto il fratello di 7 anni.

Bimbo di 3 anni che urla sempre! La risposta della psicologa:

Cara mamma,
grazie per averci scritto. Da quello che ci racconta, per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio, il suo bimbo, con i suoi tempi, sta facendo i suoi progressi. Lei ci dice che il problema è che urla.

Andiamo più a fondo e approfondiamo questo suo comportamento. Sicuramente una cosa importante da sottolineare è che lo sviluppo del linguaggio è uno degli alleati per iniziare a ridurre un po’ questo suo comportamento, che non è affatto preoccupante. Le parole diventano un alleato importante perchè se il bambino inizia a padroneggiarle può esprimere il suo disappunto e questo assume un significato estremamente importante. Se ci pensiamo, infatti, i bimbi piccoli che non hanno ancora sviluppato il linguaggio sono bimbi che utilizzano molto la fisicità, per esempio ricorrendo all’uso delle mani e utilizzano l’urlo e il pianto per dare voce ai propri bisogni.

Il ruolo dell’adulto è di fondamentale importanza ed è duplice: da una parte esprimere il proprio disappunto per quello che sta facendo il bimbo in modo autorevole e non autoritario. Se si urla, il bambino utilizzerà sempre la stessa modalità. Dall’altra, provare a dire al bimbo “puoi dire che sei arrabbiato oppure che non sei d’accordo anzichè urlare”.

I bimbi non imparano subito ad utilizzare il linguaggio emotivo, è importante aiutarli a familiarizzare con le emozioni e con questo tipo di linguaggio e questo ruolo appartiene agli adulti.

Le parole poi le troverà lei, ma potrebbe dire al suo bimbo: “non sono affatto d’accordo quando urli così, se sei arrabbiato puoi dirlo.”

Via via che aiuta il suo bimbo a prendere contatto con una forma diversa di linguaggio, vedrà che questo comportamento fastidioso si attenuerà.

Un altro accorgimento importante è quello di evitare di sottolineare spesso che urla; i bimbi hanno le antenne e si sintonizzano su ciò che dà fastidio all’adulto e su ciò che può attirare attenzione. Se ci pensa, l’urlo richiama molto l’attenzione dell’adulto perchè rimanda alla paura, al pericolo, all’ira.

E’ importante che il bimbo impari a ricevere attenzione esprimendo le sue emozioni e dandone voce attraverso gesti e parole più consone.

Quello che le abbiamo detto fino ad ora riguardava più l’urlo espresso come forma di disappunto. Un discorso diverso merita l’urlo espresso con i fratelli o amici. In questo caso l’urlo fa proprio parte di dinamiche di gioco tra coetanei ed è soprattutto presente nei momenti di gioco fisico. In questi casi quando supera un certo livello di tolleranza è bene intervenire, provando a chiedere di diminuirne l’intensità. Un’altra strategia è quella di proporre ai bimbi di fare altre attività come aiutare la mamma in cucina e fare attività quotidiane e pratiche. Queste attività impegnano molto i bambini e offrono loro occasioni per sperimentare alcune forme di autonomia e condivisione di ciò che fa l’adulto. Inoltre, i bambini conservano sempre un bel ricordo di questi momenti piacevoli trascorsi con il genitore dove “giocano a fare ” le stesse cose che fa un adulto.

Sperando di esserle stato d’aiuto, la salutiamo.

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