Vuol dire “essere disponibile ai propri sentimenti, essere perciò capace di viverli, di essere in rapporto con loro e di comunicarli, se è opportuno”. “Ognuno di noi conosce delle persone in cui ha fiducia totale, perché sente che sono quello che sono realmente, che parlando con loro entra in contatto con la persona quale è veramente, e non con una facciata cortese o professionale”. (Rogers,1962)
Ma per poter essere veramente congruenti, Rogers (1961)dice che “Qualsiasi sentimento o atteggiamento io stia sperimentando, dovrà essere accompagnato dalla consapevolezza di esso”.
Essere “ragionevolmente congruente” significa per Rogers che “nessun sentimento attinente la relazione, è nascosto a me o all’altra persona”.
Questa è una cosa tutt’altro che semplice. Quanto riusciamo veramente ad ammettere a noi stessi quello che stiamo veramente vivendo?
Tutti noi abbiamo da salvaguardare prima di tutto di fronte a noi e poi di fronte agli altri, l’immagine di noi che ci siamo costruiti fin da bambini. È difficile accettare le nostre esperienze più profonde, più autentiche e reali di noi, se sono in contrasto con il nostro sé percepito a livello cosciente, perché ci metterebbero in crisi.
Rogers porta esempi di incongruenza inconsapevole ed uno di questi si riferisce proprio ad un rapporto madre-figlio.
“Un altro esempio potrebbe essere quello della madre che cade in una malattia non precisata, quando il suo unico figlio progetta di abbandonare la casa. In realtà, ella vorrebbe conservare la sua unica fonte di soddisfazioni, ma ammettere ciò sarebbe in contrasto con l’immagine di “buona madre” che ha di sé. La malattia invece non contraddice il suo concetto di sé, e l’esperienza viene rappresentata simbolicamente sotto questo aspetto distorto. Siamo di fronte ad un’incongruenza fondamentale fra il sé come viene percepito (in questo caso una madre malata che ha bisogno di premure) e l’esperienza reale (in questo caso il desiderio di trattenere il figlio)”. (ibidem)
Questo processo avviene in noi in maniera inconsapevole, per cui il nostro compito è portare alla luce gli aspetti più nascosti e meno chiari di noi.
Per essere congruenti dobbiamo diventare sempre più coscienti di quanto stiamo vivendo profondamente dentro di noi, consapevoli e ben disposti verso i nostri sentimenti, dobbiamo accettare di essere quello che siamo e permettere anche che quel che siamo appaia ad un’altra persona.
“Ciò significa che se voglio facilitare la crescita personale di altri in relazione con me, io stesso debbo crescere”. (ibidem)
Il compito del genitore è sempre collegato ad una continua crescita personale. Come diceva una mamma: “Se noi siamo in un processo di crescita, i nostri figli crescono con noi”.
La capacità dei genitori di essere a contatto con se stessi è veramente per i figli una grande opportunità di crescita non solo perché permette relazioni genuine e oneste, ma perché è una modalità che i figli potranno apprendere a vantaggio della loro personale consapevolezza, della loro salute fisica e mentale e della loro capacità di relazione in ogni contesto.
