Buongiorno Azzurra, come ho letto la sua lettera mi sono venute in mente alcune domande che le propongo come riflessioni:
– Lei dice che le crisi si sono presentate per la prima volta durante la primavera scorsa: Cosa le ha provocate? Verso chi erano rivolte? Come avete reagito?
– Uso ancora le sue parole, durante il periodo estivo (passiamo tutti i giorni al mare e il bambino è molto libero e distratto): Come trascorrete le vacanze? In vacanza cosa cambia nell’assetto della vostra famiglia? Come cambiano le vostre abitudini e i vostri comportamenti?
– Mio figlio, non è contento di andare a scuola, vorrebbe rimanere a casa e non ama svolgere il lavoro domestico (dobbiamo sempre “convincerlo” a fare i compiti che sembra svolgere solo per un obbligo scolastico). Questo è un atteggiamento comune a moltissimi bambini di otto anni, spesso è necessario giungere ad un compromesso con i bambini e stabilire regole chiare, ad esempio: si gioca dopo aver finito i compiti.
– Il bambino pratica uno sport?
– Va d’accordo con i compagni di classe?
– Frequenta altri bambini dopo la scuola?
Come vede, cara Azzurra, le domande che vorrei farle sono davvero molte per chiarire meglio la situazione che si è venuta a creare.
E’ probabile che suo figlio abbia difficoltà a gestire aggressività e rabbia, che sono sensazioni molto forti e disturbanti e che, in qualche modo, fanno provare il bisogno di essere “buttate fuori” al fine di sentirsi meglio. E’ quindi necessario insegnare al piccolo a gestire queste sensazioni e a trovare un altro modo per esprimerle, perché fanno parte della natura umana e vanno tollerate e governate. Posso indicarle alcuni comportamenti e qualche strategia da mettere in atto, ma innanzi tutto il mio consiglio è quello di rivolgersi ad un collega che possa seguire la situazione da vicino, sia per lavorare direttamente con il bambino, sia per sostenere e dare indicazioni a voi genitori anche rispetto alla sorella che, di riflesso, è coinvolta. E’ importante non sottovalutare la difficoltà nella gestione della rabbia in quanto potrebbe favorire comportamenti più difficili da gestire in futuro.
Nella sua lettera c’è un passaggio che riguarda la maestra, in questo passaggio leggo fra le righe che non c’è molta collaborazione tra di voi. Se così fosse, le consiglio di cercare questa collaborazione. Gli insegnanti passano molte ore con i bambini e, spesso, conoscono aspetti che i genitori non conoscono.
Qualche aiuto pratico:
– Stabilire regole fisse rispetto ai doveri del bambino: orari, compiti, uso delle tecnologie.
– Parlare molto con lui, aiutandolo ad esprimere le sue emozioni. Quando nota che sta per arrabbiarsi, se lui non lo dice, lo faccia lei. Esprima lei la rabbia al posto suo per insegnargli che le cose si possono dire e le emozioni, anche quelle negative, si possono esprimere. “Vedo che ti stai arrabbiando. Cosa possiamo fare?”
– Fargli praticare uno sport che gli permetta di scaricare un po’ di energia.
– Usare il disegno libero come mezzo di espressione. Farsi raccontare la storia di quello che ha disegnato.
– Dimostrare al bambino che si comprende bene il suo stato d’animo, ma che non è accettabile, cercando di trovare con lui un’espressione alternativa al suo malessere.
Spero di esserle stata utile e ribadisco il consiglio di rivolgersi ad uno psicologo che potrà aiutarvi a superare questa difficoltà. Un caro saluto.
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