Cara mamma,
i motivi per cui i nostri pargoli piangono possono essere tanti. Sappiamo che il pianto è il loro modo di comunicare qualche disagio e spesso il loro desiderio insoddisfatto.
Tutte le mamme sono portate a pensare che un neonato stia piangendo per fame. Solitamente questo accade con un pianto molto prolungato e inconsolabile dopo la poppata… e per determinare se la creatura assume abbastanza latte abbiamo degli indicatori che, necessariamente, vanno valutati in modo complementare l’uno all’altro.
http://www.lllitalia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=86&Itemid=26
http://www.allattiamo.it/jnabbastanza.htm
È necessario ricordare che vi sono dei periodi, all’incirca fra le quattro e le sei settimane di vita, fra i due e i tre mesi, dopo i quattro mesi, definiti come scatti di crescita, in cui i nostri bimbi sembrano più irrequieti, mai soddisfatti della poppata nonostante passino molto tempo al seno. Se riteniamo che non ci siano stati cambiamenti sostanziali nel ritmo abituale, allora possiamo spiegare questo pianto durante l’attacco al seno come la fisiologica stimolazione che la creatura opera al fine di alzare la quantità di produzione di latte materno a lui necessaria per crescere.
In questo caso è sufficiente essere consapevoli che nel giro di pochi giorni tutta la situazione rientrerà nella norma assecondando la sua richiesta di poppare molto più frequentemente e cercando di riposare in tutte le pause. L’impegno della mamma in questi giorni di transizione è davvero notevole!
“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” Saint Excupery
