11 Aprile 2006 ARTICOLI

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Mamma, Papà, giocate con Me? (parte prima)

Il gioco è uno strumento necessario per rinforzate la relazione con i propri figli.
Si tratta di una vera competenza posseduta dagli adulti perché solitamente da loro stessi sperimentata nell’infanzia, ma spesso svalutata e non riconosciuta come una parte importante e creativa di sé. Il proverbio ‘è un gioco da bambini’ sottolinea l’accento svalutante posto dagli adulti.
Giocare, allora, è importante, ma puerile.

Per svolgere la funzione dì genitori è invece utile dare ampio spazio alle attività di gioco. La natura ha poco di superfluo. Pensiamo allora che anche i cuccioli degli animali giocano per crescere e imparare, per affinare gli istinti necessari per vivere e sopravvivere.
Il gioco è l’attività più seria e praticata dell’infanzia. Quindi giocare insieme, osservare, comunicare attraverso il gioco assume una straordinaria importanza.
Non sì tratta di acquistate molti giochi, ma di stare e giocare insieme.
Con un figlio molto piccolo esiste già un dialogo, una comunicazione biunivoca che passa attraverso canali di espressione non verbali. Il gioco è un modo particolare di dialogare.
Molte cose si potrebbero dire sul gioco. Il bambino giocando sviluppa la sua vita interiore. Apprende che ci sono delle regole, che si può perdere ma non succede nulla di tremendo: si può giocare un’altra volta. Il bambino giocando esprime le parti, più autentiche di sé, tant’è che dobbiamo dare attenzione anche al bambini che non giocano, o lo fanno molto poco. Questi bambini non sanno, non riescono a dare voce alle parti vere di sé. I bambini esorcizzano le loro paure giocando. il gioco è uno strumento per acquisizioni psicologiche e culturali. Più giocano, più fanno tutto questo. Ma oggi il gioco ci interessa come ponte che unisce l’adulto e il bambino, come strumento di relazione.Una delle definizioni di gioco, presa a prestito dalla meccanica, lo descrive come la spazio tra due parti, ad esempio tra il perno e la ruota, proprio quello spazio che permette alla ruota di girare e di creare così il movimento. E’ proprio così: giocare insieme è uno spazio tra i due attori oggi in scena, bambino e adulto, che crea movimento, evoluzione, dinamismo. Se non c’è gioco siamo imbrigliati, statici, manca spazio, movimento e dialogo. Vi chiedo, iniziando questa riflessione sul gioco, di fare lo sforzo di ripensare, recuperare la memoria di quando ciascuno di noi chiedeva al propri genitori o agli adulti di giocare. Che è diverso dal domandare a un coetaneo di giocare. Allora c’era l’entusiasmo, la gioia, il piacere di poter fare ciò che ci sembrava più serio e rilevante al mondo: giocare, con un adulto molto importante per noi. E la sua attenzione ci faceva sentire così apprezzati, grandi e soddisfatti quando questo desiderio si avverava o, al contrario, delusi quando non accadeva.
Il gioco comunica infatti l’interesse dell’adulto verso il bambino, fondamentale per lo sviluppo di una personalità sicura. Comunica la sicurezza della presenza del genitore e dei legame con lui. E’ il momento in cui si realizza l’attenzione al bambino. Il bambino, infatti, chiede l’attenzione dei genitori chiedendo loro di giocare con lui.
Può introiettare così, la figura del genitore come riferimento sicuro. I genitori devono trovare il tempo da dedicare al gioco dei loro figli. I bambini reagiscono con entusiasmo alla disponibilità dei genitori a giocare con loro: è motivo di grande felicità e consente loro di rafforzare il senso di essere importante, di sicurezza e protezione. Immaginiamo il senso di armonia e di coesione che può dare giocare insieme con entrambi i genitori!
I bambini esprimono i loro pensieri e sentimenti nel gioco, li elaborano giocando e con la fantasia. Ci dicono così, con un loro linguaggio come vorrebbero il mondo, quali sono i loro problemi del momento, uno stato d’animo, una lite con un’amichetta, un’incomprensione in casa, della rabbia per qualcosa… esprimono ed elaborano i momenti difficili.
In momenti particolari, in occasione di alcuni cambiamenti come l’arriva di un fratellino o l’inizio della scuola o il passaggio dalla materna, ambiente ludicamente connotato, all’elementare, più didattica, il bambino deve poter giocare, bisogna dare proprio in quei momenti ampio spazio al gioco.
Così il bambino elabora la nuova esperienza e il cambiamento.
Inoltre, nel caso dell’inizio della scuola elementare, può anche ritrovare come un riferimento sicuro la dimensione che fino a pochi giorni prima era abituale.

… continua…


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