La definizione dell’OMS parla di infertilità di coppia quando si verifica l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti.
Più specificatamente si può distinguere tra:
-sterilità primaria: non si è mai verificato un concepimento
-sterilità secondaria: incapacità di procreare dopo uno o più concepimenti
-infertilità e/o ipofertilità: riduzione della capacità fecondante dell’individuo
Nell’ultimo ventennio si è assistito a un notevole incremento del fenomeno a causa dell’incidenza di vari fattori tra cui: agenti chimici, inquinamento ambientale, fumo, abitudini alimentari, abitudini sessuali ed aumento del rischio di malattie infettive, fattori psicologici e sociali.
Nel 90% dei casi l’iter medico diagnostico permette di individuare il fattore femminile e/o maschile responsabile della sterilità (per es. mancanza di ovulazione nelle donne, infezioni urinarie negli uomini, ecc.). Resta un 10% di casi in cui, nonostante accurati accertamenti medici, non si riesce ad accertare una causa responsabile della sterilità. In tali situazioni, si parla di “sterilità idiopatica o inspiegata” ed è altamente probabile che all’interno di questa casistica rientrino delle forme di “sterilità psicogena”. Fattori psico-emozionali dell’individuo e/o della coppia possono infatti influenzare il sistema neurovegetativo ed endocrino, determinando una condizione di infertilità.
Nel prossimo articolo parleremo in maniera più approfondita della sterilità indotta da cause psicologiche. In questa sede, invece, intendiamo analizzare le reazioni psicologiche conseguenti ad una diagnosi di sterilità.
La comunicazione della diagnosi di infertilità può attivare nella coppia una sequenza emotiva caratterizzata inizialmente da sorpresa, poi da negazione, rabbia, isolamento, vergogna e colpa, dolore e depressione ed infine può presentarsi un sentimento di rassegnazione.
Quando una coppia non riesce a generare un figlio, può sentire minacciata e compromessa la possibilità di realizzare il progetto di diventare una famiglia, non sentendosi tale se da diade non riesce a diventare triade.
L’impossibilità di realizzare questo progetto spesso genera una crisi che si ripercuote a livello individuale, di coppia e nelle famiglie di origine.
La donna può vivere la sua difficoltà generativa con un senso di perdita che la pone in una condizione di lutto. Attraverso la procreazione, infatti, la donna riceve una conferma importante della propria identità femminile e l’impossibilità a procreare potrebbe minare la sua autostima, facendola sentire incompleta o disconfermata in confronto alle altre donne/madri o alla propria stessa madre.
Nell’uomo, invece, c’è sempre stata un’associazione tra capacità fecondativa e potenza sessuale e la difficoltà generativa potrebbe pertanto originare un senso di inadeguatezza e menomazione.
A livello di coppia l’infertilità mette a dura prova gli equilibri costruiti fino a quel momento, modificando le dinamiche esistenti, attivando risorse di reciproco sostegno o facendo riemergere vecchi conflitti. La sterilità potrà essere vissuta come un tradimento del patto coniugale, generando forti sensi di colpa da parte di chi si sente responsabile; oppure atteggiamenti protettivi nell’altro/a per paura di offenderlo e di farlo sentire a disagio davanti ad altri.
Un’area che potrebbe risultare compromessa nella relazione di coppia è quella sessuale: in alcune coppie si manifesta un calo del desiderio sessuale oppure si presentano altri disturbi correlati quali ad esempio l’anorgasmia nelle donne o difficoltà erettive nell’uomo.
Perdendo infatti la sua finalità procreativa, dopo la fase “delle prove” per avere un figlio, la coppia dovrà riscoprire la sessualità come atto spontaneo, come un’occasione di reciproco scambio affettivo e di piacere, altrimenti il letto diventerà un luogo da evitare in quanto evocatore di conflitti, rabbie e frustrazioni.
Come già detto, la nascita di un bambino è un evento che riguarda in primis la coppia, ma coinvolge anche le diverse persone della famiglia allargata, poiché consente la nascita di nuovi ruoli (nonni, zii, fratello o sorella, ecc.), creando aspettative e significati diversi per ciascuno.
La mancata generatività della coppia pertanto può creare una delusione a livello intergenerazionale, minacciando la nascita di quei ruoli che un figlio avrebbe permesso.
Il figlio/nipote mancato può anche riattivare vecchi conflitti, e suscitare disinteresse o risentimento. Se la coppia invece riesce a costruire e mantenere con le famiglie di origine buoni rapporti, potrà parlare apertamente delle proprie difficoltà, e potrà ricevere affetto, comprensione e sostegno.
Le coppie che non riescono ad avere figli sovente si sottopongono ad un lungo e complesso iter medico di analisi, esami, accertamenti e cure.
E’ utile che il percorso diagnostico terapeutico sia affiancato dalla consulenza psicologica.
La consulenza psicologica può fornire un prezioso aiuto alla coppia per affrontare la situazione, l’impatto dei trattamenti medici a cui si sottopongono e il loro eventuale fallimento.
Con un adeguato supporto psicologico la coppia può imparare ad accettare la propria sterilità come una condizione e non come una menomazione, arrivando a confrontarsi in modo realistico con l’impossibilità di avere figli e scegliere soluzioni che possono sfociare nell’adozione o nell’immaginare e progettare una vita senza figli.
Dott.ssa Daniela Ciaramita
