12 Luglio 2010 ARTICOLI

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Caratteristiche dell’ascoltatore

Quali sono le caratteristiche di un buon ascoltatore?

E’ importante innanzitutto la disposizione interiore con la quale mi accingo ad ascoltare. Mi sento veramente disponibile in questo momento oppure sono preso da altri problemi, ho fretta, ho altre cose da sbrigare, sono stanco e così via?
Il primo requisito fa quindi riferimento a se stessi. E’ difficile entrare in contatto con altre persone se si è distratti da sé, se non si sa quanto si sta provando in un preciso momento.
Mandare un messaggio di attenzione se non si è veramente disponibili può creare irritazione, delusione o altri sentimenti spiacevoli nell’interlocutore che percepisce un messaggio ambiguo.
E non è possibile barare! La trasmissione di un messaggio avviene attraverso tutta la nostra persona. I nostri messaggi passano solo per il 7% attraverso il linguaggio verbale, per la restante parte noi comunichiamo con messaggi non verbali quali il tono, la modulazione ed il ritmo della voce, la postura, la gestualità, l’espressione del volto, il movimento, la maggiore o minore lontananza anche fisica che poniamo fra noi e l’ altro.
I figli percepiscono immediatamente quanto le comunicazioni verbali coincidono con il nostro sentire reale ed i messaggi ambigui sono forieri quanto meno di confusione e disorientamento.
Molto meglio dire chiaramente che quello non è il momento giusto, che si può rimandare ad un altro momento. L’onestà è alla base di rapporti sinceri e affettuosi.
Affinché non vengano a mancare le condizioni necessarie all’ascolto è necessario restare in contatto con quanto sentiamo durante tutto il processo di ascolto per sentire come risuonano in noi i messaggi che ci giungono, per cogliere i nostri pensieri, sentimenti, emozioni, sensazioni e tenerle ben distinte da quelle che ci pervengono dall’altro. Oserei dire anche per mantenere intatta la nostra realtà rispetto a quella dell’altro, per non farci coinvolgere in modo esagerato, per mantenere il nostro equilibrio, assolutamente necessario per essere d’aiuto all’altro.
E’ necessario percepire i vissuti dell’altro “come se” fossero i nostri, ma ben consapevoli che non lo sono, che noi siamo altro.
Anche la comunicazione dei figli passa attraverso molti canali. Ecco quindi che l’ascolto implica non solo ascoltare la parole, ma osservare tutto il modo di essere del figlio in quel momento.
E’ una cosa che i genitori già conoscono: una mamma sa riconoscere dal comportamento del figlio il suo stato di disagio o di benessere. Del resto questo è il modo con cui i bambini molto piccoli, ancora incapaci di parlare, comunicano le loro esigenze.
E’ importante entrare nella “lunghezza d’onda” dell’altro per cogliere tutta la complessità della comunicazione nei suoi vari aspetti: il significato esplicito ed i significati nascosti a livello di vissuti, emozioni, sentimenti, pensieri. Non a caso Stern ha chiamato “sintonizzazione” questa intesa profonda fra madre e figlio nei primi anni di vita. Un altro termine è “empatia”: essere empatici significa percepire il mondo interiore dell’altro come se fosse il nostro, mantenendo tuttavia la consapevolezza della sua alterità rispetto ai nostri punti di vista.
Pertanto ascoltare implica attenzione all’altro ed a sé in contemporanea, implica accettazione dell’altro e di se stessi allo stesso modo, per saper accogliere anche le nostre reazioni, ma sapendo che tali sono: reazioni, appunto, e non la realtà complessiva della situazione che si sta vivendo.


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