8 Agosto 2007 ARTICOLI

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Mi hanno ucciso le fiabe – Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli

Autore
Masal Pas Bagdadi
Casa Editrice
Franco Angeli

Come affrontare l’argomento “guerra” con i bambini e secondo le diverse fasce d’età.

Molti di voi si saranno posti il problema dell’opportunità di guardare telegiornali o dibattiti in presenza di bambini quando l’argomento trattato sono guerre e terrorismo.

L’Autrice sembra dare per scontato che ormai ciò avvenga nella maggior parte delle famiglie e dunque non analizza il problema a monte ma ci suggerisce di non lasciare mai, in questi casi, i bambini soli davanti alla TV e di evitare le immagini atroci, benché tutti notiamo come spesso sia ciò che viene posto maggiormente in risalto.

Il libro riporta le conversazioni che Masal ha condotto con bambini dai tre ai dieci anni, riguardanti in particolare la guerra in Iraq poiché il libro prende spunto proprio in quel periodo. La conversazione è seguita dal commento dell’Autrice.

All’inizio i bambini sfogano l’aggressività che tali notizie hanno suscitato in loro, man mano che Masal conduce il dialogo e lo riporta sulle paure più in generale, l’ansia si placa e si avverte il sollievo dei bambini partecipanti.

Ascoltare i bambini e contenere affettivamente le loro ansie, secondo l’Autrice, è ciò che noi genitori possiamo efficacemente fare per conoscerli e rassicurarli. Ciò significa che i bambini non si aspettano da noi risposte anticipate su cosa sia giusto o sbagliato, preferiscono che seguiamo i loro ragionamenti e noi adulti spesso dimentichiamo che loro sono in grado di farli anche su eventi complessi.

Seguendo questa modalità scopriamo che per Eleonora, l’idea di Alfredo di “buttare una bomba su Bagdad per uccidere Saddam e le sue guardie…” , comporterebbe “di uccidere le fiabe perché a Bagdad è nato Aladino, quello della lampada…”. A questo punto l’intervento di Luca nel proporre di “tenerle in testa” così nessuno potrà portarle mai via, trova consenso nel gruppo.

Merita qualche cenno sull’Autrice, che attualmente è psicoterapeuta e fondatrice del “Centro giochi di Masal”, un asilo nido di impostazione psicoanalitica. Masal è un’ebrea siriana, nata nel 1938 a Damasco che a causa delle persecuzioni è costretta a fuggire in Israele. Questo avviene a cinque anni, quando la madre, durante un’incursione nel ghetto particolarmente cruenta, la mette in braccio alla sorella e dice “Salvala e che Dio vi benedica”. Trascorrerà adolescenza e giovinezza in un kibbutz dove, come racconta nel libro autobiografico “A piedi scalzi nel kibbutz”, trarrà sempre forza e vitalità da quella frase. Sposata con un italiano, vive e lavora a Milano.


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