11 Aprile 2011 ARTICOLI

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Educare i figli: Dare consigli

Se la comunicazione avviene quando né il genitore né il figlio hanno un problema, può scorrere fluida, senza problemi appunto e in quel caso possono essere usate modalità che nella relazione di aiuto non funzionerebbero, quali ad esempio condividere le proprie esperienze, esprimere i propri pareri, i propri pensieri, le proprie emozioni e sentimenti, consigliare, analizzare un evento: alcune di queste modalità dovrebbero essere usate spesso per consolidare i rapporti familiari.
Sono invece SEMPRE DA EVITARE i messaggi che svalutano, mortificano, colpevolizzano il figlio, lo ridicolizzano o comunque non sono rispettosi del suo modo di essere.

Prendiamo come esempio il dare consigli: abbiamo visto che non funziona quando si tratta di aiutare qualcuno in difficoltà. Non funziona perché interrompe il flusso della comunicazione, perché manda un messaggio di svalutazione a chi ci sta parlando: se tu non sai come comportarti, te lo dico io!, perché è un chiaro segnale che non siamo disponibili ad ascoltare veramente, con attenzione e per il tempo necessario, ma stiamo cercando di sbrigare la situazione con la nostra indicazione.
Anche quando la richiesta di consiglio è diretta, occorre prestare molta attenzione. Se una ragazza ci chiede se è meglio indossare una maglia rossa o azzurra su una gonna nera, è probabile che si aspetti soltanto il nostro parere e quindi è opportuno darglielo. Ma alla domanda: “Papà, cosa ti piaceva nelle ragazze quando eri giovane?” Gordon, invece di abbandonarsi ai ricordi di gioventù, risponde con l’ascolto attivo: “Vorresti sapere cosa ci vuole per piacere ai ragazzi, vero?” La risposta della figlia: “Già, mi sembra di non piacere ai ragazzi e non so perché” dà inizio ad un colloquio fra padre e figlia che permette a quest’ultima una nuova comprensione di sé ed un cambiamento costruttivo del proprio comportamento. “Avrei potuto seriamente sciupare l’occasione di essere di aiuto a mia figlia se avessi ceduto alla tentazione di raccontarle cosa ammiravo nelle ragazze quando avevo la sua età!”afferma Gordon (Genitori efficaci, ed. la meridiana, pag.51).

Occorre una grande sensibilità e presenza a se stessi per poter essere una guida ed un aiuto per i propri figli, anche se non si può pretendere da se stessi una perfezione continua e le occasioni mancate non vanno necessariamente vissute come un fallimento.
Quando invece il dare consulenza ai figli è opportuno e risponde ad una funzione genitoriale importante?
Normalmente questo avviene quando il genitore vuole trasmettere un proprio valore. La condizione preliminare è che il genitore abbia instaurato un rapporto di fiducia reciproca con il proprio figlio, possibilmente fin dall’infanzia, che sia considerato una persona dotata di esperienza, competenza, saggezza, convinzioni attendibili. In questo caso il genitore è diventato un referente per il figlio, che ha stabilito con lui un rapporto di attaccamento utile alla sua crescita. È diventato un modello per il figlio ed è stato un esempio per lui. Il genitore potrà quindi condividere la propria competenza ed esperienza basandosi su fatti e opinioni ponderate. Non forzerà il figlio ad accettare le proprie idee, tenterà di influenzarlo, ma senza insistere.
Se, per esempio, vorrà indurre il proprio figlio a non fumare, non userà i metodi tradizionali di aiuto o di confronto, cioè giudicare, condannare, rimproverare, fare sentire in colpa il figlio, comandare, minacciare, fare prediche, moralizzare, criticare, interrogare, inquisire . Parlerà invece con lui in modo chiaro, procurandosi e portando dei dati precisi sui danni procurati dal fumo, comunicherà la propria esperienza, le proprie convinzioni, farà percepire al figlio il suo interesse per lui. Sarà disponibile ad ascoltarlo e utilizzerà l’ascolto attivo in modo da far sentire il figlio ascoltato e capito, creando così un clima di accettazione che predispone il figlio ad ascoltare a sua volta.
Tutto questo, una volta sola.
Quanti genitori si ripetono fino alla nausea, ripetono litanie sempre uguali che i figli neppure ascoltano più. Questo è un metodo decisamente inefficace di comunicare con i figli, che li allontana e non modifica i loro comportamenti.


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