Gentile lettrice,
vorrei rispondere tenendo conto di due aspetti distinti: da un lato, è fondamentale che lei si tuteli legalmente per evitare eventuali accuse di influenzare la volontà di sua figlia; dall’altro, il focus principale deve essere su sua figlia e sul suo benessere, cercando di affrontare al meglio le difficoltà nel rapporto con il padre.
Sotto il primo profilo, è consigliabile che lei documenti ogni sforzo fatto per agevolare gli incontri tra le ragazze e il padre. Conservi traccia delle comunicazioni, come messaggi o e-mail, che dimostrino la sua disponibilità e il suo impegno a favorire la relazione. Questo potrà essere utile nel caso in cui sorgano contestazioni, dimostrando chiaramente che lei non ha ostacolato il rapporto, ma ha invece agito sempre in buona fede.
Detto ciò, il vero fulcro della questione è il benessere di sua figlia. Alla sua età, la ragazza sta attraversando un periodo di crescita e di cambiamenti che possono influenzare profondamente il suo rapporto con il padre. In questo contesto, può essere estremamente utile il supporto di un professionista, come uno psicologo specializzato o un mediatore familiare. Un professionista può aiutare a mettere a fuoco le reali motivazioni che muovono la ragazza offrendo spunti per affrontare la situazione a ragion veduta.
Se il percorso di supporto dovesse portare a un miglioramento e a un nuovo equilibrio nelle visite, ciò potrebbe consentire di mantenere le attuali condizioni, con il beneficio di un rapporto più solido. Se, invece, emergesse l’esigenza di adottare un diverso sistema di gestione delle frequentazioni, si potrebbe valutare una modifica formale delle condizioni di affidamento.
Suggerisco comunque molta cautela, lasciando che il nuovo assetto si stabilizzi prima di prendere decisioni definitive. In questo modo, si eviterà di creare ulteriore instabilità in favore di una transizione più serena per la ragazza.
In sintesi, il mio consiglio è quindi di affrontare la situazione con equilibrio: da un lato, tutelarsi dal punto di vista legale, e dall’altro, concentrarsi sul benessere di sua figlia, cercando di capire insieme a lei e, se vi è possibile, con l’aiuto di un professionista se il rapporto con il padre possa essere preservato in modo sano. L’obiettivo non è forzare un legame a tutti i costi, ma piuttosto valutare se e come il rapporto possa evolvere senza creare disagio o stress per la ragazza. In base a quanto emergerà, si potranno prendere decisioni più consapevoli e mirate arrivando, se occorrerà, ad una modifica anche formale del provvedimento giudiziario che oggi regola l’affidamento.
Spero di esserle stata utile.
Un caro saluto.
Avv. Maria Ferrara
Foto di copertina di Andriyko Podilnyk
