Diversi studi dimostrano la persistenza dei sintomi sia nell’età adolescenziale che in quella adulta, forse meno visibili, in quanto di importanza secondaria rispetto ad altre difficoltà, quali i comportamenti sociali trasgressivi, i disturbi della condotta, le non facili relazioni sociali, e così via.
E’ importante sottolineare che un adulto con DDAI è stato nell’infanzia un bambino con DDAI, ed è quindi cresciuto con le difficoltà tipiche del disturbo. Se è stato aiuto, tramite i professionisti e i familiari, ad elaborare le strategie per far fronte alle sue caratteristiche, avrà potenzialità ed uno stile di vita diverso da chi ha convissuto, per l’intera vita, con il DDAI.
Gli adulti in cui, anche a causa della recente divulgazione di informazioni, mai sia stato prima riconosciuto il disturbo, e che ne acquisiscano ora consapevolezza, possono imparare a riconoscere i propri sintomi e a guardare al proprio passato considerando per la prima volta il ruolo che essi abbiano avuto nella carriera scolastica e lavorativa, nella vita affettiva e relazionale.
Essi riusciranno finalmente a spiegarsi quanto, nella storia della propria vita, interpretavano prima solo con sofferenza, senso di colpa, impotenza, e che oggi appare loro, invece, come una condizione che poteva essere trattata, motivo delle ricorrenti difficoltà.
