“Scusciuliare”è una parola siciliana (la Pirì ha nel sangue tanti “sangui”, tra cui quello caldo e salato della Sicilia) che già nel pronunciarla rende l’idea delle cosce che sciff sciaff si strisciano l’una con l’altra nell’atto del passeggio.
Poteva sembrare difficile mettere d’accordo le tre esigenze, e invece no: in pochi attimi eravamo tutti e quattro nel Pomodoro (la micro-macchina rossa e tonda della Pirì) diretti verso il centro.
Arrivati a Porta nuova ci siamo infilati in quella specie di labirinto chiamato “Parcheggio di piazza Carlo Felice” e, dopo alcuni giri tortuosi, siamo emersi in piazza san Carlo.
Anzi di più, siamo emersi quasi sotto la coda del “Cavallo di Bronzo”.
Che magia! L’orchestra che provava i primi accordi, il cielo ancora azzurrissimo e lì, proprio sopra di noi, le zampone e il sederone del famoso cavallo, con in groppa il suo intrepido cavaliere!
Questo magnifico monumento equestre non è antico come quello del Gattamelata a Padova o del Colleoni a Venezia ma quando Carlo Marocchetti lo fuse nella sua bottega parigina, tutti restarono a bocca aperta!
Per ben due mesi il nostro “Caval” restò esposto nel cortile del Louvre e solo nel novembre del 1838 fu collocato a Torino, nella piazza più elegante della città.
Ma chi è quell’uomo che ci guarda da lassù?
E quei rilievi scuri pieni di figure cosa ci raccontano?
Gli anni in cui Marocchetti si metteva all’opera erano più o meno gli stessi in cui Manzoni scriveva i Promessi Sposi e Verdi componeva il Nabucco.
C’era nell’aria una gran voglia di eroi, di grandi imprese, di libertà e di patria!
Qui dalle nostre parti, il più coraggioso, il più, il mitico, il più leggendario, era stato Testa di Ferro, che (come ci racconta uno dei due rilievi) nel 1557 aveva sconfitto a San Quintino l’esercito francese e due anni più tardi (questo l’argomento del secondo rilievo) con il trattato di Cateau Cambresis aveva ottenuto per il ducato dei Savoia, l’indipendenza.
Testa di Ferro, che in realtà di chiamava Emanuele Filiberto di Savoia e che aveva ottenuto quel soprannome sia per la testa dura, sia per la sua attitudine a vestire fin troppo spesso l’armatura, non sta sguainando la spada contro il nemico ma, al contrario, la sta riponendo nel fodero.
“La guerra è finita – sembra dirci – ora mi tocca fare ameno tre cose: sposarmi, avere un bambino e scegliere dove andare a vivere.
E così fece: sposò Margherita di Valois, ebbe Carlo Emanuele I, scelse Torino come capitale.
Questo cambiò le sorti della città e di conseguenza, qualche secolo più tardi, quelle dell’Italia intera.
Pensate che dopo questo del Marocchetti, nel giro di un secolo “arrivarono” a Torino, almeno sei altri cavalli di bronzo (li sapete trovare in giro per la città? Vabbè, vi aiuto, in piazza Castello ce ne sono già tre!).
Prima di questo, invece, l’unico monumento equestre in città era il “Cavallo di marmo” (oggi all’interno di Palazzo Reale) composto da un bianco cavallo di marmo e tre figure in bronzo: due schiavi e un cavaliere.
Il piccolo mistero è proprio sul cavaliere. Chi sarà mai quest’uomo?
Infatti, sebbene il monumento l’avesse commissionato Carlo Emanuele I per ricordare papà Testa di Ferro, il Savoia raffigurato non ha la sua faccia!
Dopo diversi anni, infatti, i vari pezzi del monumento non erano ancora stati assemblati, così, quando nel 1663 un altro Carlo Emanuele (il secondo) decise di ricordare suo padre con un’opera d’arte non ebbe da tormentarsi più di tanto: “Ma guarda un po’ – deve aver pensato – questo monumento è già bell’e fatto! Basta tirar via la capoccia del bisnonno e sostituirla con quella di papà”.
Così fece, e noi oggi abbiamo in città questo strano gruppo scultoreo: un cavallo di marmo su cui sta un Savoia in bronzo, con il corpo di Emanuele Filiberto e la testa di Vittorio Amedeo I.
Il risultato non è niente male: in fondo, anche il riciclaggio è una forma d’arte!
Ecco un piccolo un piccolo quiz:
chiediamo ai bambini (e ai loro genitori) il compito di trovare gli altri cavalli. Scrivetecelo sulla pagina di ToBi su Facebook oppure mandateci una mail.
La soluzione è nel prossimo articolo
