Cara mamma,
mi sembra di sentirlo quel pianto “logorante” e ripetitivo che mette KO tutte le migliori intenzioni di condividere serenità e gioia dopo una giornata passati lontani l’uno dall’altro.
Sono convinta, però che ci sia sempre una ragione dietro a queste manifestazioni.
È solo che non sempre pensiamo di avere le risorse fisiche ed emotive per “indagare”…
Il mio suggerimento è quello di cambiare approccio: prova a fare spazio all’accoglienza del suo sentire attraverso il silenzio dentro di te.
Placare i nostri pensieri, accantonare le nostre emozioni, pacificare i nostri bisogni ci consente di ascoltare i loro e di immedesimarci prendendoli seriamente come momento di liberazione della tensione.
Non è stato con noi quando lo desiderava, ci rimprovera la lontananza, manifesta il dispiacere della separazione e dell’attesa.
Un abbraccio prolungato e un semplice “lo so quello che provi” spesso abbrevia il logorio di quel pianto; sedersi alla sua altezza rivolgendogli uno sguardo pieno di comprensione consente il contatto visivo ed empatico; il silenzio delle carezze è un linguaggio guaritore.
Al tuo arrivo ti accoglie con un sorriso perché è felice come te di ritrovarti, ma poi “deve” raccontare quanto voi siate importanti e quanto gli sono mancate le vostre attenzioni e soprattutto, è alla ricerca della conferma che per voi è stato lo stesso.
“La vita
non è una questione di come
sopravvivere alla tempesta
ma di come danzare nella pioggia.”
Anonimo
