Mi chiedo come fosse possibile per mia nonna fare tutto, e dico proprio tutto, senza l’aiuto di nessuno e nelle sole 24 ore di cui la giornata dispone. Insomma, lei era una maestra di scuola elementare. I tempi erano diversi, per carità: niente televisione, o quasi, cibi pronti non esistevano e non si avevano tanti soldi, perciò si acquistava solo lo stretto indispensabile. Lei era una che faceva economia, ma non faceva mai un torto, né alle figlie, né a noi nipotini. Cucinava (tutto, ma proprio tutto) pranzi e cene, cuciva, rammendava, faceva la maglia e l’uncinetto. Puliva casa, stava con le figlie, e lavorava.
Di questi tempi io mi ritrovo quasi commossa ogni volta che mio marito mi dà un passaggio in auto, tanta è la stanchezza che sento. Prendere l’autobus certi giorni è una pena. Inoltre succede che, arrivato il fine settimana (e questo accade già da 15 giorni), mi venga la febbre. Una febbre stupida, 38. Né alta da far presagire infezioni batteriche o virus stagionali o ancora le mie immancabili tonsilliti, né bassa, da far pensare a semplice stanchezza. Sto lì, come un pollo, mezza ciucca per il mio stato fisico. E mi tocca lavorare. Ogni giorno, non importa se sono a casa con o senza bambine, con o senza aiuto, se sono le otto di sera o le sei di mattina, devo sfruttare ogni minuto per lavorare. Mucchi di compiti da correggere, lezioni da preparare. Mucchi di scrupoli per quest’anno scolastico, per il lavoro svolto con una stanchezza a me ignota. Interi pomeriggi trascorsi a scuola per riunioni di vario genere, lunghe ed estenuanti, a volte poco proficue. E poi quello che c’è da fare a casa: spesa, ordine e un minimo di “gestione”.
Maggio mi ha portato via tempo per me e per la mia famiglia, mi sento in debito d’affetto e mi pare di aver sacrificato momenti importanti. Adesso mi guardo indietro e mi pare di poter interpretare l’anno appena trascorso: un anno in apnea. Mille impegni a casa e a lavoro, mille cose da fare, mille scadenze. Il tutto vissuto con peso e fatica, non è stata sempre una passeggiata in discesa. Maggio è stato il mese più lungo, faticoso e pesante. Meno male che giugno è alle porte, speriamo che porti un po’ di caldo duraturo, che persino le mie ossa si sono inumidite. Spero, crescendo le mie bimbe, di riuscire a trovare un po’ di nuovi equilibri, mi servono per affrontare le sfide di tutti i giorni, quelle che sembrano banalità, ma di fatto non lo sono.
