15 Ottobre 2012 ARTICOLI

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Un’operazione

Sappiamo tutti com’è la vita con figli. Ci si sveglia presto al mattino, ci si deve organizzare molto,  tutto il giorno si corre a destra e a manca, si deve cucinare, fare la spesa, preparare abiti e tavola. Si gioca anche un po’ con loro, perché fa piacere; si devono fare lavatrici e grandi maratone di stirato. Insomma, la vita con figli è bella, divertente, interessante e molto faticosa.

Ecco perché se uno dei due genitori sta male, il quadro si complica. Ok. Nulla di grave, facciamo il caso semplice, quello che sta capitando a me.

Ho dovuto operarmi, mi sono sottoposta a una tonsillectomia. Sulla cartella clinica di ricovero le parole del medico dicevano “tonsillite cronica”. Tale diagnosi è arrivata dopo più di dieci anni di cure, visite e osservazione da parte dell’otorino. Dieci anni, almeno tre tonsilliti brutte all’anno, ascessi tonsillari hanno fatto di me una vittima designata, non ho potuto sottrarmi all’intervento. I danni a carico del cuore e dei reni procurati dalle numerose infezioni possono essere letali a lungo andare e l’operazione è di gran lunga la soluzione “migliore”. Tenuto conto di ciò, il tutto comporta uno sforzo organizzativo semplicemente abnorme.

Tolto il fatto che la sottoscritta vuole sempre complicarsi la vita, e si è fatta operare altrove, se ci si opera nella città in cui si vive, il tutto può anche risultare più semplice. A ogni modo, si tratta di un paio di giorni, nella maggior parte dei casi.

In quei due giorni marito, nonni, tate, zii e cugini sono coinvolti al 100% nel tran tran prendi-porta, porta-prendi, lascia-riprendi, prendi e lascia. Anna e Elena sono in due, perciò lo sforzo di portare le bambine insieme a scuola è già un programma. Infatti, essendo Elena in età da nido, il tutto si fa più caotico. Lasciamo perdere i parcheggi, che non agevolano affatto. Anche andare a prenderle tutte e due è di rispettabile fatica. Il bello è che nessuno se ne accorge, finchè non manca la mamma.

Una volta in convalescenza, fate in modo da poter lasciare i vostri cuccioli almeno una notte ai nonni. Il dolore può essere ancora fastidioso e non si è ancora del tutto liberi dagli effetti dell’anestesia generale. I giorni più difficili sono i primi tre al rientro a casa. Siete intontiti, doloranti e afflitti dalle medicine che assumete. I vostri piccoli, se sono molto piccoli, come la mia seconda figlia che ha solo un anno e mezzo, potrebbero non capire la situazione. Non è semplice giocare con loro, perché vi sentite troppo affaticati e non è semplice spiegarglielo. In ogni caso, se avete mogli e mariti collaborativi la faccenda sarà più tollerabile e meno confusa.

Potrebbero comunque rimanere dei campi d’azione in cui i vostri coniugi potranno entrare solo in parte, come per esempio accade qui da noi. La notte mi sono sempre alzata solo io. Ecco perché questa notte è stata dura quando Elena ha urlato alle 4:30, anche se il papà le metteva il ciuccio, la cullava, non lo faceva come l’ho sempre fatto io e dopo una mezz’ora di lamenti, mi sono alzata. Vi assicuro che è stata una pessima idea. Lasciate fare agli altri, delegate più che potete. Primo perché intanto la questione dura una dozzina di giorni, non di più. Secondo perché essendo adulti, la ripresa avviene in modo più lento ed è giusto non voler correre a tutti i costi, darsi tempo è importante.

Certo, organizzarsi diventa difficile se non si può uscire di casa, ma se avete una moglie o un marito, di sicuro già loro possono fare molto. Se la spesa è un problema, meglio sacrificare il portafoglio, per una volta, e si può comprare online. Ci sono anche alcuni negozi “locali” che prendono ordini online. Ingaggiate i nonni, fate sentire la grande gratitudine nei loro confronti e lasciate che tengano i piccoli. Chiamate la tata di fiducia, almeno per sollevare un po’ la vostra metà. State tranquilli il più possibile e lasciate che la vostra salute si riprenda con calma.

Organizzarsi è importante, ma non è tutto.


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