Se non provassimo paura, ci esporremmo a situazioni che metterebbero a rischio la nostra incolumità fisica e psicologica.
In questo articolo ci proponiamo di approfondire le più comuni paure infantili collegandole a specifiche tappe evolutive e di dare alcune linee guida per capire le paure e aiutare i bambini a superarle.
Affronteremo perciò il tema delle paure comuni, mentre le fobie meritano un trattamento a parte.
Esistono alcune paure legate a specifiche fasi evolutive: nei primi mesi di vita il neonato, si trova in una fase di non differenziazione tra Io e Non-Io, non c’è distinzione tra ciò che è interno e ciò che è esterno.
Egli reagisce in base alla stimolazione sensoriale che riceve: forti rumori, luce eccessiva, sensazione di cadere generano in lui una sensazione di paura poiché turbano la sua quiete omeostatica superando un livello tollerabile, esponendolo a una iperstimolazione percettiva.
Dai 6 mesi in poi, in seguito a nuove competenze e acquisizioni, come la capacità di riconoscere i visi e i rumori, di collegarli alle sue figure di riferimento, possono comparire l’ansia da separazione e la paura dell’estraneo.
Un gioco tipico di questa fase è il cucù (quando il viso viene nascosto e poi svelato) e poi il nascondino, che permette di vivere ed elaborare il momento dell’allontanamento del genitore e il suo ritrovarlo, dandogli un senso di fiducia e di continuità del rapporto.
Intorno ai 3 anni, con l’acquisizione del controllo sfinterico, il bambino raggiunge una maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo e l’ambiente è sempre più richiedente. In questa fase sono comuni le paure rispetto a ciò che di “sporco” produce il proprio corpo, ai buchi (come il water in cui spariscono parti di sé), può presentarsi oppositività e reazioni eccessive rispetto a tagliarsi i capelli o le unghie, al buio e all’addormentamento. Sono tutte tematiche che riguardano la separazione, la perdita del controllo del corpo, il desiderio di trattenere per non disgregarsi.
Dopo i 3 anni possono manifestarsi timori legati all’essere adeguato, bravo e capace in un ambiente sociale in cui compaiono le prime forme di competizione.
In questo periodo iniziano a comparire le paure legate a mostri, orchi, streghe, personaggi fantastici che occupano i racconti e i disegni dei bambini e che sono vissuti come reali, non essendo ancora sviluppata in loro una distinzione netta tra realtà e fantasia.
Va perciò evitato un atteggiamento di banalizzazione e svalutazione delle sue paure, la presa in giro e l’ironia (che non viene compresa dai bambini fino agli 8 anni circa), che vanno ad attaccare l’autostima e la fiducia di sé.
Allo stesso tempo è necessario non caricare o drammatizzare le reazioni, tanto meno esternare le proprie preoccupazioni (se al bambino, con un intento di condivisione emotiva, viene detto che anche la mamma ha paura dei cani o del buio, viene veicolato il messaggio di reale pericolosità e di rischio per la propria sicurezza). È importante che nel momento critico in cui il bambino esprime il suo disagio, il genitore sia in grado di mantenere la calma, di usare un tono di voce normale e di rassicurarlo con le parole e con i gesti (afferrare il bambino, sgridarlo e correre via dal pericolo, aumentano la sensazione di minaccia imminente!).
È inoltre sconsigliato utilizzare personaggi paurosi di fantasia per gestire le regole o come minaccia di punizione: è preferibile invocare una fatina buona che premia il bambino se va a letto all’orario stabilito o mette a posto la stanza, piuttosto di un lupo cattivo che viene a mangiarlo, in quanto si andrebbe a caricare paure che sono già presenti e occupano la mente del bambino.
Il genitore deve perciò ascoltare le paure del figlio, permettergli di esprimerle attraverso il gioco e il disegno, senza bloccarle o negarle, favorire un avvicinamento graduale a ciò che suscita reazioni di timore, senza rifuggire da esperienze che lo metterebbero in contatto con reazioni irrazionali, rassicurarlo e spiegare con esempi concreti la non pericolosità della situazione o dell’oggetto.
La fantasia e la creatività del genitore sono inoltre un importante strumento per contrastare il blocco derivante da angosce pressanti, ad esempio inventare una formula magica, un rituale giocoso e divertente che scacci i pensieri brutti e protegga da tutto ciò che spaventa.
Le favole sono un ottimo modo per offrire al bambino esempi di come ciò che fa paura può essere affrontato e superato (tutte le favole hanno un finale positivo, il cattivo soccombe e il protagonista si salva), di non essere l’unico al mondo a provare queste emozioni. Durante lettura della fiaba occorre però fare molta attenzione a presentare i personaggi cattivi sempre in maniera più buffa che spaventosa (evitare voci troppo basse e minacciose per recitare la parte dell’orso o del lupo).
Se poi i genitori si accorgono che le paure del proprio bambino dilagano in maniera incontrollabile, rendendo difficile o bloccando la sua possibilità di fare esperienza e di crescere serenamente, è importante che si rivolgano a uno specialista, per essere aiutati a esprimere e superare i vissuti angosciosi.
Dott.ssa Francesca Miccoli
