Buonasera, Mio figlio quasi 7 anni.
Un bambino solare, energico, che ama parlare e comunicare.
Da 2 settimane quasi ha iniziato ad avere dei pensieri non belli che rivela solo a me. Ha iniziato con domande tipo mamma ma tu mi faresti esplodere come un palloncino (scena vista da Tom and Jerry) ed altre domande simili.
Poi ha iniziato a dirmi che ha pensieri brutti su Dio, dice il pensiero poi si sente in colpa di averlo pensato e in colpa per avere questi pensieri negativi. Alcuni pensieri hanno parolaccie (infantili ma da me non tollerate)sulla maestra nuova (proprio due settimane). Dice che lei non le vuole bene perché lo sgrida sempre.
Ho iniziato un po’ ad informarmi e ho letto dei pensieri intrusivi così gli ho detto che questi pensieri sono come una nuvola nera e basta allontanarla, che succede a tutti ecc ecc.
Questi ultimi due giorni ha detto un pensiero che mi ha sconvolta: Ha una bambina speciale al asilo (quest’anno inizia la scuola, viviamo all’estero) con una disabilità che si può notare. Mi ha detto che hanno commentato in classe il suo aspetto, ha detto un pensiero non bello sul suo viso (mi ha fatto sentire malissimo perché non gli ho insegnato questo) e poi ha detto che si dovrebbe ammazzare con un coltello (cosa che mi ha sconvolta).
Ho cercato di non far vedere a lui quant’ero sconvolta e gli ho spiegato che la bimba è speciale e ha delle difficoltà. Ha detto subito che sarà lui ad aiutarla a parlare e a camminare. E che lui non sapeva ma che aveva paura di lei, del suo aspetto e dei versi che faceva.
La sera prima di dormire ha detto che la bambina aveva dei problemi ma il vero problema sulla terra era lui perché aveva questi pensieri e ha chiesto di pregare per non avere più questi pensieri (abbiamo parlato di Dio ma non siamo praticanti religiosi). Stasera ha pure detto che ha pensato di “morire se stesso”, appena l’ho rassicurato che lui e importante e che lo amo si e addormentato.
Questi momenti durano pochissimo e non sono spessi durante la giornata, appena li allontaniamo lui riprende l’attività che stava facendo o un altro argomento. Non vedo ancora ansia (ne crisi ne pianti) se non un dispiacere momentale.
Per il resto va al asilo senza problemi (dopo aver finito mi dice tutto quello che è successo e soprattutto quello che lui pensa di aver sbagliato). Gioca, socializza, ride, piscina, pianoforte tutto normale. Mangia e dorme normalmente. Non fa gesti ripetitivi.
Quando aveva due anni ha fatto per un anno terapia e logopedia perché eravamo a 0 parole. A 3 anni era tutto nella norma. A 4 anni durante l’estate per quasi un mese ha avuto paura dei microbi, si lavava le mani i giocattoli e anche crisi di pianto.
Anche adesso è attento ma niente di eccessivo.
Sono abbastanza preoccupata soprattutto per i pensieri aggressivi.
Grazie in anticipo
Risposta alla domanda
Cara mamma,
capisco molto bene la sua preoccupazione: sentire un bambino di quasi 7 anni parlare di pensieri aggressivi, di colpa, di Dio, di morte o di “pensieri brutti” può spaventare moltissimo un genitore. La prima cosa importante, però, è distinguere tra pensiero e intenzione.
I bambini, come gli adulti, possono avere pensieri improvvisi, strani, disturbanti o contrari a ciò che sentono davvero. A volte questi pensieri arrivano proprio perché il bambino è sensibile, attento alle regole, desideroso di essere “buono” e molto preoccupato di aver fatto o pensato qualcosa di sbagliato. Il fatto che suo figlio le racconti questi pensieri con dispiacere, senso di colpa e bisogno di essere rassicurato fa pensare che non li viva come desideri, ma come qualcosa che lo spaventa.
Questo non significa che vadano ignorati, ma nemmeno che vadano letti subito come pericolosità.
Da ciò che racconta, suo figlio continua a giocare, socializzare, dormire, mangiare e frequentare le sue attività. Questi sono elementi rassicuranti. Allo stesso tempo, ci sono alcuni aspetti che meritano attenzione: la presenza di pensieri aggressivi, il forte senso di colpa, il bisogno di confessare alla mamma ciò che pensa, la frase sul “morire se stesso” e un precedente periodo di paura intensa dei microbi. Non è possibile fare diagnosi a distanza, ma potrebbe trattarsi di una fase ansiosa con pensieri intrusivi, cioè pensieri non voluti che arrivano alla mente e fanno paura proprio perché sono lontani da ciò che il bambino vorrebbe essere.
In questi casi la risposta dell’adulto è molto importante. Ha fatto bene a non mostrarsi sconvolta davanti a lui. Più il bambino percepisce che quel pensiero spaventa anche l’adulto, più rischia di viverlo come una prova del fatto che “c’è qualcosa che non va” in lui.
Può aiutarlo con frasi semplici, sempre uguali, per esempio:
“Un pensiero non è un’azione.”
“Il fatto che un pensiero arrivi non vuol dire che tu lo voglia.”
“Capita a tutti di avere pensieri strani o brutti. Noi non dobbiamo combatterli, li lasciamo passare.”
“Tu non sei i tuoi pensieri. Sei un bambino amato, importante e buono anche quando la tua mente fa pensieri che ti spaventano.”
Attenzione però a non entrare in un ciclo continuo di rassicurazioni. Se ogni volta il bambino confessa un pensiero e riceve lunghe spiegazioni, sul momento si calma, ma può imparare ad avere sempre più bisogno di confessare e controllare se è “cattivo” oppure no. Meglio quindi accogliere, rassicurare brevemente e poi riportarlo con delicatezza all’attività che stava facendo.
Per esempio:
“Ho capito, quel pensiero ti ha spaventato. È solo un pensiero, lo lasciamo passare. Ora torniamo al gioco.”
Rispetto alla bambina con disabilità, è importante non colpevolizzarlo troppo. I bambini possono spaventarsi davanti a ciò che non conoscono, soprattutto se vedono comportamenti, suoni o caratteristiche fisiche che non sanno interpretare. Il suo commento è stato certamente duro da ascoltare, ma lui stesso ha poi espresso il desiderio di aiutarla. Questo ci dice che c’è empatia, ma anche paura e confusione. Può essere utile spiegargli con parole semplici che alcune persone nascono o crescono con difficoltà diverse, che non bisogna deriderle o ferirle, ma che è normale fare domande e imparare a conoscerle.
Sulla frase “morire se stesso”, invece, è importante chiedere con calma cosa intendesse, senza allarmarlo:
“Quando dici questa frase, vuoi dire che eri molto triste o ti è venuto proprio il pensiero di farti del male?”
“Ti è mai capitato di pensare a come farlo?”
“Hai mai avuto voglia di usare un oggetto per farti male?”
Fare queste domande non mette idee in testa ai bambini: serve a capire meglio il livello di sofferenza. Se emergessero intenzioni concrete, gesti, piani, uso di oggetti o paura di non riuscire a controllarsi, è necessario chiedere aiuto subito a un pediatra, a un servizio di neuropsichiatria infantile o a un pronto soccorso.
Anche se per ora la vita quotidiana sembra procedere normalmente, le consiglierei comunque un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva o con il pediatra, soprattutto perché questi pensieri sono comparsi in modo improvviso, sono accompagnati da colpa e riguardano temi aggressivi e di morte. Non perché suo figlio sia “grave” o “pericoloso”, ma perché un professionista può aiutare voi genitori a rispondere nel modo più utile e può aiutare il bambino a non spaventarsi della propria mente.
Nel frattempo può essere utile osservare:
- se i pensieri aumentano o diminuiscono;
- se compaiono rituali, controlli, lavaggi, richieste continue di rassicurazione;
- se evita persone, scuola, oggetti o situazioni;
- se peggiorano sonno, appetito, umore o gioco;
- se le frasi sulla morte si ripetono.
Parlerei anche con la maestra nuova, con delicatezza, per capire se a scuola lui si sente spesso sgridato, se teme di sbagliare o se c’è stato qualche episodio che lo ha turbato. A volte un cambiamento di figura educativa, soprattutto in un bambino sensibile e molto coscienzioso, può riattivare ansie, paura del giudizio e bisogno di sentirsi “bravo”.
Il messaggio principale da dargli è questo:
“Non sei sbagliato. Non sei cattivo. La tua mente a volte produce pensieri che ti fanno paura, ma noi possiamo imparare a lasciarli passare.”
E il messaggio per lei è: non si colpevolizzi. Il fatto che suo figlio le racconti questi pensieri indica che si fida di lei. Ora l’obiettivo non è interrogarlo continuamente né far sparire subito ogni pensiero, ma aiutarlo a sentirsi al sicuro e, se necessario, farvi accompagnare da uno specialista dell’età evolutiva.
foto di copertina Zahra Amiri
