Cara mamma,
può succedere che i nostri pargoli rifiutino il latte o ne assumano una minore quantità quando vengono introdotti nella loro alimentazione altri cibi.
Apprendere come alimentarsi fa parte del processo di crescita fisica, psicologica e sociale di ogni bambino e bambina, esattamente come parlare e camminare. Nessun bambino desidera rimanere piccolo e dipendente… chiaramente lo è al principio e solo per un certo tempo…
Possiamo formulare delle ipotesi:
– non si sveglia più affamata al mattino e quindi non ha più fame in quel preciso orario;
– non è di suo gradimento il latte adattato che abbiamo scelto;
– preferisce cibi “solidi ”perché le gengive si preparano ai denti;
– non ama la posizione semi-coricata che assume mentre beve il biberon;
– vuole stare in braccio ma avvolta nel calduccio della copertina;
– rifiuta il latte perché ha collegato che dopo quel biberon papà, mamma o entrambi vanno al lavoro;
e via così per ogni singolo dettaglio…
Questi sono i mesi dei cambiamenti… settimana dopo settimana le loro abitudini necessità e richieste si modificano e noi proviamo a cambiare con loro senza eccedere di attenzione o preoccupazione nel singolo particolare.
Dobbiamo aver presente che piano piano emerge il loro carattere, le preferenze personali e precise competenze di autoregolazione (ad esempio sulle quantità).
Se la tua preoccupazione si riferisce all’introduzione delle giuste quantità di vit. D che il latte vaccino apporta posso ricordare che il lievito alimentare in scaglie e o il germe di grano sono alimenti indicati nello svezzamento e per l’alimentazione di tutta la famiglia.
Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passerà sotto il vostro tetto” J.A. Brillat-Savarin. Fisiologia del gusto- 1825
