14 Febbraio 2011 ARTICOLI

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Il problema del genitore

Se per un genitore dovrebbe essere relativamente semplice riconoscere i segnali del malessere in un figlio (essere triste, chiudersi, non parlare più, essere scontroso, non avere voglia di mangiare, essere agitato, piangere, essere irritabile e così via), potrebbe non essere altrettanto semplice individuare celermente e con sicurezza di chi è il problema quando è coinvolto anche lui.

Prendiamo la classica frase: “Mio figlio/a è disordinato/a”. Questo significa che il figlio/a non ripone i giochi, non mette al loro posto i libri o gli abiti, lascia dappertutto le cose che usa.
Di chi è il problema? È raro che il figlio viva questo come un suo problema, tanto è vero che non manda nessun segnale della presenza di un problema personale.
Quale la reazione del genitore? Le reazioni possono essere diverse:
1. pensa che il figlio è ancora piccolo e imparerà da grande a mantenere l’ordine;
2. pensa che lui stesso è disordinato e vive benissimo così;
3. pensa che è una decisione del figlio;
4. non si accorge neppure che le cose sono fuori posto, non è un problema per lui;
5. pensa che l’ordine sia un valore da insegnare al figlio e desidera trasmetterglielo;
6. si irrita, se la prende perché tutte quelle cose fuori posto gli danno fastidio;
7. si preoccupa perché suo figlio non è come dovrebbe essere e si sente impotente;

Potremmo continuare con una lista infinita perché ogni genitore è diverso dagli altri ed ha reazioni sue proprie.
Come possiamo classificare queste reazioni nell’ambito della domanda: di chi è il problema?
Evidentemente il genitore vive la situazione come un problema quando vive le ultime due reazioni, che in qualche modo lo mettono in crisi, tutto il resto rientra nell’area non problematica.
Per definizione, non abbiamo problemi quando accettiamo il comportamento di un altro così come è, siamo neutrali rispetto alla situazione e non ci sentiamo minacciati nei nostri bisogni.
Diventa un problema per noi un comportamento che non riusciamo ad accettare, che ci provoca una reazione emotiva di rabbia, irritazione, delusione o altre sensazioni spiacevoli, che minaccia il nostro benessere e i nostri bisogni.
Come procedere in questo caso? In caso di problema del genitore, il GENITORE DEVE FARSI ASCOLTARE DAL FIGLIO, deve trovare il modo di comunicare con lui affinché il figlio diventi sensibile alle sue problematiche e si regoli di conseguenza.

I valori alla base del metodo Gordon sono tre:
– i figli hanno diritto di soddisfare i propri bisogni fondamentali; spesso i figli in difficoltà hanno particolarmente bisogno del sostegno e dell’aiuto dei genitori.
– I genitori nel rapporto fra loro e con i figli hanno diritto di veder soddisfatti i propri bisogni fondamentali.
– l’importanza della famiglia e la possibilità di renderla più affettuosa, aperta, onesta e serena

Come ottenere questo risultato?
Anche nel caso del genitore che vuole farsi ascoltare, è necessario non utilizzare i metodi tradizionali, che non funzionano né quando vogliamo aiutare, né quando desideriamo essere considerati nelle nostre esigenze.
Se iniziamo un discorso ordinando (d’ora in poi fai come ti dico), accusando (te ne freghi degli altri), facendo prediche (i ragazzi educati ripongono le loro cose), etichettando (sei il solito disordinato) e così via, è molto probabile che non otterremo grandi risultati, anzi irriteremo l’interlocutore che probabilmente in cuor suo ci manderà a quel paese.
Il genitore che vuole farsi ascoltare può usare l’autoespressione ed il confronto.

Il desiderio del genitore di trasmettere al figlio un valore in cui crede (opzione n. 5 fra le reazioni del genitore), appartiene alle competenze del genitore, è una sua specifica funzione che va esercitata con una comunicazione chiara e tranquilla, che dimostri il reale interesse del genitore nei confronti del figlio, cosa possibile proprio perché né il genitore né il figlio vivono in modo problematico la situazione presentata.


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