Chi di voi ha figli che frequentano i nidi comunali, sa bene che la scuola ha riaperto i battenti il 12 settembre. Il 12 settembre è quasi metà mese. Ora, so che il Comune di Torino ha avuto un mucchio di grane per via dell’esternalizzazione dei famosi nove nidi dati in gestione alle cooperative. Ok, lo capisco. Non vedo perchè, però, rimandare la riapertura di un servizio così fondamentale di ben 12 giorni. Giorni in cui ho speso una fortuna in tate e baby sitter, visto che il lavoro chiamava già. Così, signori miei, mi sono sentita un po’ idiota. Parlavo con le amiche che mandano i cuccioli agli asili privati e mi sentivo dire “davvero? Non ha ancora riaperto?” e tanto per dirla tutta, Anna che va a una scuola dell’infanzia convenzionata ha iniziato il 5 settembre. Una settimana prima. A me è sembrato tanto tempo. Come è possibile che non ci siano attenzioni verso questi problemi? Perchè si parte sempre dal presupposto che il cittadino si debba arrangiare comunque? Ma di che servizi parliamo?
Parlando con alcuni genitori, ho saputo che in più di uno hanno scritto all’ufficio dei Servizi Educativi per chiedere chiarimenti sul pagamento del mese di settembre che, apparentemente, andava saldato per intero. Scherziamo? Dopo 12 giorni? Tengo mia figlia a casa quasi due settimane, spendo uno sproposito per arrangiarmi e in più devo una mensilità piena? Non esiste. Forse dovremmo davvero imparare un po’ di più dai nostri cari vicini di casa in Francia o da qualche paese nordico, dove i servizi sono veri servizi, perchè offrono davvero qualcosa di utile e ben organizzato a chi paga le tasse. Se no, a cosa caspita servirebbero le nostre imposte?
Cari genitori, ogni ritorno dalle vacanze estive è una fitta al cuore, si scopre che tutte le rette delle scuole sono aumentate, se ne parliamo con qualcuno ci viene detto che “d’altra parte è così”, “il Comune non ha più soldini”, “siamo tutti con l’acqua alla gola”. Niente di più vero. L’acqua alla gola, in questo specifico caso, è arrivata grazie agli asili delle mie due figlie e a uno stipendio che, diversamente dalle rette scolastiche in città, non aumenta di un centesimo, anzi, se si può, si riduce persino.
Così, scusate lo sfogo, penso che a volte contribuire al benessere di una città che non ha a cuore i propri cittadini sia una relazione fra un innamorato e un orco. E adesso mi sento un po’ stufa di continuare a pagare, sempre e sempre di più, per servizi che vengono dati sempre meno e sempre con minor attenzione.
Capisco sempre di più coloro che espatriano. E voi? Li capite? Condividete?
