I valori su cui si fonda il corso “Genitori Efficaci”sono tre:
1. I figli hanno diritto di soddisfare i propri bisogni fondamentali; spesso i figli in difficoltà hanno particolarmente bisogno del sostegno e dell’aiuto dei genitori.
2. I genitori, nel rapporto fra loro e con i figli, hanno il diritto di veder soddisfatti i propri bisogni fondamentali
3. L’importanza della famiglia e la possibilità di renderla più affettuosa, aperta, onesta e serena.
Quando un genitore si trova in difficoltà è quindi più che legittimato a far valere le proprie esigenze.
Prima di tutto lui stesso deve sentirsi legittimato.
Deve quindi essere congruente, cioè a contatto con se stesso in modo da avere chiaro quel che sente necessario per sé. Spesso succede che il genitore non riesca a rendersi conto che il problema è suo: tende ad attribuire al figlio un problema suo.Ad esempio pensa che il problema del figlio sia essere disordinato quando il disordine irrita lui. Se da parte del genitore c’è irritazione, il problema è del genitore.
Altra cosa è insegnare l’ordine, ma in questo non può esserci irritazione! L’ordine si insegna in momenti non problematici per nessuno, né genitori né figli. Esiste anche la situazione per cui il genitore non considera l’ordine una cosa importante e non la insegna: se il figlio ne sente l’esigenza acquisirà la competenza per sé.
Quando il genitore ha identificato chiaramente quale è il suo problema, ha fatto un passo avanti nella consapevolezza personale. A quel punto può decidere che cosa fare: il suo problema, reso consapevole dal suo lavoro di elaborazione personale, potrebbe anche apparirgli solo personale o non così rilevante.
Se invece è un bisogno che richiede una risposta, la comunicazione più efficace è un messaggio in prima persona.
È un modo chiaro e onesto di proporre all’attenzione dei familiari quali sono i suoi sentimenti e/o le sue esigenze. Permette quindi a ciascuno di manifestare il suo interesse per gli altri membri della famiglia, rispondendo con una soluzione personale alla necessità espressa.
La formulazione di un messaggio in prima persona è simile a quella del messaggio positivo che si usa in area non problematica. Può essere composto da una, due o tre parti: comportamento che crea il problema, effetti sulla persona che parla, sentimenti provati dall’emittente.
Bisogna tenere presente che per comportamento si intende l’azione effettiva svolta dalla persona, per es. “quando lasci la bici in strada”, “quando vedo i tuoi libri sul tavolo della cucina”, ecc.; non “quando sei disordinato” che esprime un giudizio.
Esempi di messaggi in prima persona sono: “hai lasciato la bici davanti alla porta, mi sono inciampata e mi sono fatta male” (comportamento, effetto, sentimento), “se mi tiri i capelli mi fai male” (comportamento e sentimento), “con questo rumore, non sento una parola al telefono” (comportamento, effetto), a tre bambini che parlano contemporaneamente “non capisco niente!” (effetto), “ahi!” (sentimento), “il limiti di velocità è 50 e tu stai andando a 90” ( comportamento).
È importante che la comunicazione non verbale sia congruente con il messaggio verbale. Dire a qualcuno che mi prende a calci: “se mi prendi a calci mi fai male” non esprime certo il mio dolore. Un urlo è molto più comprensibile.
Non bisogna quindi essere timidi o mitigare il vissuto per farsi accettare dall’altro: l’espressione deve essere reale, sincera, immediata.
Prima di inviare un messaggio di confronto in prima persona, è utile qualche volta introdurlo con frasi del tipo: “Ho un problema, vorrei parlarne con te…” “Mi trovo in difficoltà…” ecc.
Il messaggio in prima persona, usato reciprocamente in famiglia instaura veramente un clima di comprensione reciproca, di mutuo aiuto e una relazione soddisfacente per tutti.
