Prima comunichiamo e poi “grammatichiamo”: cambiare l’ordine del processo non porta efficacemente all’obiettivo

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Abbiamo detto più volte che l’inglese è una lingua, non una materia e come tale va trattata per essere veicolata in maniera efficace (per approfondimenti: L’inglese è una lingua, non una materia)

Di fronte a tale osservazione qualcuno talvolta obietta che, in fondo, una lingua bisogna anche saperla leggere e scrivere per averne una competenza comunicativa completa. Ciò è vero purché, come avviene in lingua madre, l’apprendimento di una lingua non sia imperniato sulla scrittura a scapito della comunicazione verbale. Penseremmo possibile che i nostri figli imparassero a scrivere in italiano senza saperlo parlare? Assolutamente no.

Quali siano gli strumenti più appropriati per imparare una lingua?

E’ necessario chiarire alcuni aspetti relativi all’apprendimento della letto-scrittura in lingua straniera e capire quali siano gli strumenti più appropriati tenendo bene a mente quale sia l’obiettivo linguistico prefissato.

Partiamo da un paio di riflessioni riguardo l’insegnamento delle lingue in Italia.

Il nostro sistema scolastico è fortemente incentrato sull’insegnamento delle lingue attraverso la grammatica, in quanto una buona base grammaticale è cruciale per affrontare le traduzioni dal latino e dal greco che molti dei nostri ragazzi incontreranno nella loro vita scolastica.

Fin qui nulla eccepire se l’obiettivo del l’insegnamento è quello di padroneggiare la grammatica per raggiungere una buona competenza di letto-scrittura in lingua in italiano e costruire la capacità di tradurre dalle lingue morte.

Ma cosa succede se l’obiettivo è insegnare una lingua viva, cioè una lingua che serve per comunicare in tutte le forme?

Qual è la differenza di approccio tra l’introduzione della grammatica per la lingua madre e le lingue straniere?

Innanzitutto, quando i nostri figli iniziano ad imparare la grammatica italiana in maniera esplicita hanno già acquisito una buona padronanza in ascolto e produzione della stessa, tant’è che utilizzano già la grammatica per lo più correttamente in forma implicita.

Seguendo lo stesso identico filo logico per insegnare una lingua straniera non partiremo dalla grammatica senza avere veicolato prima un minimo di competenza comunicativa della stessa. In altre parole, non la insegneremo come lingua morta, ma come strumento di comunicazione, perché il primo obiettivo sarà quello di rendere gli allievi indipendenti sul fronte della comunicazione orale. Successivamente (e l’arco temporale dipende da vari fattori tra i quali l’età e le competenze degli allievi), si potrà procedere all’introduzione della letto-scrittura e anche dell’insegnamento della grammatica che andrebbe effettuato in full immersion in lingua, esattamente come avviene pe l’italiano.

Purtroppo partire, per così dire, al contrario nell’insegnamento di una lingua straniera rispetto al processo “naturale” di apprendimento seguito per la lingua madre non giova all’acquisizione di una competenza comunicativa e nemmeno di una competenza grammaticale implicita che costituisca la base fondante e solida per una riflessione grammaticale esplicita.

Ogni obiettivo linguistico, come dicevamo ne Se il pesce giudicato dalla capacità di arrampicarsi fosse tuo figlio?, va perseguito nella maniera corretta per massimizzare l’efficacia dell’acquisizione.

See you all in the next adventure!

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