15 Dicembre 2008 ARTICOLI

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Inibizione psicomotoria

Il bambino inibito, nelle descrizione fornite da numerosi studiosi sull’argomento, appare incapace di prendere iniziative, oppure, qualora si avvii verso un’attività, questa appare ripetitiva, faticosa nell’avvio; la chiusura e il ritiro appaiono modalità privilegiate nei confronti della realtà, benché il bambino inibito possa avere in sé desideri che non riescono ad emergere per timori e paure.

Si è precedentemente accennato alla caratteristica dell’inibizione psicomotoria, intesa come modalità del bambino di porsi nei confronti del mondo esterno.

In alcuni studi si pone l’accento sull’origine del disturbo, da attribuirsi alla repressione dell’aggressività e ad un disturbo di comunicazione (Ambrosiani, De Panfilis, Wille); si insiste inoltre sull’assenza di lesioni organiche (De Ajuriaguerra) e sull’influenza di un ambiente sfavorevole, che, in bambini con caratteristiche della personalità particolari, può provocare “disturbi momentanei dell’organizzazione motoria” (Russo). Nei primi anni di vita del bambino, difatti, le relazioni genitoriali eccessivamente protettive o inadeguate nei suoi confronti, possono provocare in lui disturbi anche di tipo inibitorio. Si trattarerà in seguito dell’aiuto che l’intervento psicomotorio può fornire ai bambini con tali problematiche.


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