21 Dicembre 2009 L'ESPERTO RISPONDE

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Sfide continue

Buondì
… allora… ho una bimba di nome Caterina che ha 14 mesi.
Premetto che la bimba è abbastanza precoce sia nel linguaggio che nella sua motorietà, il mio problema è nella sfera educativa.
Ultimamente la piccola (cosa che non aveva mai fatto in quanto è stata sempre abbastanza tranquilla) chiede attenzioni costanti tipo: essere presa in braccio continuamente, buttarsi in mezzo alle gambe con un pianto sfrenato se non accontentata, ogni sera si addormenta se non dopo un bel rimprovero, la notte non riesce a dormire tranquilla (questo è un problema sempre esistito, risvegli notturni ma senza pianto) e capisce, si perde il controllo, il mio grande dubbio è …dove inizia il bisogno e dove il capriccio?
Io sono sempre stata sostenitrice dell educazione rigida, ma non traumatica, della disciplina, non condivido permessivismo eccessivo, credo che i bambini debbano conoscere i limiti, anche perchè giornalmente mi accorgo che loro capiscono tutto!
Spero in un delucidazione per non cadere in errori futuri che possano compromettere l’integrità emotiva e non della mia piccola adorata figlia.
GRAZIE
Ella


Buongiorno,
mio figlio Mattia ha 26 mesi ha un carattere molto forte e mi sfida continuamente.
In generale è un bimbo molto dolce e affettuoso, non fa capricci per mangiare o dormire, però ha dei momenti, sempre più frequenti, che fa tutto quello quello che gli viene detto di non fare.
Per esempio gli dico che non voglio che urla e allora lui lo fa apposta e poi aspetta una reazione da parte mia, nel senso che se cerco di fare finta di niente lui continua ad urlare fino a quando non gli dico qualcosa.
Ogni tanto alza le mani con i bimbi della sua età e anche in quel caso sa che non lo deve fare, perchè spesso mi guarda dopo che lo ha fatto.
Io cerco di spiegargli le cose con calma, ma senza successo e allora a volte perdo la pazienza e lo sgrido.
Vuole fare tutto quello che pare a lui, è molto testardo e quando deve fare qualcosa che non gli piace, o non può fare qulacosa che lui vorrebbe, inizia a fare i capricci e a piangere (si vede benissimo che non è un pianto vero), si butta a terra e si arrabbia.
Qualsiasi cosa che gli viene detto di non fare lui la deve fare assolutamente e non se ne dimentica neanche se si cerca di distrarlo in altro modo.
Fin da quando era piccolo non è mai voluto stare più di 5 minuti nel seggiolone abbiamo provato in tutti i modi, sia a costringerlo che a cercare di convincerlo con calma, ma è una battaglia che ha vinto lui.
Addirittura siccome mangiava molto poco gli andavo dietro per dargli da mangiare. Ora non lo faccio più, perchè mangia a sufficienza, ma anche sulla sedia (abbiamo abbandonato il seggiolone) ci sta il tempo necessario per mangiare un po’ e poi anche se avrebbe ancora fame inizia a ‘viaggiare’ per le altre sedie el tavolo o in braccio a me o al papà.
Io lavoro tutte le mattine e due pomeriggi alla settimana e lui passa tutto il suo tempo con i nonni, che tra l’altro adora e loro adorano lui, ma che, in quanto nonni, hanno un po’ viziato e lo lasciano un po’ più libero di fare quello che vuole, anche se comunque anche loro ci provano a riprenderlo quando è il momento.
Vorrei dire anche che, per quanto ci è possibile, io e mio marito cerchiamo di non contraddirci mai su quello che gli diciamo, la sera prima di metterlo a letto passiamo del tempo con lui tutti insieme, e quando non lavoriamo siamo sempre con lui, ma dove sbagliamo?
Grazie anticipatamente
Saluti
Martina

Gentili Ella e Martina,
proponiamo una risposta comune alle vostre domande, perché presentano, con sfumature diverse, un problema diffuso che molti genitori, come voi, incontrano con bimbi di queste età.
Ci si chiede qual è il criterio per distinguere i capricci dalle richieste lecite di attenzione e/o autonomia, e inoltre qual è il modo corretto per ottenere dai propri figli comportamenti adeguati e rispetto delle regole.
A volte sembra che i bimbi prendano il sopravvento e che noi non possediamo nessuna strategia efficace per controllarli, il che ci fa sentire genitori inadeguati; oppure si finisce per andare a nostra volta in collera, al che si associa spesso il senso di colpa.
Il vostro stile educativo ci pare adeguato: porre i giusti limiti ai bambini dà loro sicurezza e li aiuta a crescere forti e fiduciosi nelle proprie capacità.
Perché ciò accada si devono però necessariamente affrontare momenti spiacevoli: capita spesso che un bimbo che si sente dire di no protesti o sia sopraffatto dalla collera.
Non spaventiamoci: i bimbi devono potersi arrabbiare e devono trovare dei modi accettabili per esprimere la collera, ma questo implica un processo di apprendimento che richiede un po’ di tempo. Quando invece i capricci anziché sporadici si fanno duraturi e pressoché ingestibili, possono essere i genitori a trovarsi in difficoltà.
A volte è necessario che un genitore rifletta sul proprio rapporto con l’autorità e sul proprio modo di affrontare le regole, la frustrazione o la rabbia.
Altre volte è difficile sostenere il momento in cui nostro figlio ci attacca e ci vede come genitori cattivi e crudeli: manteniamo la calma e ricordiamoci che si tratta soltanto della reazione momentanea di un bimbo frustrato, non siamo realmente “cattivi”.
Se riflettete con calma, senza che le emozioni o la stanchezza prendano il sopravvento, sarete certamente in grado di capire se state agendo nell’interesse dei vostri figli oppure se siete stati troppo duri o morbidi, e in tal caso potrete modificare il vostro atteggiamento.
Saluti dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale


Ricordiamo che lo Studio di Psicologia Relazionale offre la possibilità di avere un primo colloquio gratuito (individuale o di coppia) con una psicoterpeuta familiare su appuntamento.


Lo staff dello Studio di Psicologia Relazionale (Daniela Ciaramita – Barbara De Meo – Maria Cristina Peyrani) sono curatrici della rubrica Psicologia di Torinobimbi

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