14 Luglio 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Bambino iperattivo

Salve,

Sono la mamma di un bimbo di 11 mesi. E’ un bambino molto vivace forse piu’ dell’età che non sta fermo un attimo. E’ sempre in cerca di scoprire cose nuove da i primi passi del nono mese è
proprio una peste.

Diciamo che ci rinunciano tutti a badare a lui.

Leggo di bambini iperattivi, ma devo preoccuparmi? Oppure è l’eta’?

Rispondetemi

Grazie

Cara Giusy,
abbiamo tutti l’opportunità oggi di conoscere sempre più cose e poter raccogliere informazioni di qualunque genere su internet.
Come tu stessa affermi hai letto dei casi di quei bambini affetti dal disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, che viene definita dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali come una condizione in cui è presente una persistente disattenzione e/o impulsività.
Tale sindrome viene individuata all’incirca nell’età scolare e/o prescolare, quando il bambino cioè fa il suo ingresso in una comunità scolastica ed organizzata da regole e compiti ben precisi del “dovere fare”.
Perciò mi sembra piuttosto prematura l’ipotesi di poter classificare un bambino così piccolo con questa definizione e senza il parere di un medico psicologo che segue un protocollo piuttosto impegnativo per potersi accertare di tale malattia.

Ciò non toglie nulla al fatto che tu, in quanto madre, possa essere preoccupata e sicuramente sofferente di fronte alle difficoltà che incontri nel quotidiano.
Vorrei chiederti però di riflettere se tali preoccupazioni nascono dalla relazione che hai con la tua creatura o piuttosto dalle relazioni che il tuo bambino ha con gli altri adulti a cui ti rivolgi, che, come affermi rinunciano a badare a lui…
Generalmente un bambino di quest’età che non riesce a dormire, che non sta fermo e provoca preoccupazione costante, che si distrae da qualunque gioco dopo pochi minuti vive dentro di sé il contrasto tra l’abbandonarsi ed il sentirsi abbandonato, tra il desiderio di voler fare da sé e la certezza di non farcela, tra il desiderio di scoprire il mondo che lo circonda ed il costante impegno nel seguire le indicazioni dell’altro.
I bambini traggono spesso un certo senso di protezione dalle preoccupazioni familiari: si sentono al centro dei pensieri del genitore e solo così garantiscono a se stessi la sopravvivenza… da loro dipendono su tutti i fronti della cura!
Il tempo dei bambini è fatto di lentezza per poter osservare e apprendere competenze nuove, ma il nostro mondo di adulti così esigente e concitato, ritmato da impellenti scadenze ci impedisce di aspettare… che loro crescano un giorno alla volta.
Quante volte ci ritroviamo a suggerire loro:
”Aspetta che sto facendo questa cosa” e subito dopo “Dai finisci di mangiare!” “Lascia quel gioco e vieni qua che dobbiamo uscire” “Stai fermo che ti lego le scarpe” e poi “ Vieni che mettiamo la giacca” “Veloce che sono in ritardo” ed il pomeriggio “Non correre che cadi e ti fai male!”.

Insomma ci aspettiamo che tutti i nostri input, così contrastanti fra loro, vengano immediatamente compresi ed accettati da bambini molto piccoli e che poi non vi siano contrasti nelle loro manifestazioni e nelle relazioni.
L’unica alternativa per poter cambiare, secondo me, è dare una nuova immagine del mondo che lo circonda fatto di presenza, di ascolto e di calma; creare un ambiente dove le regole da rispettare sono poche e comunicate in modo semplice; dove l’atmosfera è priva di stress e colma di sguardi attenti e interessati.
Io credo sia importante interrogarci su tali argomenti per poter riflettere e apportare quei cambiamenti significativi all’interno della dinamica familiare che possono aumentare l’autostima sia di noi genitori che dei nostri figli.
Oggi metto il seme per raccogliere domani.
Arianna

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