9 Aprile 2010 ARTICOLI

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Le scelte genitoriali

Spesso succede che in una società anche troppo ricca di proposte, consulenze ed esperti, il genitore si trovi in dubbio e perda la certezza della caratteristica assolutamente naturale e quindi spontanea della relazione che stabilisce con suo figlio.
C’è il rischio di perdersi, andare in confusione, aderire un po’ a una proposta ed un po’ ad un’altra per poi ritrovarsi insoddisfatti di entrambe, affidarsi ad un esperto per avere poi il dubbio che magari un altro sia migliore o addirittura affidarsi del tutto ad un esperto perdendo la propria capacità di discernere.

Un’esperienza recente mi ha fatto riflettere. Andando a fare visita ad una conoscente neo mamma, ho avuto modo di conoscere una sua amica anche lei neo mamma. Entrambe avevano fatto l’esperienza di correre al pronto soccorso con le loro figlie perché le bambine piangevano disperatamente e loro non sapevano che fare.
E’ risultato che entrambe le bimbe stavano bene.
Una aveva semplicemente fame!
Ma poiché il pediatra aveva prescritto una certa dose di latte, la mamma di sua iniziativa non si azzardava ad aggiungerne qualche grammo.

Pur comprendendo le difficoltà di una giovane madre, posso dire che una mamma meno spaventata e preoccupata avrebbe cercato di capire il problema della propria figlia, avvicinandola a sé e provando a trovare delle soluzioni da accompagnare con il linguaggio, cosa che avrebbe permesso alla bambina di percepire l’accettazione dal tono di voce della mamma: “Sei proprio agitata! Che cosa c’è che non va? Il pannolino sporco? No, non è questo. – Hai paura? Ti prendo in braccio. No, non è neppure questo. – Forse hai ancora fame?” e dopo averle dato ancora qualche grammo di latte: “Ecco , era proprio questo, ora dormi tranquilla!”

Forse la riconquista delle proprie competenze genitoriali dovrebbe essere uno degli obiettivi che ciascun genitore si pone: ritrovare la fiducia in se stessi e nei propri figli, riscoprendo l’intimità e la gioia di quella relazione, sapendo che è originale ed unica, dipendendo il meno possibile dai giudizi e dai valori esterni per riappropriarsi di se stessi e dei propri valori. Riprendere il contatto con sé, con la propria “saggezza organismica”, riappropriarsi del proprio potere personale, sentirsi responsabili di se stessi e delle proprie scelte.

Rogers scrive: “sono arrivato a rendermi conto che l’alterità della singola persona, il diritto cioè che ciascuno ha di interpretare come crede la propria esperienza e di trovare in essa i propri valori, è una delle potenzialità più preziose della vita”. Rogers, 1961. Per questo sento l’esigenza di presentare i principi ispiratori delle proposte che verrò prospettando. E’ importante che ciascun genitore valuti se questi principi corrispondano ai suoi e quindi se ritiene opportuno confrontarsi con quanto verrà proposto, tenendo presente che in ogni caso le decisioni riguardo ai figli spettano solo a lui, perché soltanto lui conosce fino in fondo il proprio modo di essere e di sentire e quello del proprio figlio.

Uno dei presupposti riguarda il valore della persona: ogni individuo è al centro di un mondo continuamente mutevole di esperienze di cui lui solo è a conoscenza, quindi è l’unico esperto di se stesso. Ogni organismo umano, come ogni altro essere vivente, ha in sé una “tendenza attualizzante” cioè una sorgente di energia direzionata all’autoregolazione e all’autorealizzazione.

Uno degli atteggiamenti alla base del metodo è l’accettazione il più possibile incondizionata del figlio, un’accettazione positiva nella fiducia che se le condizioni dell’ambiente sono favorevoli egli svilupperà il suo potenziale di autorealizzazione, divenendo un soggetto attivo sempre più capace di autodirezione, sempre più in armonia con se stesso e con gli altri.
L’obiettivo di un genitore non è quindi di ammaestrare o di domare un piccolo essere, ma di aiutare a crescere una persona con proprie originali caratteristiche ed una propria specifica individualità e come tale degna di grande rispetto.


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