11 Giugno 2012 ARTICOLI

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Inglese

Da buona profia quale sono, ci tengo che le mie bambine imparino bene. Siccome insegno inglese, spingo continuamente su questo aspetto anche con Anna e Elena.

Non significa che io abbia materiali specifici o faccia vere e proprie lezioni a entrambe. Inoltre una grande pigrizia di fondo mi ha impedito di parlare da subito e sempre con entrambe solo ed esclusivamente in inglese.

Eppure ci provo. Insomma, parlo in inglese. Con Elena sono più abituata. Con Anna molto meno. Ma ora che Anna sta crescendo e già impara un po’ a leggere, sente curiosità per le canzoni che ascolta e non capisce. Mi chiede aiuto, chiarimenti e spiegazioni.

Certo, Anna “studia” inglese all’asilo. Non che questo significhi qualcosa. La lingua proposta alla scuola dell’infanzia ha spesso obiettivi minimi bassissimi e non sfrutta l’aspetto della comunicazione in lingua, non privilegia l’esposizione linguistica tout-court e non mira alla spontaneità dell’apprendimento. Non siamo un Paese in cui l’educazione linguistica è sentita come una priorità, purtroppo. In altre scuola dell’infanzia forse la situazione è migliore.

Comunque, per quello che non viene fatto all’asilo, cerco di fare qualcosa io. Molto del mio impegno è legato all’ascolto di canzoni in inglese, ad Anna piace la musica, quindi non è difficile partire da lì. Inoltre è divertente vedere come gestisce la pronuncia. Riproduce, infatti, ogni suono di quelli cantati, ma puramente “a orecchio”. Non conosce le parole. Ed è lì che intervengo io. Sai cosa vuol dire yesterday? E Stop? E così impara alcuni verbi, alcuni nomi e poi le abbiamo regalato un librone dove può scrivere e riscrivere all’infinito parole in inglese e lei si impegna a ricopiarle che è un piacere. Mi dice “hai visto mamma, ho scritto questa parola difficilissima!”, mentre mi mostra la scritta watch, vicino a un disegno di un orologio.

Con Elena la cosa è più semplice. Elena non parla, ma a lei il più delle volte, quando non c’è Anna, riesco a rivolgermi in inglese e ciò è un bene perché ha già associato alcune parole a oggetti o persone indispensabili per lei: dummy=ciuccio, daddy=papà, sister=sorella e alcune altre. Siccome Elena risponde sì o no scuotendo la testa, si capisce bene quando recepisce il messaggio.

Spero di riuscire a trasmettere soprattutto un po’ di interesse e un po’ di spirito linguistico alle mie figlie, l’inglese è troppo importante per il loro futuro.

Dall’anno prossimo cercherò qualche attività CLIL, sapete di cosa sto parlando? Si tratta di attività varie, quali nuoto, ginnastica, pittura o computer svolte in lingua straniera. I bambini imparano un’attività e un po’ di inglese senza faticare e senza essere coinvolti in processi logici legati alla lingua. Sono davvero ottime idee! Avete mai pensato di far fare ai vostri figli qualche attività in inglese?

Mi raccomando, pensateci!


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