“La più brutta del reame” è un libricino veloce che può far riflettere le bambine intorno agli otto – dieci anni sul concetto di bellezza fisica e bellezza interiore. Attraverso una storia di principesse, Simona Obialero e Carla Corso sono riuscite a trattare un argomento difficile in modo veramente adeguato e credo che il fatto che siano entrambe maestre le abbia aiutate, anzi sarebbe curioso conoscere la realtà che ha ispirato la scrittura.
Avendo io stessa una bambina di nove anni, mi rendo conto di quanto noi genitori abbiamo bisogno di proposte come questa, a compensare quelle dei mass media che vorrebbero trasformare in donne in miniatura queste ancora bambine, sia per ciò che riguarda l’abbigliamento, sia certi giochi e programmi televisivi.
La più brutta del reame è Maria Ginevra, principessa costretta a confrontarsi con le sorelle, entrambe dotate di quella bellezza da principesse che conosciamo. Inoltre, Maria Ginevra vive il suo disagio in solitudine, poiché i genitori sono perennemente in viaggio per qualche impegno che li porta in qualche parte del vasto regno.
Naturalmente non manca uno specchio magico al quale viene imposto da “Racchietta”, nome che decide di darsi ben presto Maria Ginevra, di confermare che lei è la più brutta del reame.
Ma il cambiamento di nome e di ruolo coinvolgerà anche il personale del castello, soprattutto coloro che in precedenza erano messi meno in risalto proprio per il loro aspetto fisico. Dunque, Nasona la cuoca divenne dispensatrice ufficiale di spezie per le ricette più raffinate, invece Sguercio fu investito del ruolo di vedetta ufficiale della torre più alta, tanto per citarne due.
Tutto ciò porterà una nuova atmosfera nel castello, una nuova consapevolezza dei protagonisti e poi sopraggiungerà anche un principe per il finale che si conviene a questa storia.
Non mi resta che concludere, augurandomi di riuscire a proporvi, nel nuovo anno, letture sempre più interessanti e particolari.
