Al di là dei casi specifici, ci sembra opportuno riflettere sui motivi che stanno alla base di queste richieste: che ruolo ricopre il genitore nella vita del bambino? Ma, ancora di più, che ruolo riconosce il genitore a se stesso? Quali sono le caratteristiche del ruolo genitoriale?
Quando si diventa genitori si assume una funzione importante e delicata, si diventa responsabili del benessere di un altro essere vivente, che dipende in tutto e per tutto dall’adulto.
Perciò è importante che ogni genitore si riconosca il diritto e si assuma la responsabilità di prendere decisioni rispetto all’educazione del proprio figlio, utilizzando la propria esperienza e il proprio bagaglio personale, riconoscendo al contempo la propria fallibilità.
Winnicott, un noto psicoanalista infantile, parla infatti di madre sufficientemente buona (perciò capace, ma non perfetta) come di «colei che è in grado di prendersi cura del proprio bambino sapendo dosare delle dosi accettabili di frustrazione».
Per un bambino il limite educativo offerto dall’adulto di riferimento è un fattore protettivo nei confronti dell’ambiente.
Nei primi mesi di vita i genitori si occupano e si dedicano totalmente al figlio, accudendolo nei suoi bisogni primari in un rapporto di dipendenza assoluta, ma con il passare del tempo e con l’acquisizione di una maggiore autonomia, i genitori diventano per lui il suo filtro rispetto all’ambiente.
Il loro compito protettivo si concretizza attraverso le regole educative e la consapevolezza di prevedibili “rivolte”, normale espressione dell’individualità del bambino. Durante queste fasi di protesta e di sfida, il bambino ha bisogno di sentire i propri genitori come autorevoli, protettivi ma non arrendevoli, un porto sicuro da cui potersi allontanare con la certezza di poter tornare ed essere nuovamente accolti con amore.
Se gli adulti sono riusciti a trasmettere questo senso di sicurezza, con il tempo il bambino può accedere all’autocontrollo, ovvero all’interiorizzazione del ruolo protettivo dei genitori.
Le decisioni rispetto al benessere del proprio figlio spettano al genitore e non possono in alcun modo essere delegate al bambino, in quanto non è capace di provvedere a se stesso, non è in grado di discernere il giusto dallo sbagliato, ciò che gli fa bene da ciò che lo danneggia, ma risponde a un bisogno di soddisfazione immediata dei suoi impulsi e dei suoi desideri, tutto teso all’aspetto sensoriale delle esperienze. L’adulto adeguato è invece in grado di posticipare le soddisfazioni dei bisogni, di valutare le azioni e i comportamenti traslandoli nel tempo, riconoscendone le conseguenze per sé e per gli altri.
Un atteggiamento discutibile, ma comune, è l’abitudine di rivolgersi ai figli in termini di domande: “Vuoi smetterla, per favore? Vuoi mangiare? Metti a posto i giochi?”.
Questo modo di proporre al bambino una regola educativa non è solo una sfumatura linguistica, ma un’espressione della relazione adulto-bambino: da una parte il genitore avverte con frustrazione la sua insicurezza, la difficoltà di essere colui che sa cosa è giusto e che decide, dall’altra il bambino avverte di non essere di fronte a un limite saldo e sicuro e di avere una scappatoia. L’adulto risulta non rassicurante e il bambino si sente solo e confuso nel caos dei propri impulsi. La sfida che pone il bambino è perciò una risposta prevedibile: “No!”.
Anche la scelta dei cibi che compongono una corretta dieta non è delegabile: un conto sono i gusti personali, un altro il rifiuto in toto di un gruppo di alimenti (per esempio si possono evitare gli asparagi, ma non tutte le verdure). Il genitore che asseconda il figlio e gli permette di avere una dieta ridotta, di sicuro eviterà capricci, litigi e punizioni, ma lo esporrà a un rischio che riguarda la sua salute. Far mangiare in modo sano e variegato i propri figli non è una punizione, ma un atto di amore e di cura.
È altresì importante che i genitori non dimentichino la propria relazione di coppia e che preservino alcuni spazi in cui possano vivere il rapporto con il proprio compagno, in funzione della serenità propria e di tutta la famiglia.
Un problema riportato sovente è l’abitudine di lasciare che i figli dormano nel lettone dei genitori, spesso a discapito del padre che viene estromesso ed esiliato in un lettino singolo o sul divano.
È necessario che gli adulti spieghino ai bambini che ci sono dei momenti e degli spazi che i grandi dedicano a loro stessi (salvo le dovute eccezioni, come malattie e momenti di difficoltà oggettiva del bambino). Al bambino fa bene avere il proprio letto e la propria cameretta, con i suoi giochi, le lucine, i pupazzi, e fa bene ai genitori avere uno spazio libero in cui poter vivere la propria affettività e tornare a essere una coppia.
Se infine i genitori si rendono conto di essere in seria difficoltà rispetto al riconoscersi in questo ruolo, fa parte della propria funzione accudente chiedere aiuto, rivolgendosi a uno specialista che possa lavorare con loro sulle motivazioni personali che rendono difficoltoso il raggiungimento di una posizione adulta e accudente.
Dott.ssa Francesca Miccoli
