Un libro che aiuta i bambini ad abbandonare il ciuccio con un percorso graduale e in tutta serenità.
La storia di Pippi e del suo ciuccio
“Questa è la storia di una bambina che si chiama Pippi e del suo ciuccio giallo. Pippi è affezionata al suo ciuccio, lo conosce da quando era piccolissima”. Inizia così questa storia dedicata ai bambini che usano il ciuccio.
Rispetto a quando era una bimba minuscola Pippi è un po’ cresciuta e ha imparato un sacco di cose: sa parlare, camminare, cantare e conosce tantissimi giochi. “Qualche volta ha ancora voglia di usare il suo ciuccio. E qualche volta no”.
Il ciuccio non serve quando…
Ci sono tante situazioni in cui Pippi non sente il bisogno di usare il ciuccio. Ad esempio, quando gioca, quando corre, ovviamente quando mangia, ma anche quando parla, perché se tiene in bocca il ciuccio gli altri non capiscono bene cosa dice.
Non le serve il ciuccio nemmeno se inciampa e si fa male al ginocchio, perché con il bacio della sua mamma passa subito tutto il male.
Il fatto è che quando non lo usa, Pippi appoggia il ciuccio giallo un po’ dove capita, sul tavolo, sul divano, su una sedia, e poi non è facile ricordarsi dove lo ha lasciato. La mamma dice che in questo modo c’è il rischio di perderlo. Pippi però non vuole perdere il suo amico ciuccio.
Come fare per non perderlo?
Cosa fare del ciuccio in tutti quei momenti in cui Pippi non lo usa?
Il papà propone di darlo alla gatta Minù per giocare. Pippi ci pensa su. È una buona idea ma lei non è convinta. Il problema, secondo Pippi, è che Minù lo farebbe rotolare e al suo ciuccio non piace rotolare.
Anche la nonna ha un’idea. Suggerisce di appendere il ciuccio ai rami del pero nel suo giardino, così quando cadranno le foglie, il ciuccio giallo porterà allegria, come se fosse un fiore. Anche questa è una buona idea, ma di nuovo Pippi non è convinta. Nel giardino dei nonni il ciuccio sarebbe molto lontano da lei e potrebbe sentirsi solo…
La soluzione giusta!
“Pensa e pensa, anche a Pippi viene un’idea”. L’idea è proprio quella giusta per Pippi e per la sua famiglia: con l’aiuto di mamma e papà preparerà una casetta per il suo ciuccio!
Cercano una scatolina della misura giusta, Pippi mette al suo interno un fazzoletto morbido che farà da lettino al ciuccio e insieme alla mamma dipinge una stellina sopra il coperchio e una stellina dentro al coperchio.
“Da quel giorno, quando Pippi gioca, chiacchiera, legge un libro con mamma e papà… il ciuccio si riposa nella sua bella casetta”.
Anche quando è ora di dormire, il ciuccio giallo sta benissimo nella sua casetta e guarda la stellina disegnata da Pippi.
Legittimare e rispettare le emozioni
Questo libro è pensato per i bambini che devono ridurre l’utilizzo del ciucco o concluderlo del tutto. Il piccolo lettore può immedesimarsi nella protagonista Pippi e innanzitutto vede legittimato il suo attaccamento verso il ciuccio, dato che sin dalle prime battute si chiarisce che Pippi è “affezionata al suo ciuccio”.
Riconoscere le emozioni dei bambini ed evitare di giudicarle è importante. Troppo spesso i piccoli vengono rimproverati o fatti sentire in colpa perché usano ancora il ciuccio, ma quando il ciuccio è un compagno quotidiano – soprattutto se utilizzato spesso – non è affatto facile rinunciarci.
Un’esperienza da vivere con serenità
La storia di Pippi ispira molta serenità, il fatto che il ciuccio venga usato sempre meno viene raccontato come qualcosa di naturale, di spontaneo, che avviene semplicemente perché Pippi ne ha sempre meno bisogno. Questo è un esempio potente per il bimbo che legge, perché l’esperienza di Pippi testimonia che pian piano crescendo il ciuccio diventa meno necessario e che si può stare bene, giocare e divertirsi, anche senza.
Trovo significativo che gli adulti della storia non forzino e non insistano affinché Pippi lasci il ciuccio. Questo può essere un suggerimento implicito per i genitori che leggono, poiché il loro ruolo non è quello di spingere il bambino in una direzione, ma piuttosto di accompagnarlo e sostenerlo lungo il percorso.
Niente addii definitivi
Pippi mostra che si possono trovare dentro di sé le risorse per fare a meno del ciuccio, e questo senza addii definitivi o esperienze che rischiano di essere un po’ traumatiche, come il ciuccio buttato nei rifiuti o tagliato con le forbici (metodi che in passato venivano suggeriti per “togliere” il ciuccio). Il ciuccio giallo non viene gettato via, non esce per sempre dalla vita di Pippi: c’è ancora, ma in un altro modo, anche la sera prima di dormire, le fa compagnia dalla sua casetta.
A ogni famiglia la sua soluzione
Interessanti anche le altre due proposte che si trovano tra le pagine: dare il ciuccio alla gatta e appenderlo all’albero. Pippi ha preferito seguire un’altra strada, ma ha riconosciuto che si trattasse di buone idee (che restano quindi come possibili soluzioni per i piccoli lettori).
Realizzare insieme una casetta offre, inoltre, l’occasione per dedicarsi a un’attività creativa insieme a mamma e papà, e questo in genere piace ai bambini. Una soluzione da provare e personalizzare in base alle esigenze di ogni famiglia!
Età di lettura dai 18 mesi circa. Adatto anche per i bambini che non devono ancora lasciare il ciuccio ma possono iniziare a interiorizzare il messaggio che il ciuccio non è la risposta a tutti i loro bisogni e che pian piano si arriva ad usarlo sempre meno.

