Recensione del libro: Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni

Pubblicato il
Consigliato
Argomenti
Autore
Jessica Joelle Alexander e Iben Dissing Sandahl
Casa Editrice
Newton Compton Editori
Collana
Grandi Manuali Newton
Anno prima edizione
2016
Pagine
215
ISBN
9788854197152

Ho letto questo manuale incuriosita da articoli, recensioni ed interviste che hanno accompagnato il suo “debutto” nel panorama dei saggi per genitori e devo dire che si è rivelata una lettura interessante, ricca di spunti di riflessione.

I semi della felicità si coltivano sin dall’infanzia

Il punto di partenza del libro è la notizia che da più di 40 anni la Danimarca è in cima alla classifica dei Paesi più felici (il World Happines Report) stilata dalle Nazioni Unite. Le autrici, Jessica Joelle Alexander, giornalista americana laureata in psicologia, sposata con un uomo danese, e Iben Dissing Sandahl psicoterapeuta danese, si chiedono se il motivo di tanta felicità, oltre ad essere legato ai servizi efficienti e al benessere economico del Paese, possa collegarsi con l’infanzia dei cittadini danesi e, in particolare, con il metodo educativo dei loro genitori. Per rispondere a questa domanda le autrici prendono in esame lo stile dei genitori danesi e ne evidenziano i punti di forza.

L’idea che i semi della felicità siano da ricercarsi negli anni dell’infanzia mi piace e mi convince. Poi, certamente, le dinamiche che possono contribuire alla soddisfazione e alla serenità di un adulto sono numerose e complesse, ma “partire con il piede giusto” può essere d’aiuto!

Lo stile “parent” in sei punti

Le dritte per diventare un buon genitore – parent – si riassumono in sei punti fondamentali: Play, Authenticity, Reframing, Empathy, No Ultimatums, Togetherness and Hygge.

1) Il gioco è fondamentale perché aiuta i bambini a sviluppare molte abilità (resilienza, strategie di adattamento allo stress, negoziazione, autocontrollo) che sono decisamente utili anche in età adulta. Ma perché il gioco possa rivelarsi un’importante palestra di relazioni e competenze, deve essere un gioco “libero”, creativo, autogestito dai bambini stessi. Una modalità di gioco che spesso i nostri bambini, super impegnati tra corsi sportivi e attività organizzate, non hanno modo di sperimentare a sufficienza.

2) Autenticità. Sotto questo “cappello” sono compresi suggerimenti per gestire e accettare le emozioni (tutte, quelle belle ma ancor di più quelle brutte) e indicazioni sulle modalità che sarebbe meglio adottare per lodare i nostri bambini. Il suggerimento è quello di ridurre l’uso dell’aggettivo bravo, per abituarsi pian piano a lodare il percorso che ha portato il bambino ad ottenere un determinato risultato (al posto di un generico bravo, meglio quindi: “Hai lavorato con grande impegno”). Questo è un concetto che da alcuni anni è presente in diversi saggi per genitori, ma che non è facile, nè scontato, perché va contro ad abitudini fortemente radicate.

3) La ristrutturazione è una modalità che permette di cambiare (in meglio) la percezione che i bambini hanno della vita, degli eventi che accadono, delle persone con cui entrano in relazione. La cosa bella è che per mettere in pratica questo passo, i genitori devono allenarsi a cambiare la propria di percezione della vita, e questo in genere comporta una notevole riduzione dello stress. Nel libro si parla di “ottimismo realistico” per sottolineare che l’invito non è quello di vedere tutto rosa anche laddove la situazione non lo concede, ma è quello di trovare qualcosa di positivo in ogni situazione.

4) Grazie all’empatia i nostri figli, futuri cittadini di domani, potranno costruire un mondo migliore, una società più attenta ai bisogni di tutti, più sensibile. Il suggerimento per i genitori è quello di giudicare e rimproverare di meno, cercare le cause di un comportamento, sintonizzarsi con i bisogni e le emozioni dei bambini, farli sentire accolti e compresi.

5) Evitare gli ultimatum può facilitare e “alleggerire” la quotidianità di tutti, grandi e piccoli.. Per riuscirci occorre mantenere la calma, e porsi come genitori autorevoli, (non autoritari) che aiutano i figli a comprendere e fare proprie le regole della famiglia, sviluppando così un buon autocontrollo. In pratica i bambini arrivano a comportarsi in un certo modo perché capiscono che è quello giusto e non per paura di sgridate o punizioni.

6) L’ultimo punto mette in evidenza l’importanza di relazioni più intime, di legami più saldi, di affiatamento tra i membri della famiglia. Le autrici ricorrono al termine danese “Hygge” che non ha un corrispettivo in italiano, ma si riferisce all’atmosfera intima, accogliente e serena che si può costruire all’interno dei nuclei famigliari quando tutti si concentrano non sul proprio benessere personale, ma sul “noi”. Come sottolineato nel testo: “Famiglie serene  e un forte sostegno sociale danno vita a bambini più felici”.

E per le neomamme, rete e sostegno

Nel capitolo dedicato all’intimità, c’è un interessante paragrafo in cui si descrivono i servizi a disposizione delle neomamme danesi. Nella settimana successiva al parto, un’ostetrica si reca a casa della mamma per verificare che lei e il bimbo stiano bene, e le consegna i contatti di tutte le donne del quartiere che sono diventate mamme da poco. Questo è Il primo passo per creare una vera e proprie rete di mamme, che si incontrano una volta alla settimana, si incoraggiano e si preoccupano del reciproco benessere. Una bella idea!

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