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24 Giugno 2020 ARTICOLI

Alda Trifiletti

Dottoressa Alda Trifiletti, specializzata in Glottodidattica Infantile alla Sapienza di Roma titolare del centro linguistico The Bilingual Bridge di San Mauro Torinese, insegna inglese a bambini e ragazzi, strutturando percorsi personalizzati e utilizzando il metodo Hocus&Lotus, Jolly Phonics ecc.. , fornisce consulenze agli istituti scolastici per implementare progetti di bilinguismo.

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Depende, Todo Depende

E anche quest’anno, nonostante tutto, siamo giunti a giugno; ci ritroviamo alle soglie dell’estate un po’ spaesati di fronte all’incertezza che ci attende sotto vari aspetti.

Non ci stancheremo mai di ribadire che è fondamentale mantenere l’esposizione alle lingue straniere anche d’estate, perché le lingue, prima di essere materia scolastica, sono veicoli di comunicazione. (per approfondire:  Oltre il corso di lingua: l’esercizio costante e Il bilinguismo non va in vacanza).

Tuttavia, per quest’anno le regole di distanziamento sociale che dobbiamo rispettare hanno posto un limite ad alcune forme di esposizione linguistica che molte famiglie sceglievano per i propri figli proprio approfittando della lunga pausa scolastica estiva, come i viaggi studio e i summer camp in lingua straniera.

Che fare per questa estate 2020? Arrendersi, tanto mese più o mese meno non fa differenza? Ovviamente no! Analizzeremo di seguito sia le alternative che si possono prospettare che le motivazioni per le quali è fondamentale procedere sulla strada del bilinguismo attraverso l’integrazione delle lingue straniere nel nostro quotidiano.

In un mondo in cui le lingue straniere sono fruibili attraverso i più svariati canali di comunicazione, è davvero possibile integrare una lingua straniera nella nostra quotidianità anche quando le nostre possibilità di aggregazione risultano limitate: film, tutorial, canali tematici, musica, riviste, giornali, ma anche teatro e molto altro. I materiali sono facilmente accessibili, purtroppo però il loro utilizzo effettivo è ancora molto scarso.

Come mai? Perché, per far davvero entrare una lingua straniera nel nostro quotidiano occorrono due presupposti fondamentali:

• lo sforzo, l’impegno che ovviamente comporta l’utilizzo di un canale di comunicazione nel quale siamo meno competenti rispetto alla lingua madre;
• il cambio di prospettiva, cosa forse ancora più ostica da metabolizzare.

Se vivessimo all’estero il problema non si porrebbe, lo daremmo per scontato. In realtà, così come dall’estero avremmo accesso a contenuti in lingua italiana, potremmo benissimo fare il contrario e fruire di materiale in lingua straniera pur vivendo in Italia, oltretutto scegliendo gli argomenti che ci interessano di più, non come a scuola dove, volenti o nolenti, dobbiamo seguire un filo conduttore standard scelto da altri.

La chiave di volta sta nel cambio di prospettiva e lo sforzo, l’impegno, la volontà di perseguire un obiettivo che ci stimoli e in cui crediamo, partendo da noi stessi.

Parlo di fantascienza? In teoria no, soprattutto se siamo noi genitori a metterci in gioco per primi, inserendo nella nostra vita contenuti in lingua, perché in fondo, alla faccia della “deresponsabilizzazione” dilagante, gli adulti siamo noi in questo momento storico e tocca a noi fare da trigger qualunque ruolo ci ritroviamo a ricoprire nella società. Se manca l’esempio e l’impegno, l’inettitudine non farà altro che alimentare inettitudine.

Ed ora veniamo al motivo profondo per il quale è da considerare fondamentale un’educazione plurilingue dei nostri figli. Non è soltanto questione di imparare una lingua per avere maggiori possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, ma una autentica educazione improntata, almeno sul bilinguismo, fornisce uno strumento in più per alimentare ciò di cui la società è, sotto ogni evidenza, carente oggi: il pensiero critico, quello che per dirla con il cantante degli Jarabe de Palo, recentemente scomparso, ci permette di avere molteplici approcci ad un problema e ci fa dire: depede!

In una recente intervista per Marco Monty Montemagno, il Prof Franco Fabbro, noto neuro-linguista, ribadisce come gli studi sul cervello abbiano evidenziato che ogni lingua appresa porta con sé delle strutture mentali differenti, più ne abbiamo interiorizzate, maggiore è l’esercizio di confronto che siamo in grado di esercitare. Dal confronto nasce la ricchezza, la ricerca di soluzioni ai problemi, l’abbattimento di rigidità e barriere mentali, prima e pratiche poi.

Dal confronto e dal pensiero critico, scaturisce l’accettazione della diversità ed il rifiuto all’uniformarsi al pensiero mainstream.

Il pensiero critico è nemico di qualunque dittatura, che sia essa politica, culturale, consumistica.

Pensiamo a tutto ciò la prossima volta che scegliamo la lingua in cui vedere una film.

See you all in the next adventure.


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