Quando ero piccola, a me la davano tagliata a fette, non a spicchi, con sopra una spolverata di zucchero. Lasciandola riposare qualche minuto, si formava un sughetto squisito: non so cosa avrei dato per poterlo leccare direttamente dal piatto, ma allora era vietato. Poi c’era la versione di Natale, quando sopra le fettine d’arancia si mettevano i datteri. Ogni inverno ripropongo a Giacomo questi due semplici piatti della mia infanzia e a lui piacciono molto; sa che hanno a che vedere con la mia storia, con le sue radici.
Le nostre trasgressioni, rispetto al passato, sono tre: lo zucchero ci piace di canna, i datteri sono quelli freschi e naturalmente quando è il momento di leccare, non c’è nessuno che dice di no (per rivalsa personale, mica per lui).
