Una fiaba dedicata al rapporto tra un bambino che sta crescendo e la sua mamma. Testo molto fantasioso e illustrazioni ricche di poesia.
“Voglio un’altra mamma!”
La storia comincia con il protagonista, Nino, che voleva a tutti i costi giocare a pallone. “Ma la mamma disse di no”. Non c’era tempo per giocare a pallone quel pomeriggio, bisognava tornare a casa, preparare la cena, finire i compiti e tante altre incombenze. Nino si arrabbiò moltissimo. Si arrabbiò così tanto che disse: “Io non voglio più essere tuo figlio! Voglio un’altra mamma!”.
“Va bene, ti porto alla fabbrica delle mamme”
La mamma fissò Nino per un lunghissimo minuto, poi disse solo: “Va bene, monta in macchina”. E disse che gli avrebbe dato un passaggio fino alla fabbrica delle mamme, così avrebbe potuto sceglierne una nuova.
Nino era stupito, ma anche curioso. Salirono in auto e partirono. “Dopo qualche curva e un po’ di strada sterrata”, la mamma si fermò.
Nino scese senza neppure salutare e raggiunse l’imponente cancello verde senza voltarsi indietro.
Oltre al cancello, c’era uno strana costruzione colorata: la fabbrica delle mamme!
Alla ricerca di una mamma nuova
Nino si fece coraggio e giunse fino al portone dove lo accolse un soldatino di stagno. Il buffo omino con giubba rossa e cappello gli spiegò cosa avrebbe dovuto fare.
Ad ogni tappa del percorso Nino doveva selezionare una caratteristica della nuova mamma e prima di uscire l’avrebbe ricevuta bell’ e pronta e sarebbero tornati a casa insieme.
Si comincia! Il soldatino di stagno accompagnò Nino in un grande atrio con la moquette colorata e Nino descrisse la prima importante caratteristica che avrebbe dovuto avere la sua nuova mamma. Nino voleva: “Una mamma buona, che mi lasci giocare a pallone quando mi va”. Questa mamma avrebbe dovuto avere una bocca grande capace di dare tanti baci.
Il soldatino premette un pulsante e si mise in moto un meccanismo molto rumoroso che faceva tremare i pavimenti.
Una mamma capace di giocare e cucinare
Seconda tappa, il soldatino accompagnò Nino attraverso un uscio molto piccolo fatto di cartapesta. Camminando sulle ginocchia nel piccolo cunicolo, Nino arrivò in una stanza in miniatura che sembrava una case delle bambole. Qui spiegò di volere una mamma brava capace di giocare e cucinare cose buone.
Il soldatino tirò una leva. Altri rumori, altri crick e crack che scuotevano le pareti.
Una mamma che legga e racconti storie
Terza tappa, Nino si ritrovò in un spazio arioso pieno di finestre e giunse ai piedi di una scala molto ripida. Qui spiegò di volere una mamma dolce “che legga per me tanti libri”. La nuova mamma avrebbe dovuto anche saper inventare e raccontare storie con parole giuste, che non facessero annoiare Nino. Il soldatino spostò uno degli interruttori e gli ingranaggi partirono a scatti.
Penultima tappa, Nino arrivò in una stanza ovale con pavimenti lucidissimi e presentò un’altra richiesta: una mamma paziente che non si arrabbi se deve ripetere cento volte di mettere i calzini nel cesto dei panni sporchi.
Il soldatino spiegò che non sarebbe stato facile perché c’erano pochi modelli di mamme con queste caratteristiche, ma avrebbero fatto il possibile. Tirò una molla e si sentirono delle turbine accelerare.
“Forse mi sono sbagliato”
Quando arrivarono in una stanza con le pareti ricoperte di specchi Nino chiese una mamma forte che camminasse svelta e avesse braccia resistenti per prenderlo in braccio quando era stanco.
Il soldatino inserì un disco dorato nell’intercapedine di una parete tra uno specchio e l’altro. Ma improvvisamente, lì di fronte allo specchio, Nino si sentì smarrito. “Pensò che forse si era sbagliato”. Provò a chiedere di aspettare, a dire che si era confuso, ma la sua voce fu sovrastata dai rumori della fabbrica. Era troppo tardi!
Si torna a casa!
Nino decise di scappare via. Percorse a ritroso stanze, corridoi e cunicoli. Uscì dalla fabbrica, scavalcò il cancello verde e con un balzo rientrò in auto. Avrebbe voluto raccontare tutto alla mamma, spiegarle cosa era successo e cosa aveva provato, ma le parole non arrivavano, allora disse solo: “Andiamo a casa, mamma?”.
La mamma mise in moto e partirono.
Bambini che si arrabbiano
Questa storia con i colori della fiaba si presta a diversi livelli di lettura. È la storia di tutti i bambini a cui capita di arrabbiarsi perché la mamma dice loro che non possono fare qualcosa a cui tengono. È la storia di tutti i bambini a cui capita di dire che la mamma è cattiva, non gli piace, la vorrebbero cambiare.
Una storia che racconta la fatica di crescere
Ma è anche, credo, la storia di ogni bambino che deve affrontare l’avventura impegnativa della crescita. Che si accorge di non essere più un bimbo piccino, ma che non è ancora grande, che prova desideri contrastanti e qualche volta si sente un po’ confuso. Smarrito. Perchè crescere è un po’ così, rende necessario “ricalcolare il percorso” più e più volte. E a seconda della tappa di crescita, capita anche di non riconoscersi. Il corpo si modifica velocemente. E anche i desideri.
Quel sentirsi un po’ piccolo e un po’ grande, nella storia viene raccontato così: “Guardò i suoi piedi che erano cresciuti così in fretta, ultimamente, da aver bucato le scarpe”. E invece “le mani no, erano piccine”. O almeno, a me questa scena ha fatto pensare a quelle fasi di passaggio, a quei momenti di trasformazione che non sono mai netti, in cui convivono il nostro piccolo bambino ancora bisognoso di coccole e protezione, e il bambino più grande che ha bisogno di spazi e tempi per decidere e muoversi in autonomia. E mi ha fatto tenerezza anche l’immagine della mamma che dà a Nino la mano per attraversare, ma solo per “il tempo di arrivare dall’altra parte, al sicuro”.
Un’occasione per parlare con i nostri bambini
Raccontare tutto questo per un bambino, così come per un adolescente, è davvero difficile. Questa storia sa mostrare la fatica e le paure: “Voleva spiegare quanto era stato facile andare e quanto era difficile tornare, che aveva avuto paura di perdersi, di non trovare la strada. Di non trovare nessuno ad aspettarlo”.
Leggere questo libro con un bambino grandicello può offrire l’occasione per confrontarsi a proposito di queste tematiche, per chiedere al bambino se si “ritrova” e cosa ne pensa e magari per raccontare anche di noi, di quando abbiamo vissuto queste fasi di passaggio.
Per i lettori più piccini – dai 4 anni circa – è una storia con tutti i connotati della fiaba: la fabbrica misteriosa, il soldatino di stagno, il percorso fantastico fatto di porticine di cartapesta, stretti passaggi, sale di specchi… Il tutto magistralmente reso dalle illustrazioni molto belle di Giulia Cregut.
Giorgia Cozza
