Ho un bambino di 5 anni che da settembre comincerà la scuola elementare. Lui è un bambino molto solare, aperto che gli piace giocare tanto con gli amici ed anche con i grandi. In generale non ha problemi per fare delle nuove amicizie, non è un bambino timido anche se alle volte ci vogliono alcuni minuti per prendere confidenza.
È un bambino intelligente, a scuola molto partecipe, che capisce bene le consegne e le regole dei giochi. Il suo problema è che lui è un bambino molto emotivo e sensibile, e ogni situazione di disaggio la vive veramente male, piange e si angoscia tanto. Non è un bambino che piange per tutto, ad esempio non fa praticamente dei capricci e non piange neanche quando si fa male fisicamente. Ma il suo pianto e disperato ante una situazione che non sa come affrontare. Non sa chiedere aiuto per se stesso e se non si accorgono gli altri lui sta zitto e piange sentendosi un po’ messo da parte.
Sta male anche quando ce’ qualche bambino che non vuole giocare con lui, o che non gli vuole parlare. Altre situazioni si presentano quando gioca con alti bambini. Essendo mio figlio un bambino che rispetta le regole del gioco o i turni di ogni bambino, e in più gli piace vincere, non sopporta quando gli altri non lo fanno.
Ma il problema è che lui reagisce male, se innervosisce quando prova a parlare e spiegare i motivi per il quale si arrabbia, allora piange e poi si mette da parte.
Non riesce a capire che non tutti sono come lui, che magari non seguono le regole, o che non hanno voglia di giocare, o non hanno voglia di giocare o parlare con lui. Lui sa che non deve piangere ma comincia con dei lacrimoni e si innervosisce molto.
Prova a spiegare il suo problema del momento, ma non facendosi capire si sente cosi male che comincia a piangere.
È un pianto che ci fa star male a tutta la famiglia, perché sappiamo che lui soffre e non sappiamo come aiutarlo.
A casa non manca il dialogo, e proviamo a parlare molto con lui quando si presentano queste situazioni per aiutarlo ad affrontarle. Lo incoraggiamo anche tanto congratulandoci con lui quando vediamo che una situazione “a rischio” la risolve di buon modo.
Giochiamo molto con lui e proviamo stare sempre presenti per dargli fiducia.
Di notte dorme bene, da solo e non ha paura. Lui sempre è stato sensibile, ed anche se ha migliorato col passare del tempo, andando avanti con l’età me ne accorgo che si presentano più situazioni di disaggio.
Mi piacerebbe sapere come posso aiutarlo, cosa dovrei fare.
Vorrei sapere se sarebbe utile in questo caso fare dei colloqui con dei profesionisti che lo possano aiutare.
Cara Maria Sol,
da quello che ci racconti tuo figlio di 5 anni è un bimbo socievole, capace, adeguato, che cresce nel migliore dei modi e non mostra difficoltà preoccupanti.
Dalla tua lunga lettera si deduce che è un bimbo molto amato e accuratamente seguito. Si può tuttavia percepire un certo grado di preoccupazione rispetto alle situazioni in cui il piccolo non abbia immediatamente pronta una soluzione soddisfacente.
È un bambino sensibile e molto esigente e sembra che non gli sia concesso trovarsi impreparato o vivere una qualsiasi difficoltà. Ma è più che naturale che le difficoltà scatenino reazioni emotive: solo con il tempo e con l’esperienza i bambini imparano a gestirle e a superarle.
Il nostro consiglio è di partire innanzi tutto da una riflessione personale su te stessa, prima come persona e poi come mamma: qual è il tuo atteggiamento emotivo rispetto alle difficoltà?
Puoi concedere, a te stessa o agli altri, di commettere talvolta un errore?
Quanto ti spaventano le novità o le situazioni di incertezza?
Puoi ammettere di non essere preparata di fronte a un compito o di trovarti “spiazzata” quando interagisci con altre persone?
Infine, quanto ti innervosisce, o ti spaventa, vedere tuo figlio in questi stessi frangenti?
E qual è, rispetto a questi punti, l’atteggiamento degli altri adulti in famiglia?
Acquisire consapevolezza e serenità al riguardo ti permetterà di trasmettere maggiore tranquillità al bambino e di stargli accanto ed essere il suo riferimento sicuro nei momenti di difficoltà e di crescita.
Quanto alla tua domanda sull’eventualità di consultare un esperto, puoi considerare la possibilità di una breve consulenza personale in cui approfondire questi temi, ma riteniamo inopportuno sottoporre il bambino a una valutazione psicologica.
Lo staff dello Studio di Psicologia Relazionale: (Daniela Ciaramita – Barbara De Meo – Maria Cristina Peyrani)
Ricordiamo che lo Studio di Psicologia Relazionale offre la possibilità di avere un primo colloquio gratuito (individuale o di coppia) con una psicoterpeuta familiare, il lunedì, su appuntamento.