Cara Sara,
Quello che tu racconti è purtroppo uno degli annosi problemi che molte di noi mamme si trovano ad affrontare.
Se me lo consenti, vorrei riflettere insieme a te rispetto a due considerazioni fatte quando nacque la mia prima figlia iniziando da un mio aneddoto personale.
Era un tardo pomeriggio domenicale e mi accorsi che avevo finito i pannolini!
Lei era molto piccola ed io decisi che, invece di catapultarmi in un autogrill della tangenziale o mettermi alla ricerca della farmacia di turno, (dove sicuramente non avrei trovato la marca di pannolino da noi scelta perché priva di sbiancanti ottici e perciò non contenenti quei fattori che spesso le arrossavano in modo indicibile il culetto), avrei utilizzato fino al momento della nanna notturna dei piccoli asciugamano sistemati all’interno di una mutandine e poi un mio assorbente extra-large….
Lei non si accorse quasi di tutto quel mio pensare… era totalmente indifferente al cosa stava indossando: la sensazione di essere all’asciutto le bastava! E per giunta, io restai vigile per tutte quelle ore alle sue espressioni e ai suoi richiami per poter essere tempestiva e perpetuare quel benessere.
Il pannolino è una vera comodità…per noi mamme!
Ma è una comodità “nostra”, una scelta che imponiamo alla nostra creatura quasi come se fosse un obbligo e questo porta al seguito una distanza fra il bambino e le percezioni di quelle che sono alcune delle sue principali attività: la pipì e la cacca.
Trascorsi alcuni mesi/anni, non paghe di tale imposizione, decidiamo per loro, quando è arrivato il momento di salutare il caro amico pannolino e cominciamo il rito della svestizione…
Aspettandoci da loro:
1 .Massima collaborazione e disponibilità a dimostrarci quanto siano cresciuti;
2. Comprensione per la scelta di quel momento estivo piuttosto del febbraio appena trascorso quando lui/lei voleva tanto imitare X a fare la pipì nel water e invece… NO!
3. Assoluta fiducia nel rilasciare nel vasino… che non si può toccare, riempire d’acqua, sperimentare e mettere in testa per cappello perché indicato come “oggetto sporco” (mai oggetto casalingo fu così sterilizzato ripetutamente nell’arco della giornata!) e dove, in realtà, nessuno dei grandi fa realmente qualcosa di “produttivo”.
Devo dire che ho trovato illuminante la lettura di:
Senza Pannolino – Come educare i neonati al vasino, sin dai primi mesi di vita di Laurie Boucke edito da
Terra Nuova Edizioni.
Da quello che racconti posso percepire che il tuo atteggiamento è molto paziente e amorevole, ma privo del risultato che vuoi raggiungere prima dell’ingresso alla scuola dell’infanzia.
Probabilmente la cosa migliore da fare è di ricominciare a mettere il pannolino “sempre” per almeno due settimane, in modo tale da verificare se:
• per la tua creatura quel gioco era una cosa interessante e curiosa a sufficienza da indurlo a chiederti di poterlo togliere;
• svincolare te stessa per alcuni giorni da uno stress poco producente;
• osservare quali sono i tempi preferiti di tuo figlio per l’evacuazione;
• verificare se il papà potrebbe essere disponibile a farsi accompagnare alla toilette per dare le indicazioni migliori alla creatura attraverso l’esempio di un maschietto che si libera stando nella posizione verticale e non in quella accovacciata tipica delle femminucce.
Partendo dall’ultimo punto, è importante in questo periodo l’identificazione che un bimbo fa con la figura maschile a lui più vicino.
È consigliabile cominciare con l’approccio al water munito di riduttore e rialzino dove il bimbo possa appoggiare i piedi, quando la creatura manifesta la necessità di evacuare perché questo implica una necessità intrattenibile (anzi la libertà della posizione spesso aiuta…!) ed una durata di tempo tale da consentire una riflessione del bambino di quanto sta succedendo, sul luogo e sulla sua reale competenza di “produrre” qualcosa che rende felici tutta la famiglia oltre che se stesso.
Il tempo trascorso per fare la cacca è un tempo in cui si può stare loro vicini cantando canzoncine, raccontando storielle, dare loro un piccolo libricino, ma poiché viene da me considerato un vero momento di privacy, si può dare fiducia e lasciare che il bimbo impari ad ascoltare il proprio corpo in solitudine se non richiede la nostra presenza.
Potrai verificare che, dopo un certo periodo in cui vi sarete collaudati su questo, il bambino avrà fatto tesoro di un certo numero di esperienze e congratulazioni tali da renderlo sicuro anche sulla reale capacità di trattenere o liberare la pipì che, per sua natura, è più sottile e necessita pertanto di abilità superiori.
Allora, solo se non fosse ancora arrivata una sua esplicita richiesta di essere accompagnato al bagno anche per la pipì, potrai cominciare a guidarlo in questo scegliendo all’inizio un’ora in cui sei certa di poter essere disponibile e attenta alle sue espressioni (ex dalle 9 alle 10 del mattino) e dovrai accompagnarlo tre/quattro volte: una volta appena tolto il pannolino, una seconda volta dopo circa 20/30 minuti e poi subito prima di rimettere il panno.
Dopo qualche giorno farai diventare quell’oretta di due ore avvicinandoti preferibilmente all’ora del risveglio: generalmente al mattino sentiamo la vescica piena e per prima cosa dobbiamo liberarci!
E così via, un oretta di libertà aggiunta un poco alla volta, fino al momento del pranzo: si fa la pipì e ci si lava le mani prima di andare a tavola, e la stessa routine si ripete dopo pranzo.
Credimi Sara, ti sembrerà molto più facile a viverlo che non a raccontarlo!
Dai semplici accordi nascono splendide sinfonie!
Ariana
