Cara Nadia,
sappiamo che i nove mesi gestazione intrauterina non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari del bambino. Michel Odent ci spiega molto bene che nei primi nove mesi dopo il parto la nostra creatura necessita essenzialmente delle stesse cose: comunicazione, contatto e alimentazione permanente.
I bambini che piangono in auto, anche per un breve tragitto, mi hanno sempre fatto pensare ad una percezione di se stessi ancora molto ancorata a quella della madre…o comunque molto in risonanza con il “sentire” della mamma.
Forse bisognerebbe chiedersi il proprio stato d’animo in quelle situazioni: voglio recarmi davvero lì? Devo fare quel tragitto ma mi costa molta fatica? Sinceramente preferisco uscire e recarmi a quell’incontro? Ho bisogno di “distrarmi” da questa situazione simbiotica solo un pochino?
I malesseri fisici possiamo imparare a riconoscerli: se la schiena si incurva troppo provocando una scomodità prolungata nel tempo potremmo pensare di aggiungere un cuscino piatto; se è il troppo calore che si genera allora metteremo un lenzuolino di cotone; se è il ruttino che provoca tanta disperazione potremo provare a fermarci dopo una decina di minuti e verificare.
Ci sono situazioni che passano e si risolvono semplicemente con la loro crescita… e noi intanto facciamo osservazioni e piccoli interventi “mirati” per loro e su noi stesse!
Michel Odent ci offre una visione di ecologia perinatale tale da non sottovalutare il periodo dell’esogestazione, vale a dire i nove mesi di vita extrauterina, dove i bisogni primari del neonato sono essenzialmente simili a quelli che venivano soddisfatti nel ventre materno: comunicazione, contatto e alimentazione permanente.
La salute del “periodo primale”, può essere definita come la salute del periodo perinatale; questo periodo, secondo l’autore, va dal concepimento fino alla fine del primo anno di vita, dalla cosiddetta endogestazione alla cosiddetta esogestazione
