5 Aprile 2016 L'ESPERTO RISPONDE

Flavia Cavalero

La dottoressa Flavia Cavalero è psicologa e psicoterapeuta. Cura la parte “psi” del sito www.psicomamme.it, svolge l’attività nel suo studio in via Bruino, 3 a Torino e si occupa di psicoterapia individuale e di gruppo nell'ottica del raggiungimento e del mantenimento del benessere psicologico. Riceve su appuntamento, tel. 333/3628327

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Bambino con crisi di violenza incontrollata

Gentile Dott.ssa, sono la mamma di un bambino di 8 anni che da circa un anno ha un comportamento difficile da gestire e preoccupante.
Mio figlio è generalmente un bambino tranquillo ed educato, piuttosto timido, molto affettuoso in famiglia (abbiamo anche una bambina di 13 anni), rispettoso delle regole nel gioco con i compagni.  Da quasi un anno, saltuariamente, ha delle reazioni violente e incontrollate nei nostri confronti: talvolta i motivi scatenanti possono essere dei divieti di fare qualcosa o dei rimproveri,  altre volte le sue reazioni sembrano improvvise ed ingiustificate. Il bambino ci picchia, anche con molta violenza, e ci insulta volgarmente.  Preciso che in casa, siamo sempre molto tranquilli, non alziamo la voce, né usiamo rimproverare i bambini con sculaccioni o simili.  Queste “crisi” possono durare anche molto tempo (tipo mezz’ora, un’ora), il bambino da calci, pugni, morde tira i capelli, rompe oggetti, ci insulta, grida e riesce a farci veramente male.  In questi momenti sembra non rendersi conto delle conseguenze dei suoi atti, sembra che il suo intento sia solo quello di ferirci e distruggere.  Noi, quasi sempre io, in quanto mio marito è via per lavoro durante la settimana, non riusciamo ad arginare la sua rabbia e a fermarlo: durante le crisi cerchiamo di essere autoritari e minacciamo di privarlo di qualcosa che gli piace per un po’, oppure cerchiamo di mantenere la calma e in qualche modo rassicurarlo e parlargli  ma è sempre più difficile perché il bambino ci picchia con forza sino a farci male e non c’è modo di fermarlo.
Le crisi si sono presentate per la prima volta durante la primavera scorsa per poi arrestarsi durante il periodo estivo (passiamo tutti i giorni al mare e il bambino è molto libero e distratto) e in autunno ma per riprendere nel mese di gennaio.
A scuola è molto ubbidiente e rispettoso, interagisce positivamente con i compagni, ma è piuttosto chiuso nei confronti della maestra, la quale, tuttavia, non prova minimamente a coinvolgerlo e stimolarlo. Mio figlio, non è contento di andare a scuola, vorrebbe rimanere a casa e non ama svolgere il lavoro domestico (dobbiamo sempre “convincerlo” a fare  i compiti che sembra svolgere solo per  un obbligo scolastico).
A casa ama molto giocare con le costruzioni ma è anche particolarmente attratto dai video giochi,  dai quali difficilmente riusciamo a staccarlo (questo per la presenza di cellulari, Ipad e wii in casa).
Abbiamo provato a parlargli di questo suo comportamento e lui a volte sembra pentito e piange per averci picchiato e fatto male, altre volte, invece, rifiuta  categoricamente di ascoltare.  Cerchiamo anche di farlo sentire “compreso” (per esempio nel non avere voglia di andare a scuola) e di aiutarlo ad esprimere i suoi sentimenti di rabbia o frustrazione. Ma  non sembrano esserci progressi.
Nelle sue crisi non risparmia nessuno, mamma, papà e anche la sorella.
Potrebbe darci qualche indicazione su come comportarci con lui. Siamo molto preoccupati e temiamo di non essere in grado di gestire questa situazione nel migliore dei modi.
La ringraziamo per il suo prezioso aiuto.

Buongiorno Azzurra, come ho letto la sua lettera mi sono venute in mente alcune domande che le propongo come riflessioni:

–      Lei dice che le crisi si sono presentate per la prima volta durante la primavera scorsa: Cosa le ha provocate? Verso chi erano rivolte? Come avete reagito?

–      Uso ancora le sue parole, durante il periodo estivo (passiamo tutti i giorni al mare e il bambino è molto libero e distratto): Come trascorrete le vacanze? In vacanza cosa cambia nell’assetto della vostra famiglia? Come cambiano le vostre abitudini e i vostri comportamenti?

–      Mio figlio, non è contento di andare a scuola, vorrebbe rimanere a casa e non ama svolgere il lavoro domestico (dobbiamo sempre “convincerlo” a fare i compiti che sembra svolgere solo per un obbligo scolastico). Questo è un atteggiamento comune a moltissimi bambini di otto anni, spesso è necessario giungere ad un compromesso con i bambini e stabilire regole chiare, ad esempio: si gioca dopo aver finito i compiti.

–      Il bambino pratica uno sport?

–      Va d’accordo con i compagni di classe?

–      Frequenta altri bambini dopo la scuola?

Come vede, cara Azzurra, le domande che vorrei farle sono davvero molte per chiarire meglio la situazione che si è venuta a creare.

E’ probabile che suo figlio abbia difficoltà a gestire aggressività e rabbia, che sono sensazioni molto forti e disturbanti e che, in qualche modo, fanno provare il bisogno di essere “buttate fuori” al fine di sentirsi meglio. E’ quindi necessario insegnare al piccolo a gestire queste sensazioni e a trovare un altro modo per esprimerle, perché fanno parte della natura umana e vanno tollerate e governate. Posso indicarle alcuni comportamenti e qualche strategia da mettere in atto, ma innanzi tutto il mio consiglio è quello di rivolgersi ad un collega che possa seguire la situazione da vicino, sia per lavorare direttamente con il bambino, sia per sostenere e dare indicazioni a voi genitori anche rispetto alla sorella che, di riflesso, è coinvolta. E’ importante non sottovalutare la difficoltà nella gestione della rabbia in quanto potrebbe favorire comportamenti più difficili da gestire in futuro.

Nella sua lettera c’è un passaggio che riguarda la maestra, in questo passaggio leggo fra le righe che non c’è molta collaborazione tra di voi. Se così fosse, le consiglio di cercare questa collaborazione. Gli insegnanti passano molte ore con i bambini e, spesso, conoscono aspetti che i genitori non conoscono.

Qualche aiuto pratico:

–      Stabilire regole fisse rispetto ai doveri del bambino: orari, compiti, uso delle tecnologie.

–      Parlare molto con lui, aiutandolo ad esprimere le sue emozioni. Quando nota che sta per arrabbiarsi, se lui non lo dice, lo faccia lei. Esprima lei la rabbia al posto suo per insegnargli che le cose si possono dire e le emozioni, anche quelle negative, si possono esprimere. “Vedo che ti stai arrabbiando. Cosa possiamo fare?”

–      Fargli praticare uno sport che gli permetta di scaricare un po’ di energia.

–      Usare il disegno libero come mezzo di espressione. Farsi raccontare la storia di quello che ha disegnato.

–      Dimostrare al bambino che si comprende bene il suo stato d’animo, ma che non è accettabile, cercando di trovare con lui un’espressione alternativa al suo malessere.

Spero di esserle stata utile e ribadisco il consiglio di rivolgersi ad uno psicologo che potrà aiutarvi a superare questa difficoltà. Un caro saluto.

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