15 Luglio 2013 ARTICOLI

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La bella Polidora

Ci voleva questo gran sole perché ce ne rendessimo conto: Torino è una città piena di fresche ombre deliziose. Un po’ grazie ai viali alberati, ai parchi, ai giardini che la punteggiano tutta di verde; un po’ grazie ai portici che ne percorrono il centro in lungo e in largo.

E dire che, quando nasce, Torino ha ben poco di verde!

La storia forse la sapete, fu Giulio Cesare a stabilire qui un accampamento militare, divenuto poi una colonia negli anni di Augusto. Nel Medioevo le case erano basse e scure, così come la cattedrale (che verrà ricostruita bianca e splendente solo nel 1492) mentre il castello, che oggi vediamo così maestoso, era spoglio ed austero e si dotò di un giardino solo a partire dal 1402.

“Ma cosa c’entra questo con Polidora?” – Mi chiederete.

Calma, calma!

Con questo caldo non posso correre, neanche sulla tastiera, sennò sudo troppo!

Allora, come già vi dicevo la scorsa volta fu Emanuele Filiberto detto Testa di Ferro a cambiare, con il suo arrivo nel 1559, le sorti della città.

Divenuta capitale del ducato, Torino si arricchì di palazzi, chiese e splendidi giardini privati. Tutti noi conosciamo la bellezza del Parco del Valentino, destinato agli svaghi di Cristina di Francia, che si era fatta costruire proprio lì un bel castello tutto per sé.

Per non parlare dei Giardini Reali, che offrirono ristoro ai vari Savoia e ai loro ospiti fino alla nascita della Repubblica.

Non tutti però sanno che il parco più antico della città si chiamava il Viboccone e si trovava nell’area oggi trafficatissima e popolatissima compresa tra Stura, Dora e Po.

Questo parco era stato fortemente voluto da Testa di Ferro che, occupato com’era a guerreggiare di qua e di là, trovava assai comoda una riserva di caccia a pochi passi dal centro.

Ci pensate!!!? Dove oggi sfrecciano le macchine, tanti anni fa saltellavano i cerbiatti!

Emanuele Filiberto adorava questo posto, vi fece piantare oltre 17.000 alberi e suo figlio Carlo Emanuele I vi fece costruire uno splendido castello.

Approfittando del fatto che il territorio era circondato dall’acqua su tre lati, i duchi chiesero ai loro architetti di aprire un canale sul quarto e di trasformare così il Viboccone nell’Isola Polidora.

”La bella Polidora” che compare in alcuni sonetti di corte, non è dunque una fanciulla ma una zona deliziosa, piena di fiori e di animali selvatici, in cui i duchi letteralmente se la spassavano. Qui vennero celebrate nozze lussuose, organizzati balli e spettacoli teatrali!

E poi e poi?

E poi, accidenti, la morte di Carlo Emanuele I, la peste, la guerra, l’abbandono, il decadimento del parco.

Al posto del bianco castello, venne costruita la Regia Manifattura Tabacchi (attiva fino al 1996), al posto del lussureggiante giardino, il Cimitero Monumentale.

A testimonianza di questa storia gloriosa restano il nome del quartiere “Regio Parco” e una bella fetta di verde e acque: il parco Pietro Colletta.

Ma noooo!! Non fate quelle facce!

Negli anni a seguire molti parchi sorsero dentro e fuori Torino che oggi, anche in virtù dei lunghi viali alberati, è in assoluto la città più verde d’Italia (15 mq. per abitante).

Ora non avete più scuse per rimanere in casa!

Mentre vi preparate per uscire, vi sottopongo questo piccolo quiz:

Trova il nonno!

A Torino c’è un vecchio Platano che, si dice, sia stato piantato nel 1715. Avrebbe dunque quasi duecento anni e per questo motivo viene chiamato “Il Nonno”. La sua circonferenza misura 7 metri e venti, ed è alto 25 metri, come un palazzo di otto piani.

Sapete dove si trova?

Scrivetecelo sulla pagina di ToBi su Facebook oppure mandateci una mail

Soluzione del Quiz precedente I Cavalli di Torino:

1 Il Cavallo di Bronzo in piazza san Carlo

2 Il Cavallo di marmo in palazzo Reale.

3 e 4 Il cavalli di Castore e Polluce sulla cancellata di Palazzo Reale, in piazza Castello

5 – Monumento al Cavaliere d’Italia, in Piazza Castello

6 – Monumento a Carlo Alberto, in piazza Carlo Alberto

7 – Monumento Duca d’Aosta, a Torino Esposizioni

8 – Monumento Ferdinando di Savoia, in piazza Solferino


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