19 Aprile 2012 L'ESPERTO RISPONDE

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Piange disperata ogni volta che andiamo in auto

Buongiorno, ho una bimba di quasi otto mesi che da sempre piange disperata ogni volta che andiamo in auto.

Ho da poco installato il seggiolino anziché l’ovetto sperando che vedendo meglio il problema si risolvesse ma niente da fare!
Ogni tanto riesce ad addormentarsi ma non sempre. È capace di piangere ininterrottamente anche x un’ora, di più non so perché per ora non abbiamo mai fatto viaggi più lunghi. E’ possibile che pianga x il mal d’auto o solo perché non le piace? Esiste una soluzione??
Grazie mille per la risposta!
Nadia

Cara Nadia,

sappiamo che i nove mesi gestazione intrauterina non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari del bambino. Michel Odent ci spiega molto bene che nei primi nove mesi dopo il parto la nostra creatura necessita essenzialmente delle stesse cose: comunicazione, contatto e alimentazione permanente.

I bambini che piangono in auto, anche per un breve tragitto, mi hanno sempre fatto pensare ad una percezione di se stessi ancora molto ancorata a quella della madre…o comunque molto in risonanza con il “sentire” della mamma.

Forse bisognerebbe chiedersi il proprio stato d’animo in quelle situazioni: voglio recarmi davvero lì? Devo fare quel tragitto ma mi costa molta fatica? Sinceramente preferisco uscire e recarmi a quell’incontro? Ho bisogno di “distrarmi” da questa situazione simbiotica solo un pochino?

I malesseri fisici possiamo imparare a riconoscerli: se la schiena si incurva troppo  provocando una scomodità prolungata nel tempo potremmo pensare di aggiungere un cuscino piatto; se è il troppo calore che si genera allora metteremo un lenzuolino di cotone; se è il ruttino che provoca tanta disperazione potremo provare a fermarci dopo una decina di minuti e verificare.

Ci sono situazioni che passano e si risolvono semplicemente con la loro crescita… e noi intanto facciamo osservazioni e piccoli interventi “mirati” per loro e su noi stesse!

Michel Odent ci offre una visione di ecologia perinatale tale da non sottovalutare il periodo dell’esogestazione, vale a dire i nove mesi di vita extrauterina, dove i bisogni primari del neonato sono essenzialmente simili a quelli che venivano soddisfatti nel ventre materno: comunicazione, contatto e alimentazione permanente.

La salute del “periodo primale”, può essere definita come la salute del periodo perinatale; questo periodo, secondo l’autore, va dal concepimento fino alla fine del primo anno di vita, dalla cosiddetta endogestazione alla cosiddetta esogestazione

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