11 Febbraio 2026 L'ESPERTO RISPONDE

Home  > L'esperto Risponde  > Emozioni troppo grandi: sonno, limiti e convivenza con gli animali nei primi anni

Emozioni troppo grandi: sonno, limiti e convivenza con gli animali nei primi anni

La mia bimba di due anni e quattro mesi, ogni tanto, la sera ritarda l’addormentamento perché ha paura del buio.
Le prime volte, presa dalla stanchezza e dallo snervamento, ho preso le mie cose (dormiamo insieme nel suo letto montessoriano) e le ho detto che avrebbe dormito da sola.
Quando capita, il copione è sempre lo stesso: quando le dico che mi alzo e me ne vado, lei si impunta di voler dormire da sola ancora di più per ripicca ma, quando esco dalla stanza, vuole andare in giro per la casa da sola di sera e, ovviamente, non è il caso per i rischi che ci sono e perché altrimenti prende sonno ancora più tardi.
Poi finisce che lei prende comunque sonno al seno in camera sua, quando è troppo stanca.
Due sere fa è successo una cosa abbastanza simile, con la differenza che prima (dopo quasi un’ora e mezza di letture, in cui ho iniziato a intuire che stava ritardando volontariamente l’addormentamento) mi ha detto spontaneamente che voleva dormire da sola e che dovevo uscire dalla stanza.
L’ho fatto ma quando lei ha cominciato ad andare in giro, io ed il papà l’abbiamo bloccata dicendole che non era possibile perché era tardi e doveva fare la nanna.
Abbiamo bloccato i suoi movimenti in giro per casa e riaccompagnata in stanza, chiuso la porta ma lei si è messa a piangere.
In pochissimi minuti è passata da “ho paura del buio” a “mamma, dormire sola io, vai via”, al pianto perché è rimasta sola ed ha visto me arrabbiata.
Ovviamente, poi, l’ho ripresa con me e si è riaddormentata in pochissimo tempo al seno.
Io credo che siano dei tentativi di autonomia (li ha anche per altre cose) verso l’addormentamento ma la paura del buio e l’attaccamento al seno sono troppo forti, per ora.
Sto iniziando a temere che l’addormentamento al seno (ed in generale l’attaccamento al seno) possa essere un problema sull’addormentamento e nell’affrontare la paura del buio ed altre situazioni per lei stressanti perché vedo che me lo chiede tantissimo, come se fosse un ciuccio.
Mi domando se sto sbagliando qualcosa.
Se togliessi il seno adesso, rischierei di destabilizzarla?
L’altra domanda riguarda la convivenza con gli animali domestici. Noi abbiamo due gatti adulti che sono due santi. In questi ultimi giorni lei li ha presi di mira e li rincorre in continuazione, li spaventa, gli tira addosso gli oggetti, li colpisce e tira loro la coda. Abbiamo tentato in mille modi diversi, con le maniere gentili e quelle meno gentili, di farle capire che i gatti si spaventano e rischia di essere graffiata ma è tutto perfettamente inutile.
Poi glielo diciamo, più si accanisce e li tormenta.
Stiamo seriamente pensando di darli via perché certi momenti è insostenibile.
Ieri ero da sola a casa con lei e l’unico modo che ho avuto per tenerla tranquilla è stato chiudere i gatti nel trasportino e chiuderli a chiave nello sgabuzzino con la luce accesa ma è completamente folle come cosa, oltre che totalmente ingiusta verso i gatti e, inoltre, purtroppo non risolverebbe nemmeno la situazione.
Lei ha indubbiamente un carattere forte e non le piacciono le regole e, purtroppo, non sono molto brava a fargliele seguire.
Sono sconfortata ed esausta.
Cosa posso fare? Grazie di cuore in anticipo.

Risposta alla domanda

Cara mamma,
leggendo il suo racconto emerge con molta chiarezza una cosa: lei è una mamma attenta, presente, che osserva sua figlia e cerca davvero di capirla. La stanchezza e lo sconforto che descrive non nascono da disinteresse o superficialità, ma dal fatto che sta attraversando una fase intensa, emotivamente impegnativa, senza sentirsi più sicura di quello che fa. Questo, da solo, è già un elemento importante da riconoscere.

A due anni e quattro mesi i bambini si trovano in un momento di grande trasformazione. Il desiderio di autonomia cresce in modo improvviso e potente, ma le capacità emotive necessarie per sostenerla non sono ancora mature. È per questo che spesso assistiamo a comportamenti che agli adulti appaiono contraddittori: “voglio dormire da sola” che diventa, pochi minuti dopo, pianto disperato; “mamma vai via” che si trasforma in una richiesta urgente di contatto. Non è confusione, né manipolazione: è ambivalenza evolutiva. La bambina sta provando a sentirsi grande, ma ha ancora profondamente bisogno di sentirsi al sicuro.

La paura del buio rientra pienamente in questo quadro. Non è tanto il buio in sé a spaventare, quanto la separazione, il lasciarsi andare al sonno, il perdere il controllo in un momento della giornata in cui la stanchezza abbassa tutte le difese emotive. In questo contesto, l’addormentamento al seno non rappresenta un ostacolo allo sviluppo, ma una risorsa. Il seno è, per molti bambini, un potente strumento di regolazione emotiva: calma, rassicura, aiuta a contenere l’ansia e permette al corpo di rilassarsi. Il fatto che sua figlia, una volta riaccolta, si addormenti rapidamente ci dice che non ha un problema con il sonno in sé, ma con il sentirsi sufficientemente tranquilla per abbandonarsi ad esso.

È comprensibile chiedersi se questo attaccamento possa “creare dipendenza” o rendere più difficile affrontare paure e frustrazioni. In realtà, spesso accade il contrario: quando un bambino si sente accolto nei suoi bisogni, gradualmente trova dentro di sé le risorse per separarsi. Togliere il seno in una fase già carica di cambiamenti e tensioni emotive potrebbe effettivamente risultare destabilizzante, soprattutto se venisse vissuto come una perdita improvvisa di un riferimento importante. L’autonomia non nasce dalla privazione, ma dalla sicurezza.

Anche l’episodio in cui la bambina chiede di dormire da sola e poi va in giro per casa va letto in questa chiave. In quel momento sta sperimentando il controllo della separazione: è lei a decidere che la mamma esce. Ma quando la separazione diventa reale, l’emozione prende il sopravvento e il bisogno di contenimento torna con forza. Il passaggio rapido dalla paura del buio al desiderio di stare sola, fino al pianto, non indica capriccio, ma un sovraccarico emotivo. La percezione della rabbia dell’adulto, anche se non esplicitata, può amplificare questo vissuto di smarrimento.

Per quanto riguarda il rapporto con i gatti, anche qui è importante spostare lo sguardo dal comportamento al significato. A questa età l’empatia non è ancora strutturata e il controllo degli impulsi è molto fragile. I gatti, con i loro movimenti imprevedibili e le reazioni immediate, diventano facilmente un bersaglio su cui scaricare eccitazione, frustrazione, tensione. Non si tratta di cattiveria né di mancanza di educazione, ma di una difficoltà a gestire emozioni troppo grandi per essere contenute da sola. Il fatto che, più le viene detto di smettere, più il comportamento aumenti, è tipico delle situazioni in cui il bambino è già “fuori soglia” e non riesce più a fermarsi autonomamente.

In questi momenti, più che spiegazioni o richiami, è il contenimento a fare la differenza: l’adulto che interviene con fermezza ma calma, che protegge l’animale e il bambino, che mette un limite chiaro senza caricare di ulteriore tensione la situazione. Anche organizzare l’ambiente in modo preventivo, separando gli spazi quando la stanchezza è alta, non è una resa educativa, ma una forma di cura.

Il quadro che emerge è quello di una bambina intensa, con un carattere forte, curiosa, determinata, ma ancora molto piccola sul piano emotivo. Bambini così non hanno bisogno di regole più rigide, ma di una guida stabile e rassicurante, capace di tenere insieme accoglienza e limite. E genitori che crescono bambini intensi hanno, a loro volta, bisogno di sentirsi sostenuti.

Il suo senso di sconforto e di esaustione è un segnale da ascoltare. Non significa che stia facendo male, ma che sta facendo molto, spesso da sola. In questi casi, chiedere un supporto educativo o psicologico non è un fallimento, ma un atto di responsabilità e di cura verso tutta la famiglia.

Sta accompagnando sua figlia in una fase complessa, con attenzione e sensibilità. Questo è il terreno su cui, col tempo, cresceranno sicurezza e autonomia.

Chiedi all'esperto

Vuoi fare una domanda ai nostri esperti? fa la tua domanda compilando il form, selezionando come argomento quello più pertinente alla tua domanda

INVIA DOMANDA
Categoria:

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ogni settimana, tra giovedì e venerdì, ti arriverà una mail informativa sugli appuntamenti, le opportunità e le offerte del territorio.

Iscriviti